Covid, la variante Lambda mette a rischio i vaccini? Nessuna prova, anzi

(agf)
Uno studio giapponese mette in guardia dalla possibilità che possa bucare il vaccino. E uno americano risponde che non c'è alcuna evidenza e che i vaccini finora funzionano
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Ricordate la variante Lambda, quella che - zitta zitta - partendo dal Perù ad agosto dello scorso anno ha contagiato mezza America latina? Ecco, adesso secondo uno studio giapponese in vitro, che però non è stato pubblicato e quindi non è stato sottoposto alla cosiddetta revisione dei pari, quindi della comunità scientifica, questa mutazione di Sars-Cov-2 potrebbe creare dei problemi ai vaccini.

Del resto, sempre in pre print un altro studio su Biorxiv sostiene invece che i vaccini a mRNA funzionano bene anche contro la Lambda: quindi, come sempre in questo ultimo anno, parliamo di scienza in evoluzione continua. E per questo bisogna mantenere i nervi saldi.

Che cos'è la variante Lambda

Lambda è una delle varianti che l'Organizzazione mondiale della Sanità tiene sotto controllo in questo momento per tracciare quanto circola e quanto aumenta la trasmissione. E questo perché ogni cambiamento nel virus - secondo l'epidemiologa Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico Oms per il nuovo Coronavirus - pone qualche minaccia nel funzionamento dei vaccini. In questo momento - osserva Kerkhove - abbiamo classificato la Lambda come variante di interesse a livello globale, ma questo non significa che sia meno importante. È una variante sulla quale abbiamo discusso attivamente e stiamo cercando di raccogliere attivamente il maggior numero di informazioni possibile da ogni fonte disponibile.

Lo studio giapponese

Ma veniamo allo studio giapponese: la proteina Spike di Lambda, secondo scienziati dell'università di Tokyo e di diversi atenei nipponici, è altamente infettiva e questo viene attribuito alla presenza di due mutazioni in particolare.

Una terza mutazione, però (RSYLTPGD246-253N, una delezione di 7 aminoacidi nel dominio N-terminale della Spike), sarebbe responsabile di evasione dagli anticorpi neutralizzanti. Insieme ad altre due (L452Q and F490S), conferirebbe resistenza all'immunità antivirale. "I nostri dati - avvertono gli esperti - suggeriscono che l'inserimento di questa mutazione è strettamente associato alla massiccia diffusione dell'infezione da variante Lambda in Sud America". Ma si tratta appunto di studi in laboratorio.

Lo studio americano

D'altro canto un altro studio americano della NYU Grossman School of Medicine - sempre pre print e quindi non revisionato - compara l'efficacia dei vaccini di fronte alle varianti concludendo che per il momento non c'è niente da temere ma che va messa in atto una sorveglianza per verificare se i vaccinati con mRNA o con vaccini ad adenovirus possano anche ammalarsi - oltre che infettarsi - cosa che dovrebbe spingere al razionale di una dose suppletiva di vaccino. Ma, per ora, conclude lo studio, non c'è necessità di ricorrere al cosiddetto booster, mentre è indispensabile andare avanti con le vaccinazioni.