Contro la demenza gli esercizi sono on line

Un portatile touch screen e i pazienti seguiono il trattamento a casa: esperimento a Pavia
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Esercizi al computer per rallentare il decadimento cognitivo, che comincia subdolamente e a poco a poco rosicchia abilità. Un approccio veloce e coinvolgente per contrastare dimenticanze, disorientamento, tutte cose che compromettono la normale vita quotidiana. Funzionerà? La risposta arriverà dall'istituto Mondino di Pavia, che ha messo a punto una sperimentazione dedicata. che dovrebbe aiutare ad arginare il fenomeno, rallentare l’avanzata della demenza cognitiva facendo in modo che, quanto meno, non peggiori. È un progetto di teleriabilitazione per pazienti con deficit iniziali. Si chiama HomeCore (Home Cognitive Rehabilitation), ed è racchiuso in un software che, grazie ad un portatile fornito dal Mondino, i pazienti potranno utilizzare direttamente a casa: facendo esercizi al computer per stimolare le loro capacità, controllati a distanza da una équipe di specialisti.

 

Il progetto, per ora, si rivolge a 40 pazienti. Il punto di partenza è intervenire con la riabilitazione nelle fasi iniziali del decadimento cognitivo che le terapie farmacologiche non sono in grado di rallentare. In pratica prendere in esame persone dai 60 anni in su che hanno rivelato ai medici di aver accusato sintomi che non riescono a spiegare. Quindi persone già sottoposte a verifica in clinica. Dopo la prima indagine, solitamente i pazienti vengono indirizzati verso un percorso di riabilitazione in istituto, quindi con la necessità di andare e venire da casa per fare esercizi a contatto con gli operatori. Da questo punto di vista il progetto HomeCore crea una rivoluzione. Attraverso il portatile fornito loro, con un supporto richiesto ai care giver, che vengono addestrati per l’occasione, iniziano un percorso di riabilitazione lungo 6 settimane, di 3 sedute a settimana. I pazienti vengono valutati all’inizio, dopo l’intervento, e poi nel corso di due follow up: a sei mesi e ad un anno dalla teleriabilitazione. Questo per consentire all’équipe del Mondino di «comprendere l’efficacia dell’intervento e quanto possa mantenersi nel tempo, considerando già un risultato il fatto che lo stato del malato si sia mantenuto tale nei mesi».

 

Gli esercizi al computer sono veloci e più coinvolgenti rispetto a quelli su carta, perché garantiscono un approccio interattivo: il malato, attraverso il monitor del pc fornito, visualizza immagini colorate e risponde a comandi intuitivi. Tutto questo per verificare come il suo cervello reagisca agli stimoli che arrivano dall’ambiente circostante e se sia in grado di cogliere i segnali che sollecitano le diverse funzioni cognitive, compatibili con il suo stato di avanzamento nella cura. Gli esercizi sono a portata di tutti: si tratta, ad esempio,di sistemare in ordine cronologico una sequenza di scene, oppure di ascoltare un insieme di numeri e riscriverli in ordine inverso, o ancora di comporre dei puzzle, oppure i frammenti di un’immagine che viene proiettata per alcuni secondi e poi cancellata.  

 

I dati, non univoci, sull’efficacia delle terapie farmacologiche ora disponibili, sono stati lo stimolo alla messa a punto del protocollo per questo  trattamento cognitivo “a distanza”, che le persone interessate possono utilizzare tra le mura di casa, con un costante monitoraggio da parte degli specialisti in clinica. Ciò è risultato possibile grazie all’impiego di un software costruito ad hoc, HomeCoRe appunto, in grado di generare gli esercizi personalizzati che i pazienti possono eseguire dal pc touch screen fornito dalla Fondazione. Responsabili del progetto di teleriabilitazione sono Sara Bottiroli e Sara Bernini, neuropsicologhe della Fondazione, da anni impegnate nella prevenzione del decadimento cognitivo, nell’invecchiamento sano e nel mantenimento delle abilità residue in quello patologico. 
"HomeCoRe rappresenta il risultato più recente di una collaborazione che dura ormai da 15 anni con il Dipartimento di Ingegneria industriale e dell’informazione – spiega Bottiroli – il gruppo di ricerca coordinato da Silvana Quaglini, con la collaborazione dell’ingegnere Silvia Panzarasa, ha creato e sviluppato un sistema per la riabilitazione cognitiva, negli anni utilizzato a supporto delle sedute riabilitative all’interno della Fondazione, e oggetto di studi scientifici che ne hanno dimostrato la validità. Con questo nuovo sviluppo abbiamo deciso di “portare” il sistema a casa del paziente".

I primi segnali di demenza

"Se parliamo di demenza, i primi segnali possono essere le dimenticanze nel quotidiano tali da compromettere lo svolgimento delle attività nella vita di tutti i giorni – spiega Bottiroli – se parliamo di invecchiamento cognitivo lieve ci riferiamo, ad esempio, al fatto di dimenticarci alcuni appuntamenti o dove si sono lasciate le chiavi, al disorientamento, al non trovare le parole: cose che compromettono il quotidiano e di cui i familiari si lamentano".

Che cosa bisogna fare in questi casi? "Diventa utile una valutazione neuropsicologica – prosegue Bottiroli –. Il Mondino si avvale del Centro per disturbi cognitivi e demenza (sono circa 800 i pazienti trattati all’anno), che procede a valutazioni psicologiche per capire se si tratti di semplici lamentele o se invece sia decadimento cognitivo. Indagine eventuamente integrata con esami strumentali e funzionali".

La tecnologia che aiuta in tempi di Covid

"Abbiamo verificato, comunque, che chi tiene la mente allenata migliora nel tempo rispetto a chi non fa nulla – conclude Bottiroli – questo progetto di trattamento a distanza è contemporaneo, perchè la tecnologia sta occupando un ruolo sempre più rilevante nella società moderna. In particolare, la teleriabilitazione può rivestire un ruolo fondamentale nella continuità assistenziale dei pazienti dimessi e nella presa in carico di nuovi che possono avere difficoltà ad andare costantemente in clinica. Questa opzione diventa ancora più preziosa in momenti di emergenza sanitaria, come quella attuale generata dal Covid-19, consentendo di limitare gli spostamenti e riducendo, di conseguenza, le possibili occasioni di contagio".
Il progetto HomeCore è Finanziato dai fondi di Ricerca corrente della Fondazione assegnati al Dementia Clinical Research Center e diretto da Stefano Cappa, prevede il coinvolgimento dei pazienti che fanno riferimento al Centro per Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), diretto da Elena Sinforiani, e all’Unità Complessa di Neuroriabilitazione, sotto la direzione di Cristina Tassorelli.