Dopo i casi AstraZeneca e J&J : cosa sono le trombosi e come si prevengono

Dopo il caso AstraZeneca, anche il nuovo vaccino Johnson & Johnson è sotto esame dell'Ema per quattro casi di trombosi. Identikit di una malattia che provoca morte o disabilità in oltre 400mila persone l’anno in Italia
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L'Agenzia europea del farmaco ha aperto un fascicolo per valutare se i quattro casi di trombosi che hanno colpito persone vaccinate col prodotto Johnson & Johnson sono da collegare alla vaccinazione. Tre persone sono state colpite negli Stati Uniti durante la campagna vaccinale, una quarta era già stata segnalata durante lo studio clinico. Il prodotto J&J è stato ammesso dall'Ema alla fine di marzo ed è atteso anche in Italia nelle prossime settimane. La valutazione appena avviata dirà se saranno necessarie delle limitazioni.

Cos'è, allora, una trombosi? E quanto è pericolosa? Un piccolo coagulo di sangue, un piccolo grumo di cellule ematiche: globuli rossi e bianchi, fattori della coagulazione e piastrine, che si forma quando e dove non dovrebbe. Finisce per ostruire una vena o un’arteria impedendo all’ossigeno e alle sostanze nutritive di raggiungere l’organo che da quel vaso riceve nutrimento. È la trombosi, il fenomeno che colpisce 600mila persone l’anno provocando morti o disabilità in oltre 400mila (dati Alt - Associazione lotta alla trombosi) e che è la causa più frequente delle patologie cardio e cerebro-vascolari: dell’infarto del miocardio, dell’ictus cerebrale, della trombosi venosa e della tromboembolia polmonare.

Da qualche settimana di trombosi si parla moltissimo per via del vaccino AstraZeneca, prima sospeso perché sospettato di provocare eventi trombotici, poi scagionato dall’accusa, poi sottoposto di nuovo al vaglio di Ema, l'Agenzia del farmaco dell'Unione europea, che oggi parla di un "possibile legame" e indica che l'incidenza statistica di trombosi in persone vaccinate col preparato di Oxford è superiore a quella della popolazione generale ma che i casi, tuttavia, restano estremamente rari. Il rapporto tra rischi e benefici "resta positivo”.  Il 21 aprile ricorre la 10° edizione della Giornata nazionale per la lotta alla trombosi e questo è il mese della prevenzione di questa malattia e quindi il momento di conoscerla meglio.  

Chi è più a rischio trombosi

“Il nostro sistema della coagulazione mantiene il sangue in equilibrio: cioè di norma liquido, ma capace di coagulare di assumere lo stato solido quando è necessario, e cioè quando incontra le pareti dei vasi infiammate, traumatizzate, attaccate da un microrganismo, quando viene a contatto con l’aria, per impedire il sanguinamento sia cutaneo che interno. L’equilibrio di questo sistema dipende in parte dalla genetica in parte da altri fattori legati alle condizioni di salute del singolo e con lo stile di vita”, spiega Lidia Rota Vender, presidente di Alt- Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari Onlus, già primario del Centro trombosi Humanitas di Milano.

“Per esempio – riprende Rota Vender - rischia di più chi ha già avuto un evento di trombosi, chi ha familiarità, cioè consanguinei che sono state vittime di infarto, ictus o embolia prima dei sessantacinque anni, in un’età quindi relativamente giovane. Il rischio di trombosi è più alto per le donne in gravidanza e fino a 40° giorno dopo il parto, chi è affetto da una patologia infiammatoria acuta o da malattie croniche con riacutizzazione, come l’artrite reumatoide. È più a rischio chi assume farmaci che potrebbero favorire la coagulazione, per esempio la chemioterapia e gli ormoni, chi è vittima di traumi, di incidenti o ha ingessature agli arti. E poi ci sono fattori di rischio modificabili: l’eccesso di peso, il fumo di sigaretta, la sedentarietà”.

Ma il concetto è che la trombosi non agisce da sola,  ci vuole una squadra di fattori di rischio e una persona vulnerabile perché un evento di trombosi si verifichi. “È così – conferma l’esperta - nessuno degli elementi di rischio che abbiamo elencato da solo basta. Perché il sangue si coaguli quando non deve, servono tanti complici e una persona con un equilibrio del sistema della coagulazione un po’ più fragile di suo”, chiarisce Lidia Rota.

Venosa e arteriosa, i campanelli d’allarme sono differenti

La trombosi venosa è la conseguenza di un processo anomalo della coagulazione del sangue che scorre in una vena, spesso localizzata nelle gambe, ma che può trovarsi anche altrove. All'interno del vaso si forma un coagulo che frena la circolazione, fino in qualche caso a impedirla, con una conseguente sofferenza degli organi a monte dell'ostruzione: fegato, retina, arti, polmoni. “I campanelli d’allarme della trombosi venosa dipendono dall’organo colpito: se è la retina ho un disturbo della visione, se si tratta dei polmoni, e in questo caso parliamo di tromboembolia polmonare, i segni sono mancanza di respiro, dolore acuto al torace o al dorso, catarro con sangue, tosse. Se è un arto i sintomi sono crampi inusuali, vene che sembrano cordoni rossi e dolenti, gonfiore. Ecco, se contemporaneamente a questi egnali sono anche sovrappeso o obeso, o assumo farmaci che possono favorire la coagulazione potrei sospettare una trombosi. La diagnosi si fa con l’ecodoppler e un prelievo di sangue. La terapia è a base di anticoagulanti”.

Altra storia è la trombosi arteriosa, cioè quella che si verifica quando si forma un trombo all'interno di una arteria, un vaso che parte dal cuore e porta sangue ossigenato e ricco di nutrimenti ai tessuti: la malattia che segue una trombosi arteriosa si chiama ischemia e uccide le cellule alle quali non arriva più ossigeno, che possono essere cellule cardiache (infarto) o cerebrali (ictus). “Le colpevoli della trombosi arteriosa sono le piastrine che si accumulano quando le pareti dell’arteria sono infiammate o è presente una placca aterosclerotica. L’aterosclerosi è l’irrigidimento delle arterie ed è una condizione caratterizzata dalla formazione, lungo le pareti dei vasi, di placche che contengono materiale amorfo, colesterolo, cellule infiammatorie e cellule ematiche” dice l’esperta.

E i segnali? Quali sono insomma i campanelli d’allarme della trombosi venosa e di quella arteriosa? “Mentre i segni della trombosi venosa sono lenti e subdoli, come il gonfiore, il dolore non particolarmente acuto, l’occlusione di una arteria provoca fortissimo dolore nella zona colpita - riprende Rota Vender - È il dolore dell’infarto, dell’ictus. In caso di sospetto, l’intervento deve ovviamente essere repentino. I farmaci sono antiaggreganti”.

Nel caso di occlusione di una arteria il sintomo più frequente è quindi il dolore nell'area del corpo coinvolta: per esempio sarà al torace nell’infarto, alla gamba nell’ischemia di un arto, all’occhio se la trombosi riguarda un’arteria retinica. Un ictus cerebrale nella maggior parte dei casi, si manifesta con perdita della sensibilità o della forza di una metà del corpo: di un braccio, di braccio e gamba dello stesso lato, di metà viso, o con perdita della parola parziale o totale. 

 

La prevenzione

Abbiamo parlato di fumo e di colesterolo, di obesità e di sedentarietà, di diabete. Quindi lo stile di vita nella prevenzione del rischio della trombosi è molto importante “conta molto – riprende l’esperta – specialmente per la trombosi arteriosa, che è quella che minaccia di più la vita: un’alimentazione sana, povera di grassi e calorie, una pressione nella norma, il controllo del diabete e del colesterolo, il fumo sono fattori da tenere d’occhio”.

Per prevenire la trombosi venosa è bene indossare calze elastiche in gravidanza, se si sono avute trombosi in precedenza, se si soffre di varici. "In alcune situazioni, come quella classica dei viaggi aerei o comunque di forzata immobilità protratta è bene riattivare la circolazione facendo periodicamente dei movimenti, anche da seduti. In particolare se si hanno altri elementi di rischio. Bisogna sempre ricordare – ribadisce l’esperta - che la trombosi è frutto di un insieme di fattori che agiscono come complici e che in un caso su si può prevenire intercettandone i sintomi precoci, per questo - conclude la presidente di Alt - è necessario conoscerla".