Quando si può rinviare il vaccino anti-Covid-19?

Credit: Fethi Belaid/Getty Images 
Il vademecum redatto dalla Società italiana di medicina generale con l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute
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IL VACCINOè fondamentale per arginare il progredire di Sars-CoV-2, ma ci sono dei casi particolari da tenere presente, su cui la SIMG ha deciso di fare chiarezza e fornire informazioni utili a medici di famiglia e vaccinatori.

Con le circolari n. 35309 del 4 agosto 2021 e n. 35444 del 5 agosto 2021, il Ministero della Salute ha disciplinato l’adozione e il rilascio dei "certificati di esenzione alla vaccinazione anti-Covid-19" nei confronti di coloro che, per condizioni cliniche specifiche e documentate, non possono ricevere la vaccinazione o completare il ciclo vaccinale e di coloro che hanno ricevuto il vaccino Reithera, anche al fine di ottenere la certificazione verde europea Covid-19. Fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni, sul territorio nazionale sono validi i certificati di esclusione vaccinale già emessi dai Servizi Sanitari Regionali.

Motivi di rinvio del vaccino

Esistono casi in cui è consigliato posticipare la vaccinazione e sono principalmente legati alla protezione già garantita dall’infezione come nei pazienti positivi al SARS-CoV-2 ad almeno tre mesi dal primo tampone positivo e pazienti con Covid-19 che abbiano ricevuto terapia con anticorpi monoclonali laddove non siano trascorsi almeno tre mesi dal trattamento. Queste condizioni danno diritto al green pass di guarigione valido 6 mesi

Vi sono poi soggetti in quarantena per contatto stretto e soggetti con sintomi sospetti di Covid-19: in questi casi l’opportunità di vaccinazione avverrà alla fine della quarantena o successivamente al termine del percorso diagnostico.

Poi ci sono i  pazienti con malattia acuta severa non differibile (un cardiovascolare acuto, epatite acuta, nefrite acuta, stato settico o grave infezione ecc.). Queste condizioni non necessitano di alcuna certificazione di esenzione.

Controindicazioni al vaccino

Di base un vaccino non va somministrato se è presente una controindicazione tale che il rischio di reazioni avverse è maggiore dei vantaggi indotti dalla vaccinazione. Come controindicazione specifica nei confronti di uno o più dei vaccini attualmente utilizzati in Italia, la SIMG identifica l’ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti:

− il polietilene-glicole-2000 PEG contenuto nel vaccino Comirnaty- (Pfizer-Biontech)

− a) il metossipolietilene-glicole-2000 (PEG2000 DMG) (I PEG sono un gruppo di allergeni noti che comunemente si trovano in farmaci, prodotti per la casa e cosmetici),

− b) la trometamina (componente di mezzi di contrasto radiografico e di alcuni farmaci somministrabili per via orale e parenterale) contenuta nel vaccino Spikevax (Moderna)

− Il polisorbato contenuto nei vaccini Covid-19 a vettore virale Vaxzevria (AstraZeneca) e Janssen (Johnson&Johnson). lI polisorbato 80 e? una sostanza ampiamente utilizzata nel settore farmaceutico e alimentare ed e? presente in molti farmaci inclusi vaccini e preparazioni di anticorpi monoclonali.

− PEG e polisorbato sono strutturalmente correlati e può verificarsi ipersensibilità cross-reattiva tra questi composti

− soggetti che hanno manifestato sindrome trombotica associata a trombocitopenia in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria;

− soggetti che in precedenza hanno manifestato episodi di sindrome da perdita capillare con Vaxzevria o Janssen.

In caso di reazione allergica grave alla prima dose di un vaccino Covid-19 si considera la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione.

La vaccinazione anti COVID-19 non è controindicata in gravidanza. Qualora, dopo valutazione medica, si decidesse di non procedere con la vaccinazione, alla donna in gravidanza può essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione.

La sindrome di Guillain-Barré è stata segnalata molto raramente dopo somministrazione di Vaxzevria e Janssen.

Le precauzioni

A volte è presente una condizione in chi dovrebbe ricevere il vaccino che può aumentare il rischio di gravi reazioni avverse o che può compromettere la capacità del vaccino di indurre un’adeguata risposta immunitaria. In questo caso è necessario approfondire il singolo caso. Il più delle volte queste persone possono essere vaccinate ma deve essere presa in considerazione la consultazione con il medico curante o con uno specialista per determinare se la persona può ricevere la vaccinazione in sicurezza.

False controindicazioni

Esistono poi delle false controindicazioni che non danno ovviamente diritto al certificato di esenzione, come quelle che riguardano soggetti affetti da malattie autoimmuni, gli oncologici in corso di radio-chemioterapia, salvo ovviamente specifiche controindicazioni, le donne in allattamento.  Così come le persone con allergie non correlate a vaccini o farmaci iniettabili.

Il Green Pass

La  certificazione verde è stato introdotta dal Decreto legge n. 105 del 23 luglio 2021 e le seguenti certificazioni sono considerate valide per l’ottenimento del green pass (Art. 9 del DL 52/2021):

le vaccinazioni anti-COVID-19 effettuate nell'ambito del Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2. 5

un risultato negativo ad un test per la ricerca di SARS-CoV-2 nelle 48 ore precedenti. I test riconosciuti ai fini del rilascio della certificazione verde sono: o test molecolare di amplificazione dell'acido nucleico (NAAT), amplificazione isotermica mediata da loop (LAMP) e amplificazione mediata da trascrizione (TMA), utilizzato per rilevare la presenza dell'acido ribonucleico (RNA) del SARS-CoV-2, riconosciuto dall’autorità sanitaria ed effettuato da operatori sanitari; o test antigenico rapido inserito nell'elenco comune europeo effettuato tramite tamponi nasali, orofaringei o nasofaringei che permette di evidenziare rapidamente (30-60 min) la presenza di componenti (antigeni) del virus. Deve essere effettuato da operatori sanitari o da personale addestrato che ne certifica il tipo, la data in cui è stato effettuato e il risultato e trasmette i dati per il tramite del Sistema Tessera Sanitaria alla Piattaforma nazionale-DGC per l'emissione della certificazione verde. Sono al momento esclusi autotest rapidi; test salivari; test sierologici. Essere guariti da COVID-19 nei sei mesi precedenti.

Per la prima dose dei vaccini che ne richiedono due, la certificazione verde sarà generata dal 12° giorno dopo la somministrazione e avrà validità a partire dal 15° giorno fino alla dose successiva; nei casi di seconda dose o dose unica per pregressa infezione, la certificazione sarà generata entro un paio di giorni e avrà validità per 270 giorni (circa nove mesi) dalla data di somministrazione; nei casi di vaccino monodose, la certificazione sarà generata dal 15° giorno dopo la somministrazione e avrà validità per 270 giorni (circa nove mesi).

Per il test negativo: la generazione della certificazione avverrà nella giornata.

Nei casi di guariti da meno di sei mesi, è necessario che il certificato di guarigione venga trasmesso dal medico curante o dall'ASL che ha emesso la certificazione di fine isolamento; successivamente verrà generata la certificazione verde Covid-19 che avrà una validità di 180 giorni (6 mesi) dal primo tampone molecolare positivo.

Questo vademecum è a cura di Claudio Cricelli, Ignazio Grattagliano della SIMG, con il contributo di Ilaria Miano, Loris Pagano, Luigi Galvano, Pierangelo Lora Aprile (SIMG); Roberto Ieraci – Referente Scientifico per le Vaccinazioni - Gruppo Strategie Vaccinali Regione Lazio; Silvio Brusaferro, Luigi Bertinato, Anna Teresa Palamara, Fortunato “Paolo” D’ancona, Claudia Isonne (ISS); Andrea Siddu (Ministero della Salute).

Redatto alla luce delle attuali conoscenze in materia, tenendo conto dei documenti rilasciati dalle Autorità Sanitarie nazionali al 14 agosto,  sarà aggiornato alla luce delle nuove evidenze che dovessero aggiungersi al quadro odierno.