Fumo, il farmaco del futuro toglierà il piacere

La nuova frontiera per combattere la dipendenza dalle sigarette svelata in occasione della Giornata mondiale contro il tabacco. Obiettivo; agire sui recettori del sistema della gratificazione, una complessa rete di aree cerebrali chiamata "circuito del piacere". 
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AGIRE sui recettori coinvolti nel sistema della gratificazione per «annullare» la sensazione di piacere data dalla nicotina. Sarà questo il meccanismo d’azione dei farmaci del futuro contro la dipendenza da tabacco. E, dal momento che queste molecole interferiscono con il sistema della gratificazione (una complessa rete di aree cerebrali chiamata anche «circuito del piacere»), potrebbero essere utili anche nel trattamento delle dipendenze patologiche più in generale, indotte dalle droghe più note come cocaina e oppiacei. «Lo studio si trova ancora alle fasi precoci, ma sugli animali ha fornito le prove di una efficacia molto alta». A spiegarlo è il professor Marco Pistis dell’Università di Cagliari, esperto della Società Italiana di Farmacologia (SIF) e co-autore dello studio «Inhibition of N-acylethanolamine acid amidase reduces nicotine-induced dopamine activation and reward», recentemente pubblicato su Neuropharmacology.

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Il lavoro è frutto di una collaborazione tra il gruppo italiano di Pistis e la Northeastern University di Boston. «Attualmente – spiega il professore – alcune di queste molecole hanno il difetto di essere “troppo” efficaci, al punto da evocare nel soggetto una difficoltà generale nel provare piacere che potrebbe essere pericolosa». Interferire con il circuito del piacere, in effetti, non è semplice, tanto che se gli «staccassimo la spina» del tutto saremmo completamente incapaci, per esempio, di goderci un pranzo, fare shopping o sesso, e potremmo sviluppare una sindrome depressiva e idee suicidarie. Al team, quindi, il compito di sintetizzare versioni meno «aggressive» degli stessi farmaci.

È giusto, nella Giornata mondiale contro il tabacco, che si celebra il 31 maggio, a rivelare le frontiere della ricerca impegnata su questo fronte e utile è anche fornire una guida per chi intende smettere subito. «Vareniclina, Citisina e Bupropione, anche questi coinvolti nell’interferenza con il sistema della ricompensa, sono i farmaci più utilizzati, così come la Terapia sostitutiva della nicotina, quindi cerotti e gomme da masticare», fa sapere Guido Mannaioni, professore ordinario di Farmacologia all’Università di Firenze, anch’egli membro della SIF e afferente al Centro Antiveleni dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, nel capoluogo toscano.

Proprio da questo osservatorio il professore segnala un fenomeno molto preoccupante: l’abitudine da parte di bambini di mettersi in bocca e masticare mozziconi di sigaretta, rimanendo intossicati. «Già 82 sono i casi pervenuti soltanto al nostro Centro antiveleni». La dottoressa Sarah Vecchio, membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX), direttrice dell’House Organ della società «SITOX Informa», vive invece in «trincea», in servizio al Ser.D. della ASL di Biella dove ha esperienza diretta, trattando centinaia di pazienti. «I farmaci costituiscono sicuramente uno strumento molto valido, ma per affrontare la dipendenza da tabacco – segnala l’esperta – è indispensabile affiancare a questi un percorso di counseling e terapie motivazionali».

Come per altre droghe, oltre al problema della disintossicazione, la sfida ulteriore è evitare le ricadute. E a proposito di motivazioni potrebbe costituire un incentivo conoscere certi dati: ad appena sette giorni dall’ultima «bionda» migliorano gusto e olfatto, a tre mesi la capacità dei polmoni di fare il proprio lavoro aumenta del 30%, mentre a un anno il rischio di malattie cardiovascolari si dimezza. Per non parlare dei soldi che si risparmiano: più di mille euro l’anno nel caso di un fumatore medio. Infine, le famigerate sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato aiutano a smettere? «Non ci sono assolutamente prove – spiega Vecchio – e al momento è possibile pensare a questi strumenti solo nell’ambito di una riduzione del danno per alcune categorie di pazienti. L’obiettivo, coerentemente con le dichiarazioni dell'OMS, deve rimanere quello della cessazione dell’uso del tabacco “sotto qualsiasi forma”».

In Italia, i morti a causa del fumo sono quasi 85mila l’anno, e si tratta di morti prevenibili, dal momento che il tabagismo (inserito nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali come «Disturbo da uso di nicotina») è una patologia curabile. Si può affrontare recandosi al più vicino Centro per il tabagismo. Queste strutture si trovano su tutto il territorio nazionale e il cittadino può sapere facilmente dove trovare il più vicino, consultando il sito della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB): tabaccologia.it