Covid: il nuovo calcolo dell'indice Rt, come cambia la valutazione del rischio

Fa parte dei parametri che determinano i colori delle regioni che ora chiedono di calcolarlo in modo diverso basandosi sugli accessi alle terapie intensive. Il parere del virologo Fabrizio Pregliasco
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FAR PESARE meno l'indice di trasmissibilità (Rt) dando più peso agli indici di pressione ospedaliera, in particolare sulle terapie intensive, e al tasso di vaccinazione dei soggetti fragili. È questo il ragionamento che sta alla base dell'ipotesi di un nuovo calcolo dell'indice di trasmissibilità Rt, definito appunto 'ospedaliero', che avrebbe il vantaggio di non far scattare con facilità la fascia arancione per chi è in bilico.

L'indice di contagio Rt è il parametro che ci dice quante persone può contagiare un solo malato in un certo periodo di tempo. Quando è superiore a uno significa che una persona riesce a contagiare più di un'altra persona e più il numero aumenta più una malattia sta circolando. Se l'indice è uguale a 2 significa che in media ogni infetto contagia altre due persone. A differenza dell'indice R0 che indica il numero medio di infezioni trasmesse da ogni individuo infetto ad inizio epidemia, quando non sono effettuati specifici interventi per il controllo dell'infezione, Rt permette di valutare l'efficacia nel tempo delle contromisure adottate per limitare la diffusione del Coronavirus. In una pagina dedicata alle "FAQ sul calcolo del Rt", l'Iss precisa che "R0 e Rt possono essere calcolati su base statistica a partire da una curva di incidenza di casi giornalieri (il numero di nuovi casi, giorno per giorno)".

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Perché cambiare calcolo

Finora il criterio adottato dall'Iss per calcolare Rt si è basato sul conteggio dei casi positivi sintomatici confrontandoli con quelli della settimana precedente. Per garantire una maggiore precisione, il confronto è stato fatto fra i dati della penultima settimana con quelli della terz'ultima settimana. Di qui il problema del ritardo. Ma perché i presidenti delle regioni ora chiedono la modifica dei parametri che definiscono le zone a colori? Il fatto è che l'Rt viene calcolato solamente sui soggetti sintomatici. Questo significa che possono esserci delle differenze tra l'indice di contagio e l'incremento di nuovi casi come è successo la scorsa settimana quando l'indice calcolato dal monitoraggio delle regioni era in risalita mentre il totale complessivo dei casi diminuiva. E quindi all'aumento dell'indice Rt (arrivato a 0,89, sempre sotto la soglia di allerta dell'unità), non è corrisposta una ripresa dell'epidemia.

Riaperture e aumento dei casi

Insomma, il valore Rt rischia di essere sovrastimato in aree a bassa incidenza, dove un rialzo anche piccolo può far impennare l'indice relativo facendo scattare le restrizioni anche se il virus non circola velocemente. "Attualmente lo 0,7% dei casi diagnosticati finisce in terapia intensiva e di questi un terzo muore", spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'istituto Galeazzi di Milano. "Ma davanti abbiamo una prospettiva positiva perché se tutto procede bene, arriveremo a numeri elevati di soggetti vaccinati e di protezione delle persone fragili con una conseguente riduzione delle ospedalizzazioni ed in particolare dell'occupazione delle terapie intensive". Insomma, ci sono i presupposti per cambiare metodo di valutazione della situazione. "L'orientamento è quello di andare verso un'apertura, che tutti desiderano", prosegue il virologo. "Questo comporta il rischio di un incremento dei numeri di nuovi casi, ma si verificheranno prevalentemente tra i soggetti non vaccinati, quindi tra i giovani che avranno una sintomatologia meno grave".

I modelli alternativi

Dunque, è il momento giusto per abbandonare il modello dell'indice Rt? "Questa è una scelta politica - chiarisce Pregliasco. - Ma certo focalizzarsi ora sull'Rt ospedaliero ci offre una rappresentazione diversa della malattia che può aiutarci a governare meglio la situazione attuale e fornire ai decisori un altro indicatore di fattibilità". Ma quale sarà il nuovo calcolo? Al vaglio sembrano esserci varie possibilità e si sta cercando il metodo ritenuto più adatto alla situazione attuale e dei prossimi mesi: "I metodi più accurati per calcolare Rt sono due", spiega il fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook 'Coronavirus-Dati e analisi scientifiché e da poco nominato consulente scientifico del Festival della scienza e dell'innovazione. "Il primo si chiama Covindex e si basa sull'indice di positività, ovvero il rapporto tra i casi positivi e i tamponi effettuati. Il secondo invece si calcola a partire dai nuovi ingressi in terapia intensiva. Entrambi i metodi hanno il vantaggio di non risentire delle oscillazioni nei tamponi effettuati e si basano su dati più aggiornati rispetto al metodo di calcolo utilizzato finora dall'Iss".

Questo è il metodo già utilizzato dal fisico Roberto Battiston, dell'Università di Trento. "Si tratta di un calcolo che potrebbe essere più conveniente per le Regioni in quanto le vaccinazioni degli anziani riducono gli ingressi nelle terapie intensive: di conseguenza l'Rt potrebbe restare basso anche a fronte di un aumento dei contagi", conclude Sestili.