La Dad e l'alunna bendata, ma gli insegnanti conoscono le difficoltà dei ragazzi?

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NON è la prima volta che succede che un’insegante chieda a uno studente in dad (didattica a distanza) di bendarsi gli occhi durante un’interrogazione. La richiesta, infatti, era già stata mossa a ottobre dell’anno scorso da una docente di un liceo in provincia di Salerno nei confronti di una ragazza, con tanto di critiche e con tanto di scuse che evidentemente non hanno avuto un’eco lungo.

 

A dimostrazione di questo, la cronaca di due giorni fa: in un liceo del veronese, un’insegnante, durante un’interrogazione, chiede alla studentessa quindicenne di coprirsi gli occhi. All’orecchio della docente, la ragazza è risultata particolarmente preparata, quindi il dubbio sul fatto che potesse barare leggendo su bigliettini o altro posto strategicamente al di fuori dalla vista della webcam. E da qui, la richiesta di coprirsi gli occhi. Lo screenshot della foto della ragazza con gli occhi bendati fa presto il giro di gruppi chat e del web, come abbiamo visto tutti.

 

Che alcuni ragazzi abbiano studiato metodi ingegnosi per cavarsela egregiamente durante le interrogazioni in dad è vero (lo facevano anche durante le lezioni in presenza, diciamolo), ma arrivare a chiedere tanto a una ragazza fa emergere l’inadeguatezza del docente sull’uso dello strumento didattica a distanza. Se all’inizio i docenti erano stati colti impreparati, a distanza di più un anno dall’utilizzo di questo strumento ci sono ancora delle mancanze, anche sul modo di valutare gli studenti. Perché? Mancano delle modalità e dei sistemi che si possono utilizzare in modo efficace per testare i livelli di apprendimento dei ragazzi. All’Università, in alcune realtà, per esempio, hanno messo appunto un sistema che coglie i movimenti oculari. Ma anche questo è un espediente.

C’è un tema, infatti, su cui sarebbe opportuno fare quanto prima una seria discussione: come è stato costruito da parte degli inseganti il rapporto di fiducia con gli studenti? Quanto, davvero, gli insegnanti conoscono i ragazzi e le difficoltà che stanno attraversando non andando a scuola in presenza? La didattica a distanza, oltre a farci capire che non ha ancora tutto il corpo docente pronto a utilizzarlo e che fare didattica online non vuol dire riprodurre su una piattaforma la stessa lezione che si fa in presenza oltre che la mancanza di strumenti adeguati di valutazione della preparazione degli studenti, ci sta mostrando anche un’atra problematica: la mancanza di empatia. Certo, in alcuni casi e non in tutti. Come al solito, non si può fare di un’erba un fascio.

Giuseppe Lavenia è psicoterapeuta e presidente Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo “Di.Te”