Covid, ritorno a scuola: di cosa hanno paura i genitori

Mamma e papà sono in ansia. Per le incognite dell'anno che si apre. Uno psichiatra spiega come gestire la ripresa
2 minuti di lettura

Convivere con le proprie ansie accettandole con flessibilità e trovando un significato anche negli eventi più spiacevoli: potrebbe essere per i genitori un modo per affrontare la ripresa della scuola con tutte le incertezze che la accompagneranno. È l'opinione di Pooja Lakshmin, professoressa di psichiatria alla George Washington University School of Medicine ed esperta di salute mentale della donna e della maternità.

L'attesa della quarta ondata per l'autunno, sostenuta principalmente dalla cosiddetta variante delta ("indiana"), più contagiosa del ceppo di Wuhan e di quello alfa ("inglese"), ha in molti casi riattivato preoccupazioni che sembravano sopite, in particolare riguardo alla possibilità che i figli possano contagiarsi a scuola.

L'uso delle mascherine durante le lezioni, i turni sfalsati per ridurre le occasioni di contatto, la riduzione della capienza dei mezzi pubblici e, negli scenari peggiori, la chiusura parziale o completa delle scuole sono solo alcuni dei disagi che aspetteranno le famiglie alla ripresa dell'anno scolastico.

La psichiatra consiglia di considerare questi possibili eventi come dei "traumi con la T minuscola", che non hanno cioè a che fare con un grave pericolo per la vita nostra o delle persone che amiamo, ma che comunque tendiamo ad allontanare dal pensiero perché evocano troppa ansia. Invece familiarizzare sin d'ora con la prospettiva che le scuole possano chiudere, provare a immaginare le proprie sensazioni anche fisiche (per esempio gli effetti dell'ansia sul respiro e sul battito cardiaco) e le preoccupazioni pratiche e organizzarsi in anticipo dal punto di vista logistico potrebbe farci trovare preparati davanti a una chiusura improvvisa, in grado di gestire l'ansia e aiutarci anche a rielaborare l'esperienza traumatica del primo lockdown.

Un altro punto importante è mantenere sempre un atteggiamento di flessibilità: non permettere cioè alle proprie ansie di prendere il sopravvento pensando che c'è qualcosa che "non potremmo mai sopportare". I pensieri spiacevoli vanno accettati ma anche inquadrati per quello che sono: preoccupazioni che vanno e vengono come onde nel mare, e come tali è necessario lasciarle andare, senza focalizzarcisi troppo.

Uno studio condotto dall'Università di Rochester (New York) su più di 370 coppie di genitori tra marzo e aprile 2020, in piena emergenza pandemica, ha dimostrato che i genitori che tendono a mantenere una visione rigida e pessimistica sono a rischio di depressione, mentre i loro figli sono più inclini a sviluppare ansia e comportamenti aggressivi.

Superare la rigidità significa anche accettare l'incertezza: la non completa efficacia dei vaccini e delle campagne vaccinali, il fatto che non sappiamo quando torneremo alla normalità, e soprattutto che molto di ciò che accade è fuori dal nostro controllo. Ferma restando l'importanza dei presidi di protezione e delle norme di comportamento volte a ridurre il rischio di contagio, bisogna anche ammettere che non si può risolvere tutto solo con il "fare": in vista di possibili nuove ondate dobbiamo anche accettare i nostri sentimenti di delusione, sconforto, rabbia, solitudine, confusione.[[ge:rep-locali:content-hub:312322724]]

Ma nell'esperienza della pandemia possiamo trovare anche significati positivi: possiamo imparare qualcosa su di noi e sui nostri legami affettivi, scoprire in noi o nei nostri figli risorse creative inaspettate, e trovare episodi di cui andare fieri per come abbiamo saputo sopportare la sofferenza. Anche se forse non ce ne rendiamo conto, potremmo ritrovarci più saggi e più capaci di affrontare le difficoltà di quanto crediamo.

*Psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale, Viterbo