Covid: il lockdown ha anticipato la pubertà

Tra marzo e settembre 2020 molti bambini hanno iniziato troppo presto la trasformazione. Colpa della sedentarietà, dello stare troppo online, del cibo
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*Responsabile Uoc di Endocrinologia all'ospedale pediatrico Bambino Gesù

NEL corso delle attività cliniche svolte nel nostro ospedale durante il lockdown, nel periodo di marzo- settembre 2020 ci siamo resi conto che il numero dei piccoli pazienti con pubertà precoce o anticipata si è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2019. La pubertà precoce – che rientra nell’ambito delle malattie rare, con un’incidenza di 0,1-0,6% nella popolazione generale – in base alla definizione clinica, è caratterizzata da bambine che hanno iniziato la pubertà prima degli 8 anni e maschi di età inferiore ai 9 anni che presentano i primi segni di sviluppo puberale. Nella pubertà precoce il bambino inizia a trasformarsi in adulto troppo presto, con l’accelerazione dello sviluppo dei caratteri sessuali e una rapida chiusura delle cartilagini di accrescimento. Per effetto di questo processo, i bambini crescono velocemente in altezza, ma da adulti raggiungono una statura inferiore alla media, per la rapida fine della pubertà.

La sproporzione dei numeri nei due anni è stata molto evidente Nel periodo marzo-settembre 2019 i pazienti che presentavano un anticipo puberale o una pubertà precoce sono stati 93 (87 femmine e 6 maschi); nello stesso periodo del 2020 sono stati rilevati 224 pazienti (215 femmine e 9 maschi). Anche negli anni 2017 e 2018 il numero è stato nettamente inferiore al 2020 (80 e 90 casi, rispettivamente). Le cause che determinano l’insorgere dello sviluppo puberale non sono state completamente chiarite e le influenze che possono determinare l’inizio della pubertà vanno da particolari mutazioni genetiche alla presenza di eccesso ponderale, dagli inquinanti definiti come interferenti endocrini alla ridotta attività fisica. Così aver riscontrato un elevato numero di diagnosi di pubertà precoce ci ha stimolato a indagare sui fenomeni scatenanti che possono essere stati presenti nel periodo del lockdown.

L’ipotesi è che alla base ci sia stata una combinazione di fattori coincidenti: modifiche dello stile di vita (scarsa attività fisica), modifiche dell’alimentazione e uso prolungato di pc e tablet (per seguire la scuola). Nel frattempo è iniziata la seconda fase della ricerca a cui partecipano i Centri di Endocrinologia Pediatrica di Genova, Cagliari e Napoli. Attraverso interviste ai genitori si stanno preparando dati che permetteranno di avere punteggi da confrontare. Poi si analizzeranno eventuali correlazioni fra i cambiamenti di stile di vita e incremento dell’attività di particolari sistemi endocrini.