Vaccini anti Covid-19, le proteste dei medici: "Molti di noi ancora esclusi"

Storie di operatori sanitari si intrecciano sui social: su Facebook il gruppo per scambiarsi informazioni e sostenersi a vicenda
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MENTRE viene pomposamente annunciato l’inizio - quello ufficiale - delle vaccinazioni agli over 80, un po' da tutta Italia si sentono le voci di protesta dei medici. Mauro pediatra romano, Carla ginecologa genovese, Roberto cardiologo pavese, Laura odontoiatra bolognese, Carlo neuropsichiatra milanese, Alessio odontoiatra napoletano, Maria Rosaria endocrinologa romana: sono solo alcuni nomi dei medici appartenenti al gruppo Facebook Coronavirus Sars-CoV-2 e COVID -19, creato per scambiarsi informazioni in epoca pandemica, per aiutarsi nelle diagnosi più complicate, ma anche per sostenersi nei momenti più difficili. O anche, come nel caso di Mauro, Carla, Roberto, Laura, Carlo, Alessio, Maria Rosaria e di tanti altri, per condividere il disappunto, l’amarezza, la delusione e la rabbia. Sono infatti medici libero-professionisti, che lavorano giorno dopo giorno per aiutare gli altri, per assistere i loro pazienti. Nonostante alcuni di loro, avendo superato i 70 anni, potrebbero tranquillamente godersi una meritata pensione. E invece no, anche in epoca di pandemia hanno indossato di nuovo maschera e visiera e hanno continuato a svolgere il loro lavoro.

Anche loro hanno diritto a ricevere il vaccino, almeno a leggere il Piano Strategico per la vaccinazione anti-Sars-CoV-2/Covid-19. “Identificazione delle categorie da vaccinare con priorità nella fase iniziale a limitata disponibilità dei vaccini: operatori sanitari e socio-sanitari, residenti e personale delle Rsa per anziani”: questo è quanto si legge sul sito del ministero della salute. Ma nella pratica non è sempre così, soprattutto per loro, i medici libero professionisti. Mauro, 74 anni, che lavora presso una struttura pediatrica accreditata a Roma ha fatto regolare richiesta a inizio gennaio, ha poi contattato telefonicamente l’ordine dei medici e l’Asl, ha inviato 13 pec - così ci racconta - ed ancora niente. Per lui la vaccinazione è ancora più importante perché soffre di bronchiectasie ed è appena guarito da un tumore. E lo dice chiaramente all’Asl, senza però ricevere neanche un cenno di risposta. Per cui la sua domanda rivolta a tutti: “Ma la pec non corrisponde a una raccomandata con ricevuta di ritorno?"

Non molto diverse le parole di Oreste, libero professionista presso una struttura accreditata in Lombardia, ancora in attesa di ricevere notizie. E non manca la testimonianza di Corina, ginecologa delusa e arrabbiata, come lei stesso si definisce, nell’apprendere di tanti medici che rifiutano il vaccino, quando molti liberi professionisti lo vorrebbero. Pietro, otorinolaringoiatra romano, si sente abbandonato dall’ordine dei medici. Mentre Carla, ginecologa, ricorda a tutti come non esistono sanitari di serie A e di serie B: anche i liberi professionisti devono essere vaccinati. E non manca nel gruppo chi propone un “bello sciopero di massa” ma “a emergenza finita”.