Vaccino Johnson: potrebbe servire la seconda dose

(ansa)
Il prodotto di Janssen approvato per una sola inoculazione, ma gli studi sono ancora in corso e potrebbe essere necessario un richiamo per aumentarne l'efficacia
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Il vaccino Johnson & Johnson a singola dose sviluppato da Janssen (Ad26.COV2.S), da ieri disponibile anche in Italia, è sicuro ed efficace al 67% nell'evitare di sviluppare sintomi da Covid-19. Efficacia che sale all'85% nell'evitare le forme gravi della malattia.

E' questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge dai dati ufficiali pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine. Un obiettivo raggiunto, a differenza degli altri vaccini per cui occorre un “richiamo” per raggiungere la massima efficacia, con una singola dose. Attenzione però ad interpretare i risultati: il perché della strategia a singola iniezione si basa sulla non differenza di efficacia tra prima e seconda ottenuta nella fase II di sperimentazione. Cosa che non è avvenuta con il “gemello” AstraZeneca, dove tra prima e seconda si è registrata una differenza significativa. Un risultato, però, parziale poiché sono in corso studi per valutare, su un più ampio numero di persone, la possibilità di passare per un richiamo - proprio come con AstraZeneca - in modo da aumentarne l'efficacia. E quindi non è ancora detto che non si debba ricorrere a una seconda dose anche di J&J.

 

A differenza dei già noti vaccini a mRNA di Pfizer-BioNTech e Moderna, e di Curevac in arrivo, il prodotto di Johnson & Johnson appartiene alla categoria dei vaccini a vettore virale come quello sviluppato da AstraZeneca o il russo Sputnik. L’obiettivo comune di tutti i vaccini è far produrre al sistema immunitario gli anticorpi diretti contro la proteina spike del coronavirus. Ciò che cambia nel caso dei vettori virali è il metodo con cui ciò si verifica. Mentre per quelli a mRNA si inietta direttamente l’informazione, quelli a vettore virale contengono una porzione di DNA - che serve per far produrre la proteina spike - incapsulata all’interno di un adenovirus. Una volta iniettato all’interno del corpo, il virus - ovviamento reso innocuo - rilascia il materiale genetico utile a produrre la proteina. Una strategia che si è dimostrata già utile sia nella produzione del vaccino per Ebola sia per Covid-19. Ma a differenza di AstraZeneca il prodotto di Johnson & Johnson, oltre che per l’unica dose, ha un adenovirus umano, mentre per AstraZeneca di scimpanzé.

 

Ma al di là dell'aspetto puramente tecnico la grande differenza risiede nella singola dose. Ed è proprio su questa caratteristica che si deve concentrare l'attenzione. Nei diversi studi che hanno portato all'approvazione del prodotto di Janssen è stata testata la strategia sia a singola dose sia a doppia. Dalle analisi emerse nella fase II è risultato che non vi erano differenze significative nell'efficacia ed è per questa ragione che l'azienda ha proseguito l'iter di fase III a singola dose richiedendo poi l'approvazione del vaccino nella posologia di somministrazione attuale. Detto ciò la partita non si è ancora conclusa poiché, nonostante l'approvazione a singola dose, negli Usa è in corso d'opera la sperimentazione di fase III dello studio Ensemble 2 a due dosi che - secondo diversi addetti ai lavori - evidenzierà un'efficacia maggiore per la strategia della doppia dose. Un risultato che scientificamente confermerebbe la strategia del “richiamo” quale miglior modo per immunizzare un individuo.

 

Risultati che se venissero confermati sarebbero in linea con la strategia del vaccino AstraZeneca. Quest'ultimo infatti, pur portando ad ottimi risultati nell'efficacia già con la prima dose (76% di efficacia nell'evitare lo sviluppo dei sintomi e 100% dalla forma grave), con la seconda è arrivato a raggiungere un'efficacia maggiore (81%). Da qui la decisione della strategia vaccinale con il richiamo a 3 mesi dalla prima iniezione.

 

Aspettando un'eventuale rimodulazione della strategia i risultati parlano comunque chiaro. Nello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine il vaccino si è dimostrato efficace nel ridurre del 67% i casi sintomatici di Covid-19 a due settimane dalla somministrazione pur con alcune differenze geografiche dovute alla presenza di varianti. Efficacia evidente già sette giorni dopo la vaccinazione per le forme gravi/critiche della malattia e 14 giorni dopo la vaccinazione per le forme da moderate a gravi/critiche. Efficacia che raggiunge l’85% nella prevenzione delle forme gravi della malattia. Risultati ottenuti, anche in questo caso con piccole variazioni, in presenza delle varianti sudafricana e brasiliana.

Non solo, l'efficacia nell'evitare ricoveri e decessi a 4 settimane dalla somministrazione è stata del 100%. Ed è proprio su questi ultimi dati - al pari di AstraZeneca - che si deve concentrare l'attenzione. Se il problema principale della pandemia è stato ed è il sovraccarico del sistema sanitario, tutti i vaccini ad oggi approvati hanno dimostrato essere estremamente efficaci nel ridurre i casi gravi e dunque la pressione sull'intero sistema.