Gioco d'azzardo, così cadiamo nella 'trappola' dello scommettitore

Perché facciamo così fatica a vivere nell’incertezza? I giocatori d’azzardo pensamo di governarla, ma sarà vero? Cosa dicono le neuroscienze
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LANCIATE per aria una moneta. Viene fuori testa. La rilanciate: testa. Ancora, e ancora, e ancora. Cosa vi aspettate succeda al sesto lancio? Se istintivamente avete pensato che sarebbe "naturale" attendersi una croce, avete torto. Ma non preoccupatevi. È in qualche modo naturale il fatto che lo abbiate pensato: il genere umano, come ci hanno anche insegnato questi ultimi difficili mesi, mal volentieri riconosce i concetti di incertezza, rischio e dubbio. Non solo attinenti alla scienza del lancio delle monetine e della propagazione delle epidemie, che in gergo si chiama “probabilità e statistica”, ma anche, in senso più lato, ricorrenti nella vita di tutti i giorni.

Riguarda il modo in cui il nostro cervello prende decisioni e che si basa, fondamentalmente, su continui calcoli e ricalcoli statistici e probabilistici. Il problema è che spesso si rivelano sbagliati, perché affetti dalla difficoltà di "leggere" correttamente l’incertezza o dall’interpretazione deviata dei dati a nostra disposizione: ogni lancio di monetina è indipendente dal precedente, e non c’è motivo per cui dopo cinque “teste” di seguito debba uscire una "croce".

L’errore in cui cadiamo (pure nel gioco del lotto non ha senso puntare sui "numeri ritardatari", visto che ogni estrazione è indipendente dalle precedenti) si chiama "fallacia dello scommettitore" e, spiega Matteo Motterlini, neuroeconomista e docente di Filosofia della scienza all’università della Vita-Salute San Raffaele di Milano, "scaturisce dall’errata rappresentazione mentale che ci facciamo di un meccanismo interamente governato dal caso: a ogni giro di roulette la probabilità di un particolare esito è sempre la stessa, eppure siamo irresistibilmente attratti da quei numeri che si fanno desiderare. Ma anche senza essere giocatori d’azzardo è interessante sapere che un simile problema affligge i medici quando si tratta di fare una diagnosi: l’ordine in cui certi sintomi compaiono in una lista, ad esempio, influenza le probabilità associate a una certa malattia".
Della questione si è occupata anche la scienza, che ne ha scandagliato i meccanismi neurali. Un gruppo di ricercatori cinesi ha chiesto a un gruppo di volontari distesi dentro uno scanner per la risonanza magnetica, di immaginarsi giocatori pronti a scegliere dove puntare in un gioco simile alla roulette. E ha osservato che un’intensa attivazione della corteccia prefrontale sinistra “confessa” che si è caduti nella trappola dello scommettitore, ossia che si è più propensi a puntare sul nero dopo una sfilza di cinque rossi di seguito.

"È un colpo basso per una delle aree regine delle nostre facoltà cognitive", dice ancora Motterlini. "La lezione che ci viene dalle pionieristiche neuroscienze dell’irrazionalità non è scontata: che la nostra mente non traffichi efficientemente con l’incertezza e la teoria della probabilità è ben noto, ma che ciò avvenga a causa delle stesse aree cerebrali che più ci distinguono dagli altri mammiferi è sorprendente. La corteccia prefrontale sinistra è cruciale per permetterci di creare ipotesi e modelli predittivi di come funziona il mondo, una qualità evolutivamente utile per rispondere flessibilmente e dinamicamente a un ambiente complesso e in costante cambiamento".
È una lezione che dovremmo imparare, specialmente in questi tempi dominati dal rischio e dall’incertezza, per non lasciarci fuorviare o paralizzare nelle scelte. Accettando che il rischio zero non esiste, come non esistono previsioni infallibili: abbiamo modelli, stime, probabilità, e di questi dobbiamo fidarci nella misura della loro accuratezza, con intelligenza e buonsenso.


E, proprio perché il rischio zero non esiste, bisogna tenere alta la guardia. Ricordando che dopo una sfilza di cinque rossi potrà sempre uscire...un altro rosso.