Covid, l'importanza degli studi di efficacia sui vaccini

Gli autori di un editoriale su The Bmj riportano i risultati di due pubblicazioni. "Il successo di qualsiasi programma vaccinale dipende dalla qualità delle valutazioni del mondo reale"
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PER The Bmj, rivista medica britannica a cadenza settimanale, sono necessari studi rigorosi sull'efficacia dei vaccini nel mondo reale. "Una priorità urgente a livello globale", la definiscono in un editoriale del 20 agosto gli autori Daniel Hungerford e Nigel Cunliffe, che sottolineano l'importanza di due pubblicazioni sulla effectiveness di CoronaVac (Sinovac Biotech), BNT162b2 (Pfizer-BioNTech) e mRNA-1273 (Moderna).

Effectiveness vs efficacy. Sembrano sinonimi, eppure la differenza è sostanziale. L'Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) definisce effectiveness "il risultato che un intervento sanitario produce effettivamente, concretamente, in condizioni di normale attività". Si differenza dalla efficacy, cioè la validità dello stesso intervento in condizioni sperimentali. L’effectiveness, la reale efficacia di un farmaco (o un vaccino) nella pratica, dipende da numerose variabili, spesso imprevedibili, caratteristiche per ogni contesto. Può essere valutata, in termini quantitativi e qualitativi, grazie agli studi osservazionali, come quelli caso-controllo analizzati dall'editoriale, che considerano due gruppi di soggetti: le persone affette da una particolare condizione (i casi) e i controlli, ovvero gli individui con le stesse caratteristiche dei primi, che però non presentano quella specifica condizione.

Lo studio CoronaVac

Ricerche recenti hanno quindi cercato di capire quanto le procedure di immunizzazione siano efficaci nella pratica reale, quando vengono effettuate sulla popolazione generale. Coordinato dal gruppo di lavoro con a capo l'epidemiologo Otavio Ranzani, uno studio ha stimato l'effetto del vaccino CoronaVac (basato su un virus inattivato) sulla variante gamma in Brasile. Sono stati coinvolti 43.774 adulti di età superiore a 70 anni, residenti nello stato di San Paolo, dal 17 gennaio al 29 aprile 2021. Secondo i dati, dopo due dosi è stata riscontrata un'efficacia del 42% contro il Covid sintomatico di qualsiasi gravità, associata alla riduzione dei ricoveri ospedalieri e dei decessi. Tuttavia, la protezione del vaccino è rimasta bassa fino al completamento delle due dosi e la sua efficacia è diminuita con l'aumentare dell'età.


La ricerca sui vaccini a mRna

Per Chung e colleghi l'obiettivo era valutare i vaccini a mRna (Pfizer-BioNTech e Moderna) contro l'infezione sintomatica e gli esiti gravi (ricovero ospedaliero o morte) del Covid nella provincia canadese dell'Ontario, tra il 14 dicembre 2020 e il 19 aprile 2021. Sono state 324.033 le persone testate, dai 16 anni in su. Dopo due dosi l'efficacia si è dimostrata superiore all'80% contro il Covid sintomatico dovuto a diverse varianti, tra cui alfa, beta e gamma. Più bassa, invece, dopo una singola dose (43-61%).


Per gli autori dell'editoriale, il successo di qualsiasi programma vaccinale dipende dalla qualità delle valutazioni nel mondo reale, contestualizzate a luogo, popolazione e sottogruppi specifici, tenendo conto dei limiti che possono inficiare i risultati. Gli studi sull'efficacia corroborano i dati clinici dei vaccini contro Covid-19 (autorizzati per l'uso grazie a percorsi normativi accelerati), per ridurre i rischi, informare e aumentare la fiducia del pubblico, così da diventare in futuro un punto fermo della sanità pubblica globale.