Covid: il cuore rischia molto di più con la malattia che non col vaccino

(ansa)
Più rari e meno pericolosi i casi di miocardite dopo l'immunizzazione. I dati di una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine
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SONO 2,7 contro 11 su 100.000. Il vaccino a mRNA per la prevenzione dell’infezione da Covid-19 può aumentare lievemente, appunto 2,7 casi su 100.000 persone, il rischio di sviluppare miocardite. Ma l’infiammazione delle cellule del miocardio legata all’infezione da Sars-CoV-2 è ben più frequente. Si verifica mediamente in 11 casi su 100.000. Conclusione: il pericolo di andare incontro a miocardite è più elevato dopo Covid-19 rispetto alle sequele della vaccinazione. La forza della statistica che nasce dall’esperienza della vaccinazione in Israele cala pesantemente sulle polemiche che accompagnano i potenziali effetti indesiderati sul cuore della vaccinazione e conferma come il rapporto rischio beneficio per la miocardite sia fortemente a vantaggio del vaccino rispetto all’infezione naturale.

La ricerca

La ricerca, che prende in considerazione una delle più ampie banche dati mondiali sulla tematica, è stata realizzata da studiosi dell’Istituto di Ricerca Clalit insieme ad esperti dell’Università di Harvard ed è apparsa su New England Journal of Medicine. Sono stati messi a confronto le informazioni relative a 884.828 persone (48% donne) vaccinate con il vaccino Pfizer-Biontech e quelle derivanti da una popolazione di controllo, non sottoposta a vaccinazione, che ha sviluppato invece l’infezione (circa 230.000 persone). Per completezza sono stati anche considerati i dati relativi a persone che, pur non essendo vaccinate, non hanno contratto sars-CoV-2, quindi una popolazione ideale di controllo.

Gli effetti collaterali

Lo studio ha preso in esame diversi possibili effetti collaterali, ben 25, legati alla vaccinazione (sono stati considerati gli eventi occorsi entro tre settimane dopo la prima vaccinazione e dopo il richiamo) e a Covid-19.  L’analisi dei dati permette di rilevare come solo quattro effetti indesiderati tra i molti considerati risultino associati alla vaccinazione: un leggero rigonfiamento dei linfonodi e un maggior numero di casi di appendicite e di infezione da Herpes zoster, oltre appunto alla miocardite. Ma proprio su questo fronte, che è anche quello che più fa discutere, il dato appare davvero importante: dopo vaccinazione ci sono stati 2,7 casi in eccesso su 100.000 persone, concentrati soprattutto in giovani tra i 20 e i 34 anni.

I rischi dopo l'infezione

Dopo Covid-19 in soggetti non vaccinati il tasso si è impennato fino a 11 casi in eccesso su 100.000 persone. Conclusione della ricerca: il vaccino appare associato con un più elevato rischio di miocardite rispetto alla popolazione generale sana, che si può stimare in 1-5 eventi ogni 100.000 persone. Ma questa cifra è molto inferiore a quella che si osserva dopo infezione da Sars-CoV-2. Dall’analisi dei ricercatori emergono però altri dati sui rischi per il cuore legati a Covid-19 che fanno riflettere: per le aritmie, l’eccesso di casi nelle persone con Covid-19 rispetto alla popolazione sana di controllo è stato di 166 casi per 100.000 malati, per la pericardite, i casi in eccesso sono stati 11 su 100.000 persone, per l’embolia polmonare 62 su 100.000 persone, per l’infarto 25 su 100.000 persone.

Un virus nemico del cuore

Insomma: il virus Sars-CoV-2 è nemico del cuore. d’altro canto, fin dall’inizio della pandemia, proprio gli effetti sull’apparato cardiovascolare di Covid-19 hanno attirato l’attenzione degli studiosi. Con l’avvento delle vaccinazioni è stato osservato dopo il vaccino una più elevata incidenza di miocarditi e pericarditi rispetto alla popolazione generale, anche se peraltro i pochi casi osservati in più rispetto alla media dopo vaccinazione, come riportato da un lavoro apparso su Jama, si sono risolti o sono apparsi in miglioramento dopo pochi giorni. Ora questa ricerca sui grandi numeri di Israele pone però un tassello fondamentale nelle conoscenze e soprattutto offre un dato statistico inconfutabile: parlando di miocardite c’è davvero più rischio ad ammalarsi di Covid-19 che a sottoporsi alla vaccinazione.

I vaccini

“La sicurezza del vaccino è fondamentale per il successo del programma di vaccinazione contro il Covid 19. Ad oggi, in un piano di vaccinazione senza precedenti nella storia dell’umanità, sono state somministrate più di 5,11 miliardi di dosi in 183 paesi, circa 38,4 milioni di dosi al giorno – spiega Ciro Indolfi, Presidente della Società Italiana di Cardiologia. Solo negli Stati Uniti, finora sono state somministrate 366 milioni di dosi”.  Ovviamente, con queste cifre, i dati relativi alla sicurezza sono fondamentali anche alla luce della recente autorizzazione definitiva da parte della Food and Drug Administration americana (Fda) del vaccino a m-RNA.

Dopo la seconda dose

L’ente ricorda il possibile aumento del rischio di miocardite in particolare entro i sette giorni successivi alla seconda dose. Il rischio osservato è maggiore tra i maschi di età inferiore ai 40 anni rispetto alle femmine e ai maschi più anziani, con un rischio più alto nei maschi di età compresa tra 12 e 17 anni. “La Fda inoltre ricorda che la maggior parte delle persone affette da miocardite post-vaccino ha avuto una risoluzione dei sintomi anche se alcune persone hanno richiesto il supporto di terapia intensiva – riprende Indolfi. Lo studio condotto da Barda e colleghi dimostra il sostanziale effetto protettivo dei vaccini rispetto a eventi avversi che vanno oltre la miocardite come danno renale acuto, emorragia intracranica e anemia, probabilmente perché l'infezione è stata prevenuta.

Le patologie

Inoltre, le persone con infezione da Sars-CoV-2, sembravano essere a rischio sostanzialmente più elevato di aritmia, infarto miocardico, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, pericardite, emorragia intracerebrale e trombocitopenia rispetto a coloro che hanno ricevuto il vaccino. Uno dei principali limiti di questo studio è la mancanza di stime del rischio in base al gruppo di età e al sesso. In conclusione, quindi, il vaccino Pfizer-BioNTech Covid-19 è associato ad un lieve aumento del rischio di miocardite, un'infiammazione del muscolo cardiaco. Tale effetto collaterale rimane raro e i benefici del vaccino superano ampiamente i rischi del Covid-19 che ha maggiori probabilità di causare miocardite rispetto al vaccino”.

Miocardite 

La miocardite è legata all’infiammazione acuta delle cellule del miocardio, che è appunto il tessuto muscolare cardiaco. Si manifesta con sintomi che vanno dalle palpitazioni con aumento della frequenza dei battiti cardiaci fino a senso di oppressione al torace, ma in qualche caso sono presenti febbre e tosse che non si spiega. Va detto che anche per questo quadro la causa virale è spesso importante, tanto che, in epoca precedente a Covid-19, la miocardite era spesso conseguenza di un’infezione influenzale. Va detto che questa infiammazione può indurre nelle forme più gravi anche vere e proprie aritmie e addirittura condurre all’insorgenza di scompenso cardiaco. Il trattamento, caso per caso, va ovviamente impostato dal cardiologo.

Pericardite

La pericardite è invece l’infiammazione della membrana che protegge il cuore: in qualche caso, può dare segni e sintomi estremamente preoccupanti, arrivando in alcuni casi a simulare quanto si verifica in caso d’infarto. In caso di pericardite infatti il cuore può anche non lavorare a dovere perché è come se si trovasse schiacciato in una morsa che permette al muscolo di espandersi. Così possono comparire il dolore, le alterazioni del ritmo cardiaco con l’aumento dei battiti, una sensazione di malessere. Pochi esami sono poi sufficienti per chiarire il quadro, che nella sua forma essudativa (il cuore viene circondato da un liquido) viene trattato quasi sempre con successo. Il problema è comprendere l’origine del problema.

Se si sospetta che la pericardite sia legata a qualche malattia specifica (come ad esempio l’artrite reumatoide o il lupus) bisogna identificarla e curarla, in questo modo si risolverà anche l’infiammazione del pericardio. Quando invece è in gioco un’infezione virale il trattamento deve essere sintomatico. In tutti i casi, la pericardite di natura virale si manifesta nella forma essudativa che costringe il cuore circondato dal liquido che si crea tra la membrana esterna e la sua parete. La forma costrittiva appare molto più rara e può essere legata a condizioni specifiche, come un’infezione di tipo tubercolare o essere tra le conseguenze di un’operazione sul cuore.  Lo specialista cardiologo, caso per caso, può studiare il trattamento più indicato che comunque dipende dalle cause che hanno provocato il quadro: se è in gioco un’infezione virale occorre soprattutto contrastare i sintomi riducendo infiammazione e dolore.

L’importanza del monitoraggio

Lo studio pubblicato su New England Journal of Medicine, in ogni caso, conferma un leggero aumento del rischio di miocardite e pericardite post-vaccinazione, pur se molto più basso rispetto a quello legato all’infezione. Ed è un ulteriore prova dell’attenzione alla farmacovigilanza che poco tempo fa ha portato poco tempo fa l’Agenzia Europea del Farmaco, attraverso il Comitato per la sicurezza (Prac), alla conclusione che dopo la vaccinazione con i vaccini a Rna messaggero si possono osservare casi molto rari di queste condizioni cardiache, raccomandando di inserire l’infiammazione del miocardio (il tessuto muscolare cardiaco) e del pericardio (la membrana che ricopre il cuore) tra i nuovi effetti indesiderati legati alla somministrazione del vaccino.

Ma certo anche sul fronte clinico, peraltro, si ha una sensazione di differenza tra le miocarditi post-vaccinazione e quelle legate all’infezione da Covid-19. Sul tema qualche tempo fa si è espresso Alfredo Marchese, Presidente della Fondazione GISE e responsabile del Laboratorio di Cardiologia Interventistica all’Ospedale Santa Maria di Bari. Secondo l’esperto i quadri di miocardite legati ad un eccesso di risposta infiammatoria in seguito allo stimolo vaccinale sarebbero ben più semplici da trattare e con prognosi 'benigna' rispetto alle reazioni indotte dall’infezione virale vera e propria. Dopo vaccinazione le miocarditi, che in termini generali possono anche passare del tutto inosservate, hanno una natura diversa rispetto a quelle, ben più gravi, che si legano alle infezioni virali con alta carica virale capaci di “annidarsi” nel muscolo cardiaco.

Casi non gravi dopo il vaccino

In pratica sarebbero legate ad una reazione immunomediata che si esprime a livello del miocardio sempre per reazione all'RNA virale somministrato col vaccino. “Per questo hanno un percorso benigno, visto che sono legati ad una risposta particolarmente 'vivace' del sistema immunitario del giovane – fa sapere Marchese. Al contrario una miocardite da Covid-19 può essere molto grave, visto che si inserisce in un quadro che coinvolge anche diversi organi e che soprattutto vede il virus continuare a replicarsi incessantemente. Da un lato, dopo vaccinazione, possiamo osservare un’infiammazione che può essere facilmente controllata e spesso non viene nemmeno percepita, dall’altro con l’infezione naturale da Sars-CoV-2 c’è il rischio di danni gravi al cuore, con il virus che continua a replicarsi. Per questo il rapporto rischio-beneficio pende chiaramente a favore dell’immunizzazione”.