Adolescenti e droghe: famiglia, cure precoci e psicoterapia di gruppo le armi per uscirne

Il risultato di uno studio durato 10 anni 
4 minuti di lettura

UN INTERVENTO precoce su giovani tossicodipendenti  abbatte i rischi per la salute legati all’uso di droghe, la probabilità di ricadute negative su tutti gli aspetti sociali e di avere problemi con la legge. Il sostegno della famiglia raddoppia la percentuale di successo nel percorso di abbandono dagli stupefacenti e la partecipazione a una terapia di gruppo di pari si associa al 60% di esiti positivi del trattamento. A sostenerlo uno studio curato da Vincenzo Palmieri, psicologo psicoterapeuta e responsabile del Tia, Trattamento integrato ambulatoriale della Fondazione villa Maraini onlus, una struttura della Croce Rossa Italiana, fondata nel 1976 da Massimo Barra, che da anni si occupa di tossicodipendenze nella Capitale. A Villa Maraini dal 2010 sono approdati 120 tossicodipendenti tra i 15 e i 25 anni. Ora questa indagine è stata pubblicata su Dal fare al dire, una rivista di informazione sulle patologie da dipendenza per gli esperti del settore col titolo “Non è mai troppo presto, che Palmieri ha curato insieme a Laura Rosi.

“Intervenire precocemente sui giovani tossicodipendenti è una sfida, ma è importante. E funziona soprattutto quando c’è un gruppo di pari e la famiglia a fare da sostegno. Secondo i nostri dati non è mai troppo presto per lavorare con gli adolescenti”, spiega Vincenzo Palmieri, psicologo psicoterapeuta e responsabile del Tia, Trattamento integrato ambulatoriale della Fondazione villa Maraini onlus.

Lo studio

 

I 120 ragazzi del campione, 89 maschi (74,1%) e 31 femmine (25,8%), dai 15 ai 25 anni, sono stati tutti in trattamento psicoterapico individuale ma 60 di loro sono stati inseriti anche in un gruppo di pari. Chi ha partecipato al gruppo giovani, si è riunito settimanalmente per un periodo massimo di 3 anni.  La maggioranza, 58 persone (48,33%), si è rivolta al servizio per uso primario di cocaina (la sostanza primaria è quella di maggior consumo, ma non l’unica), 25 per cannabinoidi (20,83%), 22 (18,33%) per eroina, 5 (4,18%) per alcolismo, 4 (3,33%) a seguire per gioco d’azzardo patologico, ketamina, metanfetamina (MDMA). 

L'età

L’età media della prima assunzione è stata 16 anni e  quella di sviluppo della dipendenza patologica 17 anni (un anno dopo la prima assunzione).  La sostanza che viene usata dalle fasce d’età più precoci è la cannabis, dai 13-14 anni, seguita dalla cocaina. Le sostanze di uso secondarie (cioè quelle utilizzate oltre quella primaria) sono state nel 65% dei casi alcol e cannabis. L’età media di inizio del percorso di cura è stata di 20 anni.

Il gruppo e la famiglia 

“Dei 120 ragazzi passati per il nostro Tia, 47 di loro (39%) hanno avuto familiari inseriti in un percorso parallelo di psicoterapia di gruppo con altri familiari - riprende lo psicologo – Noi abbiamo potuto osservare che il sostegno della famiglia ha raddoppiato la probabilità di ottenere esiti positivi dal trattamento. Stessa cosa per il gruppo: chi ha partecipato al gruppo, e nel gruppo ha condiviso racconti, emozioni e anche momenti ludici, come partite di calcio, o visite a musei, ha il 60% degli esiti positivi contro il 36% circa misurato nel campione generale”.

Ma cosa si intende per esito positivo? “È un concetto che va inteso in senso ampio, cioè non solo come abbandono della dipendenza ma come ripresa della propria funzionalità, come capacità di rientrare nelle attività lavorative o scolastiche. I ragazzi che arrivano da noi – spiega lo psicologo - non lavorano più, non vanno più a scuola, vivono l’isolamento nella relazione con la sostanza”.

Perché intervenire prima

“La media nazionale di chi si rivolge a servizi anti-droga è di circa 25-30 anni, dopo almeno 7,5 anni di consumo per i consumatori di oppiacei e addirittura 10 per i cocainomani. La media dei ragazzi che si sono rivolti al nostro servizio è invece di circa 20 anni. Abbassare l’età del primo contatto con un servizio per le tossicodipendenze è importante, e per diverse ragioni: con gli anni aumentano i rischi di salute (infezioni, malattie correlate all’uso di sostanze, abbassamento delle difese immunitarie…), aumenta la probabilità di ricadute negative sulla socialità: chiudi con gli amici, con i colleghi, chiudi con la scuola o con l’università, riducendo le scelte future. Poi ci sono gli aspetti legali -è la considerazione dello psicologo -  La correlazione tra uso di sostanze e criminalità è sicuramente un dato evidente ma la giovane età può essere un fattore protettivo perché il ragazzo o la ragazza molto giovani spesso non hanno ancora commesso reati, per cui lavorare in questa fase mira a prevenire anche questo fenomeno. Ben il 68,3% del nostro campione non ha avuto alcun problema con la legge”.

Come interrompere la dipendenza

Tuttavia in genere i più giovani vivono con la sostanza quella che viene definita una sorta di luna di miele, una fase precoce cioè in cui ancora non si percepiscono gli effetti negativi dell’abuso – fisici, sociali eccetera…  - ma solo quelli positivi, gli effetti per così dire desiderati. E questo complica il processo di intercettazione dei giovanissimi, rende difficile cioè agganciarli a un percorso terapeutico. “Intercettare gli adolescenti e i molto giovani è certamente una sfida – conferma Palmieri -  E infatti la stragrande maggioranza di loro approda al servizio sotto una spinta esterna, quella familiare. Ma tramite la famiglia li si aggancia, poi interviene la relazione che riusciamo a costruire con loro, e allora lo stimolo a continuare diventa interno. I ragazzi in linea di massima coltivano l’opportunità che hanno, cercano la comunicazione e la condivisione. Molto semplicemente, in fondo, è piacevole anche solo non sentirsi soli”.

Incertezza e paura

“Vediamo adolescenti che non riescono ad affrontare le difficoltà, anche come effetto di una tendenza delle famiglie a rimuovere gli ostacoli per loro, che quindi non imparano a superarli. Sono ragazzi che non riescono progettare, non a proiettarsi nel futuro. Lo temono il futuro, lo vedono incerto. La sostanza attenua la paura e l’incertezza. Incertezza che per altro – è la riflessione dell’esperto - è rafforzata dalla situazione che stiamo vivendo da un anno”.

[[ge:rep-locali:content-hub:290479261]]

Covid e nuove dipendenze

 

“Dall’inizio della pandemia stiamo registrando un incremento del gioco d’azzardo patologico, anche tra i più giovani, serve solo un cellulare per giocare d’azzardo, non serve uscire. E anche un incremento  della dipendenza da schermi. In quest’ultimo anno ci contattano famiglie con figli giovanissimi che passano 7-8 ore al giorno in casa davanti a uno smartphone, perdendo il controllo del tempo. Il problema dell’uso degli schermi non sono le ore, ma la perdita di altri interessi. Il Covid – conclude Palmieri - non sta aiutando”.