Vaccino, chi ha avuto il Covid può farlo senza problemi?

Giovanni Maga, virologo, direttore Cnr Pavia 
Casi di medici e infermieri guariti che hanno avuto reazioni avverse al vaccino. Maga: "Vaccinare tutti, ma prima utile un test per verificare la quantità di anticorpi rimasti dalla malattia. Se troppo alti, aspettare qualche mese".
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Chi è stato malato di Covid può vaccinarsi senza problemi o è meglio che aspetti? E come può una persona, che magari il virus l’ha preso ma non ha avuto sintomi, assumere il siero in tutta tranquillità? Queste domande rimbalzano sui social e nella testa di molti. Degli operatori sanitari che, colpiti dal Covid e poi guariti, hanno assunto il vaccino quando ancora il livello degli anticorpi era troppo alto.

 

Emergono con maggiore frequenza, in questi giorni, casi di medici e infermieri che accusano reazioni al vaccino. Anche importanti, come quel medico di Voghera che, pochi giorni fa, subito dopo l’iniezione del siero anti-Covid ha accusato dispnea (mancanza di respiro), tachicardia e febbre in rialzo. Tanto che si è reso necessario l’intervento di un rianimatore. Quindi, se il vaccino si deve fare, e va fatto, qual è la soluzione? A questa e ad altre domande risponde Giovanni Maga, virologo e direttore del Cnr di Pavia: "Sarebbe opportuno, prima di vaccinarsi, sottoporsi a siero-test per misurare il livello degli anticorpi neutralizzanti il virus". Ma si affretta ad aggiungere: "È necessario che tutti si vaccinino, perchè questa è l’unica strada per uscire dalla pandemia".

 

Professore, il problema delle reazioni avverse al vaccino negli ex malati Covid è frequente?

"Si era posto sin dall’inizio come criterio generale. Ci si era chiesti: se un soggetto colpito da Covid-19 è guarito da poco tempo, visto che ci sono dati che indicano la permanenza di anticorpi nel suo sangue, quindi un’immunità per un periodo variabile da 3 a 6 mesi, perchè non attendere un periodo prima di vaccinarlo? Ma è stata prospettata anche una seconda ipotesi".

 

La proposta da chi era venuta?

"Dalla discussione avviata tra esperti e dalla letteratura scientifica, non solo in Italia".

 

Qual era la seconda ipotesi?

"Procedere alla valutazione del titolo anticorpale, quindi verificare se chi è guarito dalla malattia abbia anticorpi e quanti. Di conseguenza privilegiare la vaccinazione di persone che hanno un titolo basso o già perso. Ma questo complicherebbe le cose".

Renderebbe tutto più difficile.

"Sì, significherebbe attuare un doppio passaggio per tutti: prima il siero test e poi il vaccino. E ciò appesantirebbe la macchina".

 

Quindi?

"Quindi come regola iniziale si è proposta la vaccinazione per l’intera popolazione. E dunque se una persona ha già difese alte questa risposta al virus può aumentare".

 

Di quanto?

"Non c’è un parametro numerico, dipende da persona a persona. Sicuramente il vaccino stimola ulteriormente un sistema immunitario che ha già tutti gli elementi per reagire. Ma, visto che la vaccinazione non introduce il virus, e quindi la risposta immunitaria non serve a combatterlo, si hanno solo gli effetti di questa infiammazione".

 

E qui entrano in scena gli effetti collaterali.

"Esatto. Effetti che derivano dal fatto che stiamo stimolando un sistema immunitario già stimolato".

Ma perchè una persona guarita dal Covid dovrebbe essere vaccinata?

"In chi si ammala di Covid non c’è una omogeneità di risposta immunitaria. Può essere che abbia sviluppato la malattia in forma leggera e abbia comunque una buona immunità, oppure può averla fatta in forma lieve con un’immunità meno forte. Di certo la vaccinazione dà una risposta immunitaria più robusta rispetto alla media. Quindi se una persona guarita dal Covid non può avere garanzie di non potersi infettare di nuovo, il vaccino può comunque assicurare una protezione in più. Diciamo che nel progettare una vaccinazione di massa non c’erano elementi per escludere i guariti dal Coronavirus dalla stessa vaccinazione. Proprio perchè non ci sono studi e dati approfonditi su questa categoria".

 

Cosa potremmo fare per evitare reazioni al vaccino?

"Potrebbe essere più prudente aspettare a vaccinare persone già guarite, se questo è avvenuto in un periodo inferiore a tre mesi. L’ideale, ribadisco, sarebbe verificare il titolo anticorpale, cioè sottoporsi a siero test prima della vaccinazione. È chiaro che la persona già guarita ha di per sè già una protezione, e quindi bisognerebbe semmai dare la protezione a chi non è malato".

 

Ma di che effetti stiamo parlando?

"Effetti che possono risolversi alcune volte in poche ore o in pochi giorni. Tuttavia, se si trattasse di uno choc anafilattico bisognerebbe intervenire subito con i farmaci e risolvere in poco tempo. Fino ad ora non sono stati riportati casi di conseguenze negative al vaccino durati a lungo, ma un effetto collaterale intenso in una persona fragile può avere risvolti importanti".

 

E gli asintomatici? Come fanno a sapere se per loro vaccinarsi sia o no “indolore” visto che non avendo sintomi non sanno se siano mai stati attaccati dal virus?

"In questo periodo la somministrazione dei vaccini è limitata agli operatori sanitari e alle Rsa. Quando si arriverà al resto della popolazione ci saranno forse altre linee guida. La quantità di anticorpi negli asintomatici dipende dall’intensità con cui si è fatta la malattia. È possibile che chi l’ha avuta in forma leggera non abbia una risposta immunitaria duratura. Vediamo se interverranno indicazioni più precise, altrimenti l’alternativa è fare il test sierologico".

 

Perché questo non è stato detto prima?

"Non essendoci dati clinici al riguardo, sarebbe stata una forte assunzione di responsabilità non far vaccinare tutti gli operatori sanitari. Questo è un classico esempio di dati ed evidenze che si raccolgono strada facendo".