Alberto Mantovani: "Per battere il Covid abbiamo bisogno di nuovi vaccini"

Un grande scienziato spiega che serve una nuova generazione di prodotti. Per sconfiggere il virus
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Con l'avvicinarsi dell'autunno vale la pena di riflettere su quel che ci aspetta, anche alla luce di quanto abbiamo appreso, fino ad oggi, dall'esperienza della pandemia. Un sapere cristallizzato da Science 20 (S20) - che si terrà accanto al G20 di Roma - coordinato dall'Accademia dei Lincei.

La ricerca

Senza, non saremmo riusciti a mettere a punto in meno di un anno i vaccini contro Covid, né avremmo fatto progressi con i monoclonali, che finalmente sembrano dare risultati, o con i marcatori (alla definizione dei quali ha collaborato anche Humanitas) che aiuteranno a identificare la migliore terapia per ogni paziente. E nemmeno saremmo giunti a definire che una dose sola di vaccino è sufficiente per chi ha avuto la malattia.

La cooperazione

Scienza e ricerca parlano una sola lingua. Lo dimostra il più grande studio mai visto sul rischio genetico associato a forme grave di Covid-19 che ha coinvolto 3.500 scienziati di 25 Paesi diversi. Mai come in questi mesi i ricercatori hanno lavorato insieme rendendo disponibili i dati in Open Access, per condividere subito scoperte e progressi per il bene comune.

Fare rete

I vaccini a mRna sono forse il risultato più eclatante della sinergia fra ricerca pubblica e privata. Recovery, la piattaforma di sperimentazione clinica del servizio sanitario nazionale inglese, ha attratto finanziamenti dal mondo industriale: qui sono stati sperimentati farmaci a basso e alto costo - dal desametasone agli anticorpi monoclonali - e la conoscenza è stata tradotta in dati utili a tutto il mondo. In Italia, al momento è in corso uno studio - condotto in 12 Irccs, fra cui Humanitas - che mira a comprendere la risposta ai vaccini dei pazienti con sistema immunitario compromesso. Importante anche la ricerca di emergenza, sostenuta sia dalle donazioni dei privati che dal pubblico.

Solidarietà

Una quota importante della popolazione mondiale è vaccinata contro Covid: la sfida, ora, è raggiungere tutti gli altri con dosi di informazione oltre che di vaccino, perché i comportamenti responsabili restano fondamentali. I vaccini sono come una cintura di sicurezza: anche se la indossiamo, in auto non passiamo con il rosso!

Condividere le armi di prevenzione e cura anche con i Paesi a basso reddito è un obbligo morale, legato al fatto che tutte le sperimentazioni dei vaccini sono state condotte anche in quei Paesi. I risultati, dunque, devono ricadere anche su queste stesse comunità: far arrivare i vaccini in Sud America o in Africa è un dovere oltre che una necessità, perché fermare la corsa del virus a livello globale tutela tutti noi dall'insorgere di ulteriori varianti.

Le armi

Per vincere la battaglia contro Covid abbiamo bisogno di nuovi vaccini: più facili da utilizzare e condividere, e ancora più efficaci. Alcuni, anche mirati contro una o più varianti, sono già in sperimentazione. Ci troviamo di fronte a un virus che è un bersaglio mobile: dobbiamo utilizzare le armi a disposizione in modo intelligente. Questo potrebbe voler dire arrivare a una terza dose di uno dei vaccini esistenti, sulla base dei dati di efficacia contro le varianti o di perdita di memoria immunitaria.

Inoltre, abbiamo bisogno di anticorpi monoclonali, strategie di blocco dell'infiammazione e nuovi antivirali che ci portino a una situazione simile all'Hiv, in cui con i farmaci controlliamo bene la malattia. E abbiamo bisogno di imparare a dare a ogni singolo paziente la diagnostica e il trattamento più adatti: grazie alla genetica e ai nuovi biomarcatori abbiamo fatto progressi, ma la strada è ancora lunga.

*Direttore scientifico Humanitas e professore Humanitas University