Alzheimer, buoni risultati di una nuova molecola ai test clinici

Rallenta il declino cognitivo e la perdita di capacità di compiere azioni di vita quotidiana
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BUONI risultati da uno studio su pazienti con Alzheimer di una nuova molecola – un anticorpo - per intrappolare le ‘placche tossiche’ di sostanza beta-amiloide nel cervello, ritenute alla base della malattia: l’anticorpo, chiamato Donanemab, è in grado di rallentare il declino delle capacità mentali (cognitive) dei pazienti in fase precoce di malattia.

Resi noti sulla rivista New England Journal of Medicine e contemporaneamente presentati in occasione della 15th International Conference on Alzheimer’s and Parkinson’s Diseases tenutasi virtualmente a marzo, sono i risultati più promettenti mai ottenuti finora con un farmaco sperimentale per una malattia che colpisce oltre 35 milioni di pazienti nel mondo, destinati a triplicare entro il 2050, e che resta ancora orfana di cura.

“Questo farmaco sperimentale ha dimostrato già in fase 2 di sperimentazione clinica la capacità di modificare il quadro clinico della malattia, rallentando il declino cognitivo dei pazienti trattati”, spiega in un commento Michele Vendruscolo dell’Università di Cambridge (GB). “Se anche i trial clinici di fase 3 daranno risultati positivi – aggiunge – donanemab potrebbe essere approvato per la cura dell’Alzheimer; la conclusione dei trial sarà a metà del 2023”, precisa l’esperto.

La strada verso la cura alla forma più diffusa di demenza (l’Alzheimer rappresenta il 70% di tutti i casi di demenza) è costellata di fallimenti: oltre 400 le sperimentazioni cliniche (arrivate anche in fase avanzata) concluse con un nulla di fatto, i test su diverse molecole, quasi tutte mirate a eliminare i depositi di sostanza beta-amiloide che si trova accumulata in eccesso nel cervello dei pazienti. Negli anni gli anticorpi testati con questo scopo si sono dimostrati in grado di rimuovere i ‘rifiuti’ nel cervello, ma a questo risultato quasi mai è corrisposto un miglioramento delle funzioni cognitive dei pazienti trattati con le molecole.

Ad oggi la sostanza cui si guarda con più interesse è l'anticorpo monoclonale anti-amiloide ‘Aducanumab’, per quanto abbia una storia travagliata di trial clinici sospesi e poi ripresi. Secondo recenti analisi l’anticorpo sembra in grado di ritardare il declino cognitivo almeno in alcune tipologie di pazienti. La Biogen che lo produce ha richiesto l’autorizzazione all’uso del farmaco sia in USA, sia in Europa ma la prospettiva più probabile è che la Food and Drug Administration – l’organo regolatorio statunitense sui farmaci - darà a giugno solo una ‘approvazione condizionale’ al farmaco, ovvero lo approverà con richiesta di un trial clinico addizionale per fugare tutti i dubbi sul suo conto.

Un’altra sostanza promettente è “BAN2401”, spiega Vendruscolo, a sua volta anticorpo che ha mostrato finora di ridurre sostanzialmente la formazione di placche amiloidi e attualmente in fase 3 di sperimentazione clinica destinata a concludersi nel 2024. Se daranno esito positivo, questi trial clinici rappresenteranno una solida base per l'approvazione di BAN2401 come trattamento per l'Alzheimer.

Anche Donanemab, però, si accinge a porsi in prima fila tra i farmaci potenzialmente più promettenti ed anche a superarli: testato su 257 pazienti, di cui 131 hanno assunto il farmaco una volta ogni 4 settimane per 72 settimane e i restanti una sostanza placebo, l’anticorpo non solo è risultato capace di ripulire il cervello dei pazienti (osservato con la tomografia ad emissione di positroni – PET) dalle placche di beta-amiloide, ma ha anche rallentato il declino cognitivo dei pazienti del 32%. Significa che dopo il periodo di somministrazione i pazienti che hanno assunto l’anticorpo sono peggiorati meno dei pazienti che hanno assunto placebo; più precisamente, spiega Vendruscolo, il gruppo che ha assunto il farmaco è peggiorato di quasi 7 punti sulla scala di valutazione usata, contro un peggioramento nello stesso lasso di tempo di oltre 10, punti del gruppo placebo.

Secondo quanto riferito dall’autore principale dello studio, Mark Mintun di Eli Lilly & Company, nei pazienti con Alzheimer in fase precoce, donanemab ha ottenuto buoni risultati nel ritardare il declino cognitivo e delle abilità di svolgere azioni di vita quotidiana, sebbene servano trial più ampi ed estesi nel tempo per studiarne l’efficacia e la sicurezza e verificare se riesce anche a migliorare le funzioni cognitive oltre che a rallentarne il declino.

“Con questi anticorpi con risultati promettenti in sperimentazione clinica, il 2021 sembra essere un anno di svolta per l’Alzheimer, si fa sempre più concreta la possibilità di disporre finalmente di terapie in grado di modificare il corso della malattia”, conclude Vendruscolo.