Ischemia cardiaca, una start up per curare le forme più gravi

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Si chiama Oloker, ed è stata creata per sviluppare una terapia cellulare innovativa per le forme severe e incurabili. L'idea del Centro Cardiologico Monzino e dell’Università di Milano
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QUANDO L'AUTOSTRADA è bloccata, scegliamo di uscire al primo casello per raggiungere la meta attraverso la strada statale. Qualcosa di simile si punta a fare anche nel cuore di chi soffre di angina refrattaria, figlia di un’ischemia legata ad una serie di impedimenti al flusso sanguigno che rendono poco efficaci anche le comuni terapie per controllare il quadro e costringono a ripetuti ricoveri per grave cardiopatia ischemica. Solo che in questo caso le piccole strade di campagna verranno create grazie a cellule staminali specializzate che si comportano come veri e propri “operai” per costruire nuove vie per il passaggio del sangue.

A prospettare questa soluzione per una patologia che purtroppo, sia per caratteristiche dei pazienti che per la diffusione di lesioni lungo l’albero arterioso che irrora il cuore non può essere trattata con le classiche tecniche di rivascolarizzazione, è un’importante ricerca italiana andata avanti dieci anni, sotto la guida di Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Monzino e Professore Associato all’Università Statale di Milano.

L’innovativa metodica terapeutica si chiama "Cardiac Pro-angiogenic Cell Plus – CPCPlus". "Tutto parte dalla scoperta di cellule del cuore che abbiamo battezzato CD90 negative – spiega Pompilio – si tratta di un sottotipo di cellule stromali del cuore umano, cioè le cellule dell’impalcatura del cuore, che hanno una particolare capacità di indurre neo-vascolarizzazione. Abbiamo trovato il modo di isolarle, selezionarle ed iniettarle nel cuore colpito da ischemia per stimolare in maniera molto efficace la creazione di nuovi vasi (angiogenesi terapeutica) all’interno del tessuto miocardico. In pratica creiamo nel cuore un nuovo microcircolo sanguigno, in alternativa a quello danneggiato e fuori uso del paziente. La metodica è concepita infatti per rispondere all’urgente esigenza clinica di pazienti con cardiomiopatia ischemica molto avanzata, che soffrono di angina refrattaria, patologia oggi orfana di cure risolutive. Nel 2017 la tecnologia CPCPlus è stata tutelata con una domanda di brevetto depositata congiuntamente da Monzino e Università degli Studi di Milano".

L’invenzione ha ricevuto una concreta manifestazione di interesse da parte di Siryo SpA, investitore specializzato nel settore delle terapie avanzate e basato al Sud Italia. A fine anno è stato stipulato un accordo di cessione del brevetto ed è stata finalizzata la proposta di investimento dell’intero piano di sviluppo, che si è concretizzata nella costituzione di una nuova realtà imprenditoriale denominata Oloker Therapeutics s.r.l. L’accordo prevede inoltre che il piano di sviluppo verrà realizzato in parte presso i laboratori del Monzino.

Le staminali, speranza per il cuore malato

La "cura" con le cellule, che fa parte delle cosiddette ATMP (sigla si può tradurre con Terapie Biologiche Avanzate e comprende appunto le terapie cellulari, geniche, l’ingegneria dei tessuti e la combinazione di questi approcci con dispositivi medici) è uno dei grandi sogni della ricerca per curare al meglio le patologie cardiovascolari attraverso processi rigenerativi. "L’esperienza del Monzino nella Medicina rigenerativa è unica in Italia – fa sapere Pompilio - è in corso da anni una sperimentazione in pazienti con aterosclerosi coronarica severa, con cellule staminali prelevate dal midollo osseo del paziente stesso e poi inoculate direttamente nel muscolo cardiaco, per creare piccoli vasi laddove vi è una mancanza di ossigeno".

Ovviamente questi studi, alcuni dei quali sono già in fase di sviluppo clinico, rappresentano la frontiera per la scienza del futuro. Basti pensare in questo senso alla possibilità di "correggere" la ferita che si crea nel cuore dopo un infarto e la conseguente cicatrice che, in pratica, elimina la porzione colpita dalla possibilità di contrarsi normalmente e può rendere più alto il rischio di sviluppare aritmie.

Uno studio della Mayo Clinic coordinato da Andre Terzic apparso su NPJ Regenerative Medicine, mostra che il trattamento con cellule staminali cardiopoietiche potrebbe rovesciare completamente la lesione nei topi e quindi ridare tono e vigore all’area colpita dalla lesione infartuale. La ricerca è stata condotta nei topi e ha dimostrato che il trattamento è riuscito a riportare indietro, almeno in parte, il tessuto cardiaco come era prima della grave crisi ischemica. Attualmente queste cellule sono in studio anche nell’uomo, all’interno di studi clinici su poche persone. Ma non basta: per prevenire lo scompenso cardiaco che fa seguito ad un infarto particolarmente esteso si punta anche su un "cerotto" destinato a rilasciare staminali da applicarsi sul cuore in corrispondenza della lesione, già testato con soddisfacenti risultati sul coniglio.

La tecnica è stata presentata recentemente e la ricerca è stata coordinata da Sian Harding dell’Imperial College di Londra. Gli scienziati britannici hanno dimostrato che nel coniglio il trattamento è sicuro e che, soprattutto, col tempo le cellule staminali riescono a trasformarsi in unità miocardiche capaci di contrarsi, vicariano la funzione di quelle che hanno sofferto la carenza di ossigeno e nutrimento fino a morirne. Il cerotto misura tre centimetri per due e contiene oltre 50 milioni di cellule staminali umane, programmate per diventare cellule miocardiche in grado di contrarsi. La speranza è che queste cellule riescano a ripopolare l’area lesionata dall’infarto grazie a queste vere e proprie "toppe" biotech che le rilasciano.  Al momento si punta a ipotizzare studi futuri nell’uomo. Infine potrà capire se i risultati ottenuti nell’animale potranno diventare replicabili nell’uomo.