Crisanti: "Anticorpi monoclonali imposti a Italia da una lobby"

Il microbiologo: "Puntare sugli antinfiammatori e gli anticoagulanti"
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LA SUA è una bocciatura delle terapie a base di monoclonali per curare il coronavirus. Andrea Crisanti, microbiologo dell'Università di Padova, è categorico nel respingere questo trattamento. Per le cure anti-Covid bisogna puntare "sugli antinfiammatori e gli anticoagulanti; gli anticorpi monoclonali sono stati imposti all'Italia da una lobby di interesse", spiega il microbiologo, in un'intervista a Famiglia Cristiana nel numero in edicola da giovedì. Gli anticorpi monoclonali, sottolinea Crisanti, "in America non hanno avuto diffusione perché non funzionano". Mentre nello stesso articolo Crisanti promuove le immunizzazioni di AstraZeneca e Johnson&Johnson definendole "vaccini estremamente sicuri".

Si torna quindi a parlare di monoclonali e di Covid. In Italia questa terapia è stata avviata a metà aprile in Liguria, prima regione italiana ad aderire a questo trattamento. In alcuni centri liguri, vengono utilizzati gli anticorpi monoclonali Bamlanivimab, autorizzati per l'uso di emergenza come trattamento per i pazienti ad alto rischio. Sono destinati a malati non ospedalizzati che devono però rispondere ad alcune caratteristiche. Come ha spiegato il direttore della Clinica di Malattie infettive del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, il protocollo prevede come data limite quella dei 10 giorni dalla comparsa dei sintomi. Per questo è molto importante  la sinergia con i medici di famiglia. 

Gli anticorpi monoclonali

I monoclonali sono considerati tra le armi più efficaci per curare Covid-19. Al momento in commercio è stato messo il cocktail della Regeneron e il farmaco di Eli Lilly. Il primo è diventato celebre per essere stato usato anche dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Prodotto dal casa farmaceutica americana Regeneron, si basa sugli anticorpi casirivimab e imdevimab. Il primo è stato isolato in un paziente di Singapore e il secondo è stato ottenuto in laboratorio inserendo la proteina spike del coronavirus nell’organismo di un topo modificato genericamente.

Secondo i risultati della ricerca sarebbe in grado di ridurre la carica virale in modo significativo e ridurre del 50 per cento il rischio di contrarre l'infezione. Questo ha aperto alla possibilità di usare questo cocktail come “vaccino passivo”, in attesa di una maggiore disponibilità dei vaccini anti-Covid. I dati indicano che il farmaco può allo stesso tempo ridurre la carica virale dei soggetti infetti.

Il Bamlanivimab è l'anticorpo monoclonale autorizzato per l'uso di emergenza come trattamento per i pazienti ad alto rischio negli Stati Uniti e in altri paesi nel mondo. Prodotto da Eli Lilly and Company, gli studi mostrano un'efficacia del 72 per cento nel ridurre il rischio di ospedalizzazione per i pazienti con sintomatologia moderata.

Bamlanivimab ed etesevimab è la combinazione di anticorpi targata Eli Lilly che gli studi indicano essere in grado di ridurre il rischio di ricovero e morte per Covid-19 del 70 per cento. I due monoclonali sono stati testati in pazienti ad alto rischio con recente diagnosi di Covid-19. Dai risultati emerge che sono anche in grado di ridurre la carica virale e accelerare la risoluzione dei sintomi.