Covid, l'infettivologo Cauda: "Vaccinare i bimbi anche sotto i 12 anni per fermare l'epidemia"

Ema valuta l’estensione di Pfizer per gli under 15. Studio condotto in sette Paesi, tra cui l'Italia conferma: la variante inglese più diffusa tra 0 e 19 anni
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PER i giovani il turno di ricevere il vaccino non è ancora arrivato, ma potrebbe essere approvato prima del previsto. Questa fascia di popolazione è infatti in prima linea nella sfida contro le varianti del coronavirus. Chiare le parole di ieri di Roberto Cauda, direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma: “L'obiettivo al quale bisogna puntare nella lotta a Covid-19 è quello di vaccinare anche gli adolescenti dai 12 ai 16 anni, non appena le autorità regolatorie internazionali avranno approvato le iniezioni-scudo per questa fascia d'età. Io credo però anche al di sotto dei 12 anni. Ovviamente il vaccino deve essere efficace e sicuro".

Dopo che l'Agenzia europea del farmaco Ema ha annunciato l'avvio della valutazione di estensione d'uso del vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech nei 12-15enni, Cauda spiega che è giusto proteggere anche i più giovani: "Non esistono vaccinazioni che escludano delle fasce d'età. Tutte le vaccinazioni, sappiamo bene, si fanno in età pediatrica. Inoltre , è questo grosso dibattito relativo al fatto che, se non viene vaccinata l'intera popolazione - avverte l'infettivologo - c'è il rischio che avremo una sorta di endemia nei più giovani". Una fascia di popolazione in cui magari la malattia Covid-19 non si palesa, ma ci sono le infezioni, Sars-CoV-2 circola e il pericolo è che prima o poi il virus vada incontro a mutazioni con varianti che possono rendere meno efficaci gli attuali vaccini".

La variante inglese la più diffusa tra 0 e 19 anni

Nei giorni scorsi l’allarme era stato lanciato da Eurosurveillance la rivista scientifica online del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Analizzando la diffusione delle varianti inglese, brasiliana e sudafricana in sette paesi europei, compresa l’Italia, in tutte le fasce di età, da 0 a 19 anni agli over 80. Dai primi dati emerge che anche se in misura diversa tutte aumentano il rischio ricovero anche tra i più giovani.

Condotta su più di 23 mila casi provocati da variati selezionati tra i 3,2 milioni complessivi registrati nei sette paesi (Italia, Lussemburgo, Irlanda, Finlandia Cipro, Estonia, Portogallo) tra settembre 2020 e metà marzo 2021. In tutti i sette paesi, la variante inglese è risultata la più diffusa: identificata in 3.730 bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni (19,4%); in 6.005 giovani adulti tra 20 e 29 anni (31.3%) e in 6.151 adulti tra 40 e 59 anni (32%). Inferiori i numeri nella fascia di età più avanzate: 2-538casi tra i 60 e i 79 anni (13,2% e 783 negli over 80 (4.1%). Il rischio di ricovero risulta tre volte maggiore nella fascia di età 20-39 anni e 2,3 volte in più in quella tra 40 e 59 anni.

Attualmente nessun vaccino anti Covid può essere somministrato al di sotto dei 16 anni.  L’Ema sta valutando la possibilità di estendere ai giovani tra i 12 e i 15 anni il vaccino anti Covid della Pfizer-BioNTech. L’esito dell’Agenzia europea del farmaco è atteso entro giugno. Si tratta di una valutazione accelerata dei dati messi a disposizione dalla Pfizer-BioNTech, saranno presi in considerazione anche i risultati di un ampio studio clinico in corso sugli adolescenti partire dai 12 anni di età. Il regolamento pediatrico americano ed europeo prevede che tutti i vaccini debbano essere testati nella fascia pediatrica, solitamente divisa in due: dai 0 agli 11 anni e dai 12 anni ai 17 anni. Nelle sperimentazioni degli adulti metà dei volontari riceve un placebo, mentre in quelle pediatriche c’è una fase iniziale in cui si provano più dosi per trovare quella ideale. Al momento, tutti i vaccini in uso sono in studio negli adolescenti. Moderna e Pfizer-BioNTech sono quelle attualmente in fase più avanzata. Pfizer ha avviato da tempo uno studio su circa 6 mila ragazzi, tra cui anche cittadini uropei. Moderna invece ha già completato lo studio sugli adolescenti e adesso si sta preparando per condurne uno sulla fascia dai 0 agli 11 anni. AstraZeneca farà uno studio anche sui ragazzi europei di entrambe le fasce di età: 0-11 e 12-17. Il Bambino Gesù è tra gli ospedali che hanno aderito al trial, tratterà 660 adolescenti tra i 12 e i 18 anni. Il vaccino di Johnson & Johnson sarà testato su 3.500 soggetti pediatrici. Tra i candidati J&J è quello ideale in quanto monodose, potrebbe essere facilmente somministrato a scuola. La comunicazione conclusiva dell’Ema dovrebbe arrivare entro giugno.