Coronavirus, Pfizer: "Vaccino efficace contro 15 mutazioni. Anche una comune a varianti inglese e sudafricana"

(agf)
A sostenerlo una ricerca della University of Texas Medical Branch 
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NESSUNA perdita di efficacia dovuta alle varianti emergenti per i vaccini oggi in commercio contro Covid-19. Seppur preliminari i primi risultati sembrerebbero confermare quanto già si ipotizzava. Una ricerca di Pfizer-BioNTech e della University of Texas Medical Branch afferma infatti che il vaccino sviluppato dall'azienda sarebbe comunque efficace su 15 diverse mutazioni del virus, compresa N501Y presente nella "variante inglese" e "Sudafricana". Un risultato analogo, che conferma la capacità degli anticorpi generati dall'infezione naturale di riconoscere le varianti, a quello ottenuto da un gruppo di ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center e della University of Seattle in uno studio in via di pubblicazione. 

Che cos'è una variante virale?

Paese che vai, variante che trovi. Come per molti altri virus, Sars-Cov-2 non fa eccezione. Da gennaio 2020, periodo in cui è stato identificato e sequenziato il coronavirus che ha dato il via alla pandemia Covid-19, sono a migliaia le mutazioni che ne hanno cambiato la sequenza. A spaventare nell'ultimo periodo ci ha pensato B.1.1.7 -la cosiddetta variante inglese-, capace secondo quanto affermano gli studi preliminari di essere più contagiosa fino al 70% rispetto alla forma originaria del virus. Una variante caratterizzata da mutazioni nella proteina spike che ha indotto gli scienziati ad approfondire l'eventuale perdita di efficacia dei vaccini oggi in commercio.  Dalla prima sequenza conosciuta e depositata ad inizio gennaio ad oggi sono moltissime le mutazioni che si sono andate a creare in Sars-Cov-2. Quando queste si accumulano nel tempo il virus può cambiare le proprie caratteristiche al punto tale da dare origine ad una variante virale rispetto al virus originale. E' questo il caso delle varianti di cui molto si sta discutendo nelle ultime settimane.

 

Perché i timori sull'efficacia del vaccino?

Dal momento che le principali mutazioni delle nuove varianti si localizzano nella spike, la proteina che il virus usa per ancorarsi e penetrare all'interno delle cellule, il timore degli scienziati è quello che il vaccino, proprio perché progettato per indurre una risposta contro questa proteina, possa perdere di efficacia. In assenza di studi volti a verificare questa ipotesi, la possibilità che i vaccini oggi disponibili non fossero più efficaci parrebbe comunque remota. Secondo gli esperti infatti il sistema immunitario, grazie al vaccino, è capace di produrre moltissimi anticorpi di tipo differente in grado di riconoscere diverse porzioni della proteina spike. Ecco perché un lieve cambiamento non dovrebbe impattare sull'efficacia del vaccino.

 

Mancata perdita di efficacia

Ora però dalla teoria si sta passando alla pratica e i primi dati cominciano ad arrivare. Nello studio realizzato dai ricercatori di Seattle gli scienziati hanno valutato l'eventuale capacità di una serie di mutazioni conosciute di conferire al virus la capacità di non essere riconosciuto dal sistema immunitario. Per farlo gli autori hanno studiato la capacità degli anticorpi presenti nel siero dei pazienti di neutralizzare i diversi virus mutati. Dalle analisi è emerso che solo pochissime mutazioni -presenti al momento nello 0,1% dei virus che conosciamo, sono in grado di "evadere" parzialmente la risposta immunitaria. Ma la vera buona notizia è che nel caso della mutazione N501Y della "variante inglese" gli anticorpi generati riconoscevano e neutralizzavano il virus regolarmente. Nel secondo studio, sempre ancora in attesa di pubblicazione, gli anticorpi generati in maniera specifica dalla vaccinazione con il prodotto di Pfizer-BioNTech sarebbero in grado di neutralizzare il virus contenente 16 differenti mutazioni, N501Y. Un risultato, seppur da confermare, in linea con quanto ottenuto precedentemente.

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Prevedere le mutazioni

Nell'eventualità si verificassero comunque mutazioni in grado di ridurre l'efficacia dei vaccini, la tecnologia ad mRNA con i quali sono stati prodotti consentirà di rimodulare il vaccino sulle caratteristiche delle varianti emergenti. Un processo relativamente semplice e immediato. Ma stare al passo e possibilmente anticipare nuove mutazioni sarà ancora più importante. A tal proposito, uno studio da poco realizzato dal gruppo di ricerca di Rino Rappuoli della Fondazione Toscana Life Science, ha mostrato come sia possibile prevedere nuove mutazioni del virus capaci di evadere la risposta immunitaria. Un'informazione essenziale per anticipare il virus è creare vaccini adatti alle nuove caratteristiche virali.

Ridurre la circolazione del virus

Detto ciò, anche se la ricerca ci verrà in aiuto, è vietato abbassare la guardia. Più il virus circola e si moltiplica e maggiori saranno le probabilità di nuove mutazioni. Ecco perché distanziamento, mascherine e igiene sono oggi più che mai fondamentali anche in ottica di mutazioni virali. Nel frattempo, per ridurre l'impatto presente e futuro di Covid-19, rimane un imperativo: vaccinare il prima possibile il più ampio numero di persone.