Covid, niente sesso siamo medici

Secondo uno studio italiano sulla vita intima degli operatori sanitari nel primo lockdown desiderio diminuito dell'80% per gli uomini e del 40 per le donne
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In prima linea per curare gli ammalati di Covid con un aumento del carico di lavoro, e del rischio di contagio. E - tra gli altri - un prezzo gli operatori sanitari l'hanno pagato, a scapito della loro vita vita emotiva e sessuale Depressa e con pochi stimoli. Lo sostiene uno studio dei ricercatori della Clinica urologica del Policlinico San Martino di Genova pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Impotence Research.

Per cercare di  comprendere l’effetto del lockdown sulla salute psicologica e sessuale degli operatori sanitari e dei loro familiari, i ricercatori hanno inviato via mail, ma anche utilizzando i social e i sistemi di comunicazione veloce, alcuni questionari (IIEF: International Index of Erectile Function - FSFI: Female Sexual Function Index  e BDI: Beck Depression Inventory) attraverso i quali è stata investigata appunto la sessualità e l'eventuale presenza di sintomi depressivi. Alla ricerca - effettuata tra l'8 aprile e il 2 maggio scorso - hanno partecipato circa 500 persone, tra operatori sanitari e loro familiari ed è relativa al primo lockdown.

 

“I risultati - spiega Aldo Franco De Rose, autore dello studio, medico della Clinica Urologica e presidente dell’Associazione andrologi italiani - hanno evidenziato sintomi depressivi in quasi il 15% degli intervistati mentre  il desiderio sessuale era diminuito in più dell’80% degli uomini e del 40% delle donne intervistate. I più colpiti dal calo di desiderio sono risultate le donne, gli operatori sanitari ed i partecipanti con figli o partner in casa”.

E non soltanto per stress, stanchezza, amarezza. Niente affatto. "Tra i fattori favorenti la riduzione dell’attività sessuale al primo posto abbiamo osservato il timore di infettare il proprio partner nonostante tutti gli accorgimenti di prevenzione - continua De Rose - ma è possibile che a tutto questo abbia potuto contribuito anche  la mancanza di aiuti esterni (baby-sitters, domestiche, ecc), che ha costretto a carichi di lavoro maggiore e meno tempo per l'intimità e quindi soprattutto per la sessualità”. E un clima di generale incertezza.

"Inoltre - aggiunge Francesco Chierigo, co-autore  dello studio - la chiusura della scuola e la sospensione delle attività extra-curricolari possono aver ridotto per i genitori le possibilità di coltivare l’intimità; per quanto riguarda però gli operatori sanitari, anche l’impatto psicologico nel veder soffrire e morire così tante persone e la paura di contagiarsi, potrebbe aver avuto un’influenza negativa nella loro vita sessuale”.

“La fine delle restrizioni sociali ed il ritorno ad una vita pre-pandemia saranno fondamentali per ripristinare il nostro benessere sessuale e psicologico. Il counselling psicologico e sessuologico-andrologico sarà fondamentale per chi non riuscisse a ritrovare una normale vita sociale e sessuale” conclude De Rose.