Covid, così colpisce anche gli occhi

Chi ha una forma grave di Covid può avere anomalie: uno studio consiglia uno screening. E anche da guariti resta la secchezza oculare
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TRA la moltitudine di tessuti e organi che attacca, il coronavirus non sembra risparmiare neanche gli occhi. Stando ai risultati di un nuovo studio pubblicato di recente su Radiology, i pazienti che soffrono di una forma grave di Covid-19, infatti, potrebbero presentare anomalie agli occhi ed è per questo, esortano gli autori della French Society of Neuroradiology, che è necessario sottoporre a screening oculistici tutti i pazienti gravi per procedere ad eventuali trattamenti di supporto. Le manifestazioni oculari dovute al coronavirus, tuttavia, possono essere diverse, ma anche piuttosto rare. Ma di quali disturbi si tratta e quanto sono frequenti? Ecco cosa abbiamo imparato finora sui danni del coronavirus agli occhi.

 

Il coronavirus, come già evidenziato in diversi studi, potrebbe essere associato ad anomalie dell'occhio come la congiuntivite e la retinopatia, malattia del retina che può portare a conseguenze sulla capacità visiva. Per saperne di più, il team di ricerca francese ha analizzato le risonanze  magnetiche provenienti da 129 pazienti con una forma di Covid-19 grave. Dai risultati è emerso che nove (il 7% circa) avevano uno o più noduli nel polo posteriore dell'occhio e tra questi, otto pazienti presentavano noduli in entrambi gli occhi. Non solo: dei nove pazienti, tutti avevano anche delle comorbidità, tra cui diabete, obesità e ipertensione e otto erano stati ricoverati in terapia intensiva.

 

Oltre al fatto che il meccanismo alla base della formazione dei noduli non sia stato spiegato, ci sono altre limitazioni e perplessità legate a questo studio. Per diversi motivi. "Questo articolo, a mio avviso, è estremamente controverso - commenta Paolo Nucci, ordinario di Malattie dell'apparato visivo all'università di Milano - intanto perché è singolare che una casistica così rilevante non abbia incluso anche un oculista nella valutazione. Non è chiaro, inoltre, cosa abbiano visto nella risonanza magnetica, dato che i reperti retinici, descritti in un precedente studio italiano, li conosciamo e li vediamo”. Infatti, che esistano dei findings (segnali) retinici nei pazienti ricoverati per Covid, prosegue l'esperto, è stato evidenziato da uno studio italiano, Serpico 19 Study, pubblicato a ottobre scorso su EClinicalMedicine. "Da questa analisi emerge che effettivamente sulla retina possono esserci delle alterazioni che sono molto simili a quelle della retinopatia ipertensiva. Tipicamente, nel fondo dell'occhio vediamo noduli cotonosi, emorragie, una dilatazione delle vene e una tortuosità dei vasi", ricorda Nucci, precisando che sebbene in alcuni pazienti siano state trovate delle lesioni retiniche, nessuna era una condizione di estrema gravità. "Sono stati trovati segni retinici, non frequenti, che probabilmente possono essere ricondotti ai fenomeni vasculitici descritti in altre parti del corpo", precisa l'esperto. Dato che il Covid può interessare la retina, suggerisce Nucci, è consigliabile fare un controllo oftalmoscopico e con le apparecchiature a coerenza ottica (Oct), quando i pazienti sono fuori dalla fase più critica.  

 

In generale, che sia presente un'iperemia dell'occhio è abbastanza comune. "Quello che non sembra concordare in tutti gli studi è se è davvero presente il virus nella congiuntiva - spiega l'esperto - ci sono degli studi, per esempio, su ampie casistiche di pazienti Covid con gli occhi rossi che raramente presentano il virus nell'occhio. E quando è presente è improbabile che sia la causa della congiuntivite, ma è molto più probabile che essendo Covid un'infezione che interessa le vie respiratorie, facilmente si trova anche nelle vie respiratorie alte, come il naso, che sappiamo essere collegato agli occh"”. Può darsi, quindi, che il virus identificato nella congiuntiva arrivi dalla mucosa nasale. Sulle grandi casistiche, attualmente, non abbiamo la conferma che la congiuntivite è una delle manifestazioni comuni, anzi. "Si tratta di rarissimi casi - precisa l'esperto - non abbiamo avuto nessuna recrudescenza di congiuntiviti neppure nei pronto soccorso, eppure il Covid viaggia a una velocità spaventosa".

 

A confermare la bassa frequenza di congiuntiviti e retinopatie è anche Stanislao Rizzo, ordinario di Oftalmologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Uoc di Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Ircss. "Il coronavirus a livello oculare dà delle manifestazioni molto leggere - commenta l'esperto - abbiamo svolto uno studio su pazienti ricoverati per Covid e abbiamo visto che il virus era presente nella congiuntiva solo nel 5% dei casi e, tra questi, nessuna manifestazione oculare è stata grave. Anche in rianimazione, la percentuale dei casi si aggirava intorno al 12%". E anche in questo caso, si sono riscontrate alterazioni non gravi, tutte comunque reversibili. Tra le manifestazioni oculari, tuttavia, una abbastanza comune che è stata osservata è quella dell'occhio secco, riscontrata molte volte anche dopo la guarigione. "Nei pazienti che sono guariti e sono stati dimessi, stiamo osservando che i fenomeni di alterazione alla vascolarizzazione sono scomparsi, ma in tanti pazienti (circa il 45%), anche senza tampone oculare positivo, rimane la secchezza oculare - commenta Rizzo - è un fenomeno ancora sconosciuto, anche se probabilmente potrebbe essere spiegato con il fatto che l'infezione virale può causare qualche problema alla ghiandola lacrimale".