Medici no vax davanti al Tar, il presidente dell'Ordine: "Non devono esercitare"

Filippo Anelli commenta i ricorsi lombardi in discussione il 14 luglio: "Iniziative per prendere tempo". E sulla decisione di Macron di licenziare il personale che non si vaccina: "L'Italia ha aperto la strada"
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Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, è stato chiaro quando ha parlato ai suoi concittadini: "A partire dal 15 settembre, se siete medici o paramedici e non siete vaccinati, non potrete più lavorare e non verrete più pagati". In Francia, la "forte ripresa" dell'epidemia Covid-19, che tocca "tutte le regioni" ha imposto al capo dell'Eliseo di usare il pugno di ferro. L'Italia, che già dal 1° aprile scorso, attraverso il decreto Draghi ha imposto al personale sanitario l'obbligo di vaccinars  i, ora sta facendo i conti con l'ondata di ritorno: i no vax. Perché, se il 99,7% di medici e infermieri si è allineato, e ha fatto le due iniezioni anti-Covid, c'è quello 0,37% che non solo non si vaccina, ma si rivolge pure al Tar per cercare di smontare l'obbligo vaccinale introdotto dal governo. "È sbagliato e inutilmente dilatorio", sintetizza Filippo Anelli, presidente Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.

Macron ha annunciato l'obbligo vaccinale per il personale sanitario: chi non sarà immune entro il 15 settembre non potrà lavorare e non verrà pagato. In Italia da aprile si applica il decreto Draghi, meno rigoroso da questo punto di vista. Cosa ne pensa?

"In Italia, con il decreto Draghi, siamo stati anticipatari del principio che per poter esercitare la professione medica e le altre professioni sanitarie sia necessario che ci si vaccini. Abbiamo introdotto il concetto del "requisito", ossia che per esercitare la professione bisogna tutelare se stessi e gli altri, quindi lavorare in ambienti sicuri e covid free. In realtà poteva bastare la legge 81".
 

Cosa intende?
"La legge 81 prevede l'elaborazione di un documento di valutazione del rischio da parte del datore di lavoro. Il quale, nel farlo, decide se sia necessario o meno adottare misure di contenimento dell'infezione. In sostanza prevede che i medici competenti prescrivano con chiarezza l'esigenza di sottoporsi a vaccinazione, che così automaticamente diventerebbe requisito per continuare a lavorare. L'operatore sanitario che si rifiutasse di adottare le misure di sicurezza previste può essere spostato di mansione, arrivando sino al licenzimento".
 

Allora perché quella soluzione non basta?
"Abbiamo imparato che, nonostante i dispositivi di protezione, i medici continuavano a morire. Bisognava fare di più. Il decreto Draghi introduce un concetto nuovo rispetto alla 81: i sanitari che non si vaccinano vanno incontro a un provvedimento sanzionatorio dell'Asl, che li sospende senza stipendio e trasmette tutto agli ordini professionali, i quali hanno obbligo di prenderne atto e a loro volta devono sospendere i sanitari in questione, fino al termine del 31 dicembre 2021".

Quanti ricorsi ad oggi sono stati avviati in Italia contro l'obbligo vaccinale? 
"Oltre a quelli lombardi, di Milano e Brescia, che coinvolgono 500 sanitari, ne è stato calendarizzato uno in Liguria: la pronuncia del Tar è stata fissata ai primi di ottobre. Se non sbaglio dovrebbe riguardare 35 operatori della sanità. Ma su questo fronte c'è un precedente importante da prendere in considerazione".
 

A cosa si riferisce? 
"A un ricorso interessante, presentato contro la legge della Regione Puglia, che lo scorso anno aveva introdotto l'obbligo di vaccinazione anti-Covid. Con questo ricorso, presentato da alcuni infermieri, era stato sollevato un quesito di illegittimità costituzionale. E la Corte costituzionale si era pronunciata a favore della legge pugliese ribadendo l'obbligo di vaccinarsi, pena trasferimento dell'operatore sanitario no-vax ad altra mansione".

 

Cosa pensa della decisione della Francia di introdurre il licenziamento come sanzione per i sanitari che rifiutano il vaccino? 
"Penso che in Italia ci siamo trovati di fronte a una realtà drammatica: 369 medici morti nel corso della  pandemia sono una strage. L'aver azzerato la mortalità con la vaccinazione toglie qualsiasi tipo di argomento, perché non si può lasciare un lavoratore senza tutele. È doveroso, necessario e opportuno vaccinarsi. Anche a costo di licenziare".

 

E cosa pensa dei no-vax che si sono rivolti al Tar?
"Sul piano personale, come cittadini, hanno diritto a decidere liberamente sulla base delle proprie convinzioni individuali rispetto alla propria salute. È un principio della Costituzione, principio sacrosanto. Ma per l'esercizio della professione trovo giusto che vaccinarsi sia un requisito. Se poi per alcuni medici diventa questione di carattere pergiudiziale e ideologica, cioè se non credono nel vaccino, penso che non debbano esercitare. La vaccinazione è fondamentale: ricordiamoci che il vaiolo faceva 300milioni di morti all'anno e con il vaccino abbiamo salvato tante vite".
 

Secondo lei quale significato hanno questi ricorsi?
"Penso che sia una stategia: vogliono arrivare al 31 dicembre, data in cui scade la possibilità che siano sospesi dall'attività. Insomma, cercano di arrivare più in là possibile. Parliamo di un numero esiguo di persone. Perché in Italia i sanitari vaccinati sono il 99,7% su 468 mila, mentre lo 0,37% non si è immunizzato: meno di un migliaio di persone che, però, in questo caso ha un valore simbolico. Una scelta che noi consideriamo non opportuna. Non ci dovrebbe essere nessun medico che metta in discussione il vaccino, se non per motivi di salute".
 

Quindi lei li licenzierebbe.
"Vediamo quali possono essere le loro ragioni. Sono sicuro che il numero dei no-vax si ridurrà ulteriormente. Se li licenzierei? In linea teorica è una soluzione plausibile, ma i medici sono figli di una politica fatta di tagli e di blocco del turn over. Nelle strutture sanitarie il personale è già ridotto al minimo, e una parte del Paese non ha medici di famiglia. Possiamo contare su 17.400 borse di specializzazione promesse dal ministro Roberto Speranza, a cui a giorni se ne aggiungeranno più 3 mila per la medicina generale. Però non è sufficiente a compensare la mancanza cronica di operatori. Quindi bisogna, prima di tutto, esercitare l'arte della persuasione".
 

Conosce no vax pentiti? 
"Ci sono medici che hanno deciso di non vaccinarsi e poi sono tornati sui loro passi. In loro spesso gioca la paura, un vissuto familiare particolare, o un pregiudizio che può essere abbattuto solo confrontandosi sui motivi del diniego".
 

Quale decisione si aspetta dal Tar?
"Dico solo che la sentenza della Coste costituzionale sulla legge della Regione Puglia, costituisce un precedente importante".