Covid, Israele fuori dalla terza ondata inaugura il green pass per i vaccinati

Ran Balicer, durante la conferenza stampa 
Con il 40 per cento della popolazione immunizzata (e oltre l'80% degli over 50) il paese dei record pensa alla fase successiva. Ma non sarà un liberi tutti: restano mascherine, distanziamento e regole ferree per viaggi all'estero e quarantena
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IN ISRAELE, dal picco della terza ondata che si è verificato tra gennaio e febbraio, il numero di nuovi ricoveri e quello di tamponi positivi si sono dimezzati. Secondo Arnon Shahar, responsabile della task force anti-Covid dei Maccabi Health Services, si tratta di un effetto combinato del lockdown (cominciato l’8 gennaio e allentato un mese dopo) e della vaccinazione (cominciata il 19 dicembre), dove però è ancora difficile quantificare il contributo dell’uno e dell’altra. Ma con circa il 40% della popolazione completamente vaccinato (il 55% se si considera chi ha ricevuto solo la prima dose), e oltre l’80% degli over 50 in poco più di due mesi, Israele è di certo un paese-studio tra più interessanti in cui osservare gli effetti dei vaccini, in particolare quello di Pfizer-BioNTech (il più utilizzato finora). 

"Quello che stiamo vedendo oggi è un costante declino delle nuove ospedalizzazioni", dice Ran Balicer, epidemiologo e ricercatore, senior advisor del governo israeliano sulla risposta alla pandemia e a capo del dipartimento per l’innovazione di Clalit, la più grande cassa mutua israeliana: “Le ospedalizzazioni per malattia severa sono diminuite in modo più evidente negli over 60 (a partire dalla metà di gennaio, ndr.), ma la riduzione si osserva anche nella popolazione più giovane (in questo caso a partire dalla metà di febbraio) che è stata vaccinata più tardi”. Una differenza temporale che sembra far emergere proprio il ruolo della campagna vaccinale.

Secondo i dati del Ministero della Salute israeliano diffusi dal quotidiano The Times of Israel, dell’1,82 milioni di persone vaccinate entro i primi di febbraio, solo lo 0,07% (1.248) era risultato positivo al coronavirus il 25 febbraio, 122 persone che avevano ricevuto la seconda dose erano state ricoverate, di cui 73 in condizioni gravi. Altri paesi, in particolare il Regno Unito dove il lockdown è ancora in corso, mostrano un importante calo dei casi anche con una percentuale inferiore di vaccinati.

Nuovi casi giornalieri confermati (fonte: Our World in Data) 

 

Balicer è intervenuto nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla Europe Israel Press Association (EIPA) per commentare i dati raccolti fino ad oggi e la strategia israeliana. Il succo è che è ancora difficile trarre conclusioni: “Da due mesi stiamo osservando due eventi con effetti contrapposti: da una parte c’è la diffusione della variante inglese del virus, che ormai rappresenta il 90% dei nuovi casi giornalieri, che sappiamo essere più infettiva ma sospettiamo essere anche più virulenta, e che ha causato la terza ondata. Dall’altra parte c’è la campagna vaccinale”. Impossibile conoscere oggi la risultante. 

La diffusione della variante inglese, insieme al fatto che la popolazione israeliana è molto giovane, con una ampia quota di under 16, potrebbe spiegare l'arresto del calo dell’indice R0 (il “numero di riproduzione di base”, e cioè il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto): “Stiamo osservando che in alcune popolazioni il tasso di infezioni sta aumentando mentre in altre sta diminuendo - commenta Balicer - e credo che resteremo in questa situazione per diverso tempo”. Insomma, non è ancora chiaro se il vaccino stia riducendo o meno la trasmissione del virus e proprio su questo Balicer e colleghi stanno conducendo uno studio.

I numeri israeliani su cui è più facile ragionare per ora sono quelli dello studio “real world” guidato dal Clalit Research Institute e pubblicato sul New England Journal of Medicine a fine febbraio, che aveva seguito più di mezzo milione di persone dopo la vaccinazione (tra il 20 dicembre e il 1 febbraio), confermando sostanzialmente i risultati degli studi clinici: a una settimana o più dalla seconda dose, il calo delle infezioni documentate è risultato del 92%, quello per Covid sintomatico del 94%, dell’87% quello delle ospedalizzazioni complessive e del 92% quello per malattia severa. 

La prossima settimana altre attività del paese dovrebbero gradualmente riaprire, e questo potrebbe fornire una prova del nove dell’efficacia della campagna vaccinale israeliana. Nonché del sistema del green pass: un “passaporto” per i luoghi pubblici della validità di sei mesi per le persone completamente vaccinate o che hanno avuto Covid-19. Non sarà un liberi tutti, come ha sottolineato Sharon Alroy-Preis, Public Health Services Head presso il Ministero della Salute israeliano: verranno mantenute tutte le misure di contenimento delle infezioni, dalla mascherina obbligatoria al distanziamento, e regole ferree per i viaggi all’estero e quarantena. Intanto, nelle prossime due settimane la percentuale di popolazione vaccinata arriverà al 60% e ci saranno più dati su cui ragionare.