Star bene d'estate: camminare dove l'aria è più pura

Dopo dad e lockdown sentiamo il bisogno di tornare a respirare. Ci sono luoghi in Italia dove la natura è incontaminata, addirittura simile a quella del Circolo Polare Artico
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Sarà un'estate da vivere all'aria aperta, lontano da luoghi chiusi e affolIati, senza smog. Dopo oltre un anno trascorso tra lockdown, dad e smartworking sentiamo il bisogno di tornare a respirare. In riva al mare o davanti a un lago, in mezzo a un bosco o risalendo un pendio di una montagna. Sarà l'estate in cui si cercherà aria pura per ossigenarsi. Magari rimanen­do vicino a casa. E se ci sono luoghi in Italia ricchi di biodiversità, veri e propri tesori naturalistici come il Parco della Sila, c'è però un punto in cui l'aria è incontaminata, addirittura simile a quella del Circolo Polare Artico: Col Margherita (2.550 metri di altezza) in Val di Fassa, punto di osservazione privilegiato del Cnr sulle Dolomiti, Patrimonio Unesco.

Due luoghi incontaminati così diversi  

Proprio qui, su una vetta che segna il confine tra Trentino e Veneto - grazie anche alla collaborazione con la Ski Area San Pellegrino che ha messo a di­sposizione tutta la logistica - è stata installata una stazione del Cnr e si registrano valori di ozono e di Pm10 di poco inferiori a quelli di Ny Ålesund, nelle isole Svalbard in Norvegia, il paese abitato più a nord del mondo.

Due luoghi incontaminati, ma tanto diversi: uno affacciato sul mare di Groenlan­dia, l'altro su alcune delle più imponenti cime do­lomitiche, la parete sud della Marmolada, le Pale di San Martino, le creste del Pelmo e del Civetta. Sole di mezzanotte, aurore boreali, ghiacciai perenni e fiordi per l'isola nel nord del mondo; vette, pareti e sentieri alpini soleggiati al Col Margherita. E se nell'arcipelago delle Svalbard si registrano valori di ozono pari a 100μmicrogrammi/m3, sul Col Marghe­rita il valore massimo su 8 ore è di 99.8 microgram­mi/m3. Simili anche i valori di Pm10: quelli estivi su Col Margherita sono rapportabili a quelli delle Svalbard così come della stazione Jungfraujoch nelle Alpi svizzere occidentali (a 3.580 metri di al­tezza).

A controllare cosa succede a Col Margherita è l'Istituto di Scienze Polari (Isp) presso il Campus Scientifico dell'università Ca' Foscari di Venezia. Il professor Warren Cairns del Cnr, con alle spalle due esperienze di lavoro nel laboratorio italiano in An­tartide, analizza i dati che arrivano da quella vetta distante 150 chilometri.

Professore cosa ha di così speciale quel punto sulle Dolomiti?
"Intanto la conformazione. Si tratta di un anfiteatro naturale a oltre 2.500 metri di altezza che si apre a 360 gradi sull'ambiente circostante. Siamo a livello della troposfera libera dove si muovo­no masse d'aria che arrivano da molto lontano. Per questo è un ottimo punto di rilevamento per lo studio della composizione chi­mica dell'aria che transita sopra le Alpi orientali. Per capire quale sia l'impatto delle attività umane sull'aria. Non solo. La stazione di Col Margherita fa parte di una rete internazionale di rilevamento delle emissioni di mercurio a livello glo­bale, il progetto Gmos (Global Mercury Observation System). È ritenuta fondamentale perché, proprio a causa della purezza dell'aria, fornisce valori di base alle altre stazioni nel mondo su questo contaminan­te ritenuto tra i più tossici".

Salute, quanto contano le nostre scelte quotidiane

Lo studio dei ghiacciai ci aiuta a capire l'impatto degli agenti inquinanti nell'aria?
"Certo, sono una sorta di archivio storico. Le ricer­che condotte alla stazione Concordia, la base fran­co-italiana sull'Altipiano Antartico, hanno svelato che ogni piccola frazione di mercurio che si deposi­ta sulla neve, rimane lì e viene seppellita con il tem­po. I campioni analizzati consentono di mettere in relazione i vari livelli di mercurio con le rilevazioni atmosferiche".

Qual è lo stato di salute della nostra aria attualmente?
"Diversi studi hanno certificato che l'aria durante il lockdown era più pulita, anche nelle zone tradi­zionalmente più critiche. A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia ai trasporti e ai settori pro­duttivi. Risultati importanti, ma hanno avuto vita breve. Basta osservare le immagini che arrivano dal satellite e che riguardano l'Italia. A preoccupa­re sono le concentrazioni degli inquinanti tornati a interessare il Bacino Padano dove, a causa della conformazione orografica, è complesso "diluirli". C'è uno scarso movimento dell'aria. Mai come ades­so dobbiamo convincerci che la salute globale di cui si parla tanto, deve coinvolgere anche un cambia­mento di rotta per quanto riguarda l'inquinamento. Altrimenti non si potrà mai parlare di salute".