Otto marzo: perché le femmine sono più forti dei maschi

Il segreto è scritto nei geni e nel "fattore X". Un grande neurogenetista spiega la superiorità genetica delle donne
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"Dimenticate quella canzone, per quanto adorabilmente interpretata da una splendida Marilyn, sui diamanti come migliori amici delle donne. E segnatevi invece questo altro concetto: come i diamanti, che richiedono una pressione e un’energia immense per formarsi a una profondità di almeno centosessanta chilometri sotto la superficie terrestre, così le donne sono più difficili da formare. Ma proprio per questo motivo, come i diamanti, sono anche più difficili da spezzare".

Sono parole di Sharon Moalem, neurogenetista, biotecnologo, medico e ricercatore di fama, il cui lavoro ha portato alla scoperta di due malattie genetiche rare e di un antibiotico usato per trattare le infezioni da superbatteri. I suoi libri sono stati tradotti in più di trentacinque lingue. E l’ultimo, la cui edizione italiana esce il 2 marzo grazie a UTET, si chiama così: “La metà migliore. La scienza che spiega la superiorità genetica delle donne”.

Che il genere femminile sia diverso, e per molti aspetti più forte e resistente rispetto ad alcune malattie, la medicina ha cominciato a capirlo già da qualche decennio. Ma non è certo stato un percorso facile e privo di ostacoli: sin dall’antichità le donne sono state considerate semplicemente dei piccoli uomini, o peggio, degli uomini incompiuti. Lo pensavano gli antichi Greci, quando sostenevano che più caldo era il fuoco ardente della passione, più era probabile che una donna partorisse un maschietto. E in una certa misura lo sostiene la medicina moderna, quando – in assenza di sperimentazioni cliniche specifiche – prescrive gli stessi farmaci a uomini e donne, con la sola accortezza di ridurre il dosaggio in queste ultime, in base alla considerazione generica che pesano in media meno degli uomini. Oggi che persino Covid-19 ha dimostrato che essere donne rappresenta (dal punto di vista strettamente medico) un vantaggio - giacché nel sesso femminile I decessi e le forme gravi della malattia da coronavirus sono inferiori rispetto a quello che si registra tra I maschi - il lavoro di Moalem fa un passo in più su questa strada, andando a esaminare i motivi genetici che danno alle donne questa marcia in più.

Alla base di questa superiorità genetica c’è, naturalmente, il “fattore X”. Ovvero il fatto che nelle cellule femminili sia presente il cromosoma X in duplice copia, al contrario di quello che accade nelle cellule maschili, che contengono un cromosoma X e un cromosoma Y. Avere due cromosomi X dà una potenza genetica supplementare a ogni cellula, dice Moalem, che si traduce in un vantaggio delle femmine sui maschi.

L’importanza del cromosoma X è accertata. Senza questo cromosoma, continua il ricercatore, la vita umana non sarebbe possibile. Non è mai nato nessuno che non possedesse almeno un cromosoma X. Ma soprattutto, l’X ha un ruolo importantissimo nello sviluppo e nella conservazione del cervello, e nel funzionamento del sistema immunitario. È insomma come un grosso manuale di istruzioni genetiche che coordina molte delle funzioni fondamentali del corpo umano. E allora, “quando si tratta di sopravvivere alle difficoltà della vita – racconta Moalem  - due cromosomi X sono meglio di uno”.

Le donne avrebbero insomma una sorta di “una ruota di scorta” nel lungo viaggio della vita. O persino qualcosa di più. “A differenza di una ruota di scorta che viene utilizzata solo nelle rare occasioni in cui si ha una gomma a terra, le femmine usano costantemente questo cromosoma in più in ciascuna delle loro cellule in tutto il corpo, in ogni istante della loro vita. Gli esseri umani hanno circa 20.000 geni nella loro libreria genomica. I cromosomi X contengono circa 1.000 geni e il cromosoma Y ne ha circa 70. Poiché le femmine hanno l'uso di 2 diversi cromosomi X, ciò significa che hanno circa 1.000 geni in più a loro disposizione rispetto ai maschi”, spiega il ricercatore.

I vantaggi di questa condizione sono innumerevoli. In primo luogo, le donne sono più brave degli uomini a combattere le infezioni. Che si tratti di batteri come lo Staphylococcus aureus o il Treponema pallidum della sifilide, le donne riescono decisamente meglio a contrastare questi microrganismi infettivi. Stesso dicasi per il Mycobacterium tuberculosis: ancora oggi, malgrado tutti i progressi della medicina moderna, gli uomini rappresentano ancora quasi i due terzi dei 1,3 milioni di morti di TBC.

Oltre ad avere un sistema immunitario più robusto, le donne hanno anche un cervello più protetto. In altri termini, l’assenza di un X “di ricambio” nelle cellule maschili è anche il motivo per cui i ragazzi sono più a rischio di sviluppare disabilità intellettive, continua Moalem. Se per esempio esaminiamo i dati relativi ai disturbi dello spettro autistico, come riportano i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), negli Stati Uniti è ancora tre o quattro volte più probabile che questa condizione venga identificata in un maschio che in una femmina. Il motivo di questo notevole divario non è ancora conosciuto, poiché le differenze tra i sessi non sono state indagate a fondo. Potrebbe essere dovuta alla mancanza di un cromosoma X nel cervello dei maschi, alla presenza di un Y o a entrambe le cose. Di certo, l’assenza di varietà tra i cromosomi X delle cellule che compongono il cervello maschile le rende più fragili e sensibili alle vicissitudini della vita, dalle infezioni alle infiammazioni – condizioni che, come è noto, hanno un peso nello sviluppo delle disabilità intellettive.

E ancora: in generale, ci sono meno probabilità che le donne abbiano un deficit della visione cromatica e più probabilità che vedano una maggiore varietà di colori, mentre nella migliore delle ipotesi, gli uomini possono solo aspirare a una visione cromatica normale. La presenza di due cromosomi X spiega anche perché il daltonismo sia raro nelle femmine, e il fatto che alcune donne (si stima tra il 5 e il 15 per cento del totale) abbiano una sorta di “superpotere visivo”, cioè una capacità percettiva potenziata, una sensibilità più intensa al mondo a colori, la cosiddetta visione tetracromatica: le femmine che ne sono dotate riescono a vedere 100 milioni di colori invece di un milione come gli altri.

Naturalmente c’è anche il rovescio della medaglia: “La superiorità genetica e il vantaggio di sopravvivenza delle donne non sono gratis. Il costo è rappresentato dal rischio di gran lunga superiore rispetto al sesso maschile di avere una malattia autoimmune. Eppure, il sistema immunitario aggressivo delle donne che in certi casi si rivolta contro se stesso è il vero motivo per cui le donne hanno maggiori probabilità di sopravvivere a tutto, dal coronavirus al cancro”, spiega Moalem.

Ma se le donne sono così avvantaggiate, perché il loro peso sociale nel corso dei secoli – e in parte ancora oggi - è così limitato? Insomma, essere la metà migliore a che pro? “Storicamente – dice Moalem - il potere nelle società è stato sempre conferito sulla base della forza fisica e muscolare. E i maschi sono mediamente dotati di maggiore forza fisica. In alternativa, le femmine di mammifero possiedono una superiorità genetica che conferisce loro un vantaggio di sopravvivenza”. Il punto è che la medicina deve ancora fare I conti con questa superiorità genetica: “Dobbiamo convincere i governi – dice il ricercatore - a chiedere alle aziende farmaceutiche di condurre sperimentazioni cliniche separate per uomini e donne. Solo quando gli studi clinici saranno condotti in questo modo raggiungeremo un'uguaglianza basata sul sesso che sia rilevante dal punto di vista medico, perché avremo dati a sufficienza per sapere se un farmaco funziona in modo diverso nei due sessi e quale sia il dosaggio corretto a seconda che si sia maschi o femmine. Oggi la medicina è cieca da questo punto di vista. E I medici non sono in grado di prescrivere farmaci correlati al genere dei loro pazienti”.

Detto questo – conclude Moalem - i maschi non sono un genere “usa e getta”. Abbiamo ancora bisogno di loro per riprodurci e vivere bene. Ma sono le femmine, con l’evoluzione, a essere diventate la metà migliore in termini genetici. Prima accetteremo questo fatto, modificando di conseguenza il nostro modo di intendere la ricerca e la pratica clinica, meglio sarà per tutti.