Covid: i rischi della variante sudafricana

Boniface Hlabano, responsabile dei Programmi della Ong Amref Health Africa in Sudafrica 
Il virus in rapida diffusione in alcune regioni del Sudafrica nella sua versione mutata. Leggende e falsi miti impauriscono un popolo già piegato dal Covid19. "Alcuni vedono nei vaccini un'arma dei bianchi per sterilizzare i neri"
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Se credevamo di essere quelli più minacciati e terrorizzati dal coronavirus, ci sbagliavamo di grosso. Altri, in questo preciso momento, se la stanno vedendo con una sua variante piuttosto aggressiva e tutto fa pensare che abbiano meno risorse di noialtri per affrontare la paura e l’oggettiva emergenza. 

 

Variante 501.V2

In Sudafrica circola il 501.V2. Sarebbe una mutazione del virus che ben conosciamo e che, a quelle latitudini, è stata identificata per la prima volta a metà novembre 2020. Gli abitanti delle regioni intorno a Pretoria, hanno iniziato a percepire il rischio vero e proprio di un nuovo virus in via di diffusione e forse più contagioso del suo “predecessore”, intorno alla fine di dicembre. Ma l’emergenza è diventata ufficiale in questo gennaio 2021, dopo gli annunci degli scienziati e del ministro della Salute.


La sfida che quella parte di continente ha cominciato a fronteggiare, si è aperta in un quadro sanitario già disastroso. Il COVID-19 in Sudafrica si diffonde ad un ritmo spaventoso, con una media di 13mila nuovi casi al giorno. I suoi 15.046 contagiati tra il 12 ed il 13 gennaio 2021, ne fanno il Paese al sesto posto fra i luoghi del mondo con più positivi registrati in un solo giorno. 


Il 28 dicembre scorso, il Sudafrica ha superato il milione di contagi, un numero che rappresenta più di un terzo dei casi dell’intero continente. Ad oggi, sono stati eseguiti circa 7.287.100 tamponi in tutto il Paese, e la percentuale quotidiana dei nuovi positivi rispetto al numero di test, è di circa 14%. Solo nelle prime 2 settimane del 2021, ci sono stati più di 4.600 morti per COVID-19.
In questo sconcertante scenario, ecco che fa capolino una nuova minaccia: la variante 501.V2. La popolazione ha alle spalle mesi di battaglia contro il coronavirus e adesso rischia di essere irrimediabilmente piegata dalla nuova epidemia. 


Il dottor Boniface Hlabano, responsabile dei Programmi della Ong Amref Health Africa in Sudafrica, descrive la situazione del Paese evidenziandone i punti più critici. A partire dall’ignoranza che rischia di amplificare e spesso deformare, quella che è già di per sé una condizione di allarme concreto. Perfino il vaccino in arrivo non sembra rappresentare un significativo spiraglio di luce o di speranza. Le false leggende che lo accompagnano rischiano di aggiungere problemi ai problemi.

La credenza che i bianchi vogliano sterilizzare i neri con il vaccino

“Ci sono opinioni contrastanti riguardanti il vaccino per COVID-19, che vanno dall’entusiasmo alla paura causata da miti dilaganti e da idee sbagliate che alcuni propagano – racconta il responsabile Amref . - Due delle teorie più oltraggiose che hanno influenzato molti a temere il virus sono la tesi che vede la rete 5G collegata all’epidemia di COVID-19, e l’altra che sostiene che i bianchi siano già stati vaccinati, e che gli antidoti in arrivo in Africa abbiano lo scopo di sterilizzare o addirittura uccidere i neri per ridurre la loro popolazione e consentire così la ricolonizzazione dell’Africa. Purtroppo, l’ignoranza è ciò che di più pericoloso possa esserci, durante una crisi. Si stanno ora considerando diversi metodi per far capire a coloro che rifiutano il vaccino che la vaccinazione è un metodo semplice, sicuro ed efficace per proteggere le persone dalle malattie, prima che entrino in contatto con loro. I capi di Stato, gli opinion leader e altri personaggi di spessore, stanno per esempio considerando di vaccinarsi in pubblico, per dimostrare la propria fiducia nel vaccino”.


E, mentre si approntano strategie per convincere la popolazione ad avere fiducia nei nuovi sistemi di contrasto ai virus, i contagi corrono. Ci sono zone letteralmente martoriate. “Il Gauteng è la provincia del Sudafrica più colpita del Paese, e conta un totale di 341.460 casi - spiega Boniface Hlabano.- È la provincia più piccola, più industrializzata e più ricca del Paese e per questo motivo gli spostamenti e la potenziale diffusione del virus, sono più semplici, soprattutto nel periodo delle festività. KwaZulu-Natal è la seconda provincia del Paese per numeri di contagi, una tendenza forse attribuibile al fatto che si tratta della zona più popolosa del Sudafrica. Considerando inoltre le condizioni di vita e la fragilità dei sistemi sanitari presenti nelle aree rurali, è possibile anche che il COVID-19 si sia rapidamente diffuso laddove l’obbligo di restare a casa, il distanziamento sociale e le pratiche igieniche necessarie, sono abitudini che difficilmente possono essere rispettate a pieno”.

L'ostacolo all'applicazione delle regole rappresentato dalla cultura e dalle tradizioni. E poi i miti, le leggende e le superstizioni che trovano terreno ancora più fertile quando di mezzo c’è il passaggio dalla vita alla morte. E qui, di malattia e di morte si parla ogni giorno e con particolari angoscianti. 

Mancano bare e tombe

“I ricoveri ospedalieri stanno aumentando rispetto alla prima ondata – dice il dottore di Amref -, con oltre 15.000 persone attualmente ricoverate con COVID-19 negli ospedali nazionali, di cui un terzo in terapia intensive. Tutto ciò sta mettendo a dura prova le strutture sanitarie e il personale. I letti in terapia intensiva sono affollati e la richiesta elevata. Un’ulteriore conseguenza che sta influenzando profondamente la popolazione è che i luoghi di tumulazione si stanno esaurendo in tutto il Sudafrica. La carenza di bare, i ritardi nelle sepolture e la carenza di spazi mortuari sono realtà difficili da accettare, per coloro che perdono un proprio caro”. Ci siamo passati e ne sappiamo qualcosa.


In Sudafrica rispetto alla minaccia della nuova variante del virus 501.V2, il sentimento più diffuso è sicuramente la paura, accompagnata dalla confusione e dallo sfinimento. “Gli alti tassi di mortalità e di contagiosità della variante 501.V2, mi spaventano enormemente – racconta Boniface Hlabano. - I ricercatori sanitari e gli scienziati locali che guidano la strategia contro il virus stanno attualmente valutando se i vaccini contro COVID-19 daranno protezione anche contro il nuovo ceppo. Quest’ulteriore incognita spaventa tutti”.

L'aiuto di Amref

Il supporto di Amref in Sudafrica è fondamentale ma inevitabilmente non risolutivo per questa nuova emergenza. “Grazie ai finanziamenti dell’Africa CDC (Africa Centres for Disease Control and Prevention), stiamo lavorando con il Ministero della Salute per aumentare la ricerca ed il monitoraggio dei contatti in cinque diverse province – chiarisce il responsabile. - Con lo stesso scopo, abbiamo formato 906 operatori sanitari della comunità per mobilitare ed educare sulla necessità di cooperare con le autorità sanitarie nella ricerca e nel monitoraggio dei contatti, nonché sull’importanza della quarantena e dell’isolamento per aiutare a spezzare la catena dell’infezione. Abbiamo inoltre implementato 60 tracciatori di contatti e investigatori di casi, e fornito loro telefoni cellulari per condurre il tracciamento. Infine, abbiamo attrezzato 36 addetti ai dati per aiutare a raccogliere, analizzare e segnalare i dati sulla tracciabilità dei contatti”.


Un progetto che ad oggi ha raggiunto 13.239 persone che erano state identificate come contatti diretti con casi confermati. L’82% di loro è stato sottoposto a screening e il 69% è risultato positivo al COVID-19 ed è stato quindi messo in isolamento e in collegamento con una struttura sanitaria dedicata.