Tumori. Storia di Anthony che dona i suoi capelli alle ammalate

Dopo la perdita della madre si lascia crescere i capelli per donarli alle associazioni che creano parrucche per le pazienti oncologiche. "Il mio gesto non debellerà il cancro, ma aiuta le donne ad affrontare uno dei momenti più difficili della malattia. E tornare a piacersi"           
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Sono passati 5 anni da quando sua madre è scomparsa per un tumore. "Lei aveva sempre avuto capelli lunghissimi, liscissimi, nerissimi". Così la descrive Anthony, 33 anni, romano, appassionato di Pentathlon, ricercatore biologo, che ora racconta la sua storia a Salute Seno (qui il link per iscriversi gratuitamente alla newsletter). La diagnosi, carcinoma polmonare, è arrivata nel settembre del 2015, poi ad ottobre il primo ciclo di chemio. "Lei era disperata all'idea che le sarebbero caduti i capelli. Nessuno di noi aveva capito la gravità della situazione. Mi dispiace dirtelo, le dissi, ma li devi tagliare prima che comincino a cadere. Ci facciamo la 'boccià tutti e due, poi scegliamo una parrucca. Così ho cercato su internet siti specializzati, sia per capire dove rivolgermi per comperare la parrucca (non avevo idea che costassero così tanto!) sia a chi potessi donare i suoi capelli. Ma lei non ha permesso che li tagliassi. Ha accettato di perderli e non si è mai sentita in difficoltà nel mostrare quello che purtroppo stava sopportando. Ho rispettato la sua scelta, ma quel giorno ho fatto a me stesso una promessa".

L'appuntamento speciale dal barbiere

Anthony accompagnava la madre ad ogni seduta di chemioterapia aspettandola in sala d'attesa. In quei mesi ha visto tante persone perdere i capelli. Il tumore però peggiorò velocemente e il 4 maggio 2016 causò un arresto respiratorio. Qualche tempo dopo la scomparsa della madre, Anthony è entrato in contatto con un'associazione che donava parrucche, ma la richiesta era che le ciocche fossero lunghe almeno 25 centimetri. A quel punto, ha preso una decisione: ha cominciato a farsi crescere i capelli. "Non l'ho mai detto a nessuno, neanche ai miei quattro fratelli, che insistevano affinché li tagliassi, o al barbiere, che è un amico. Andavo da lui ogni sei mesi per tenerli in ordine. Un giorno l'ho chiamato e gli ho detto che mi serviva un appuntamento per il 4 maggio: doveva essere per forza quel giorno".

Non piaceva a nessuno Anthony con quei capelli lunghi, ma ha portato avanti la sua causa, e esattamente due anni dopo la morte di sua madre ha tagliato le sue ciocche allungate di oltre 40 centimetri per donarli all'associazione "Un angelo per capello" e renderle omaggio. "Sicuramente non avrò salvato il mondo, di sicuro non avrò trovato la cura contro il cancro, ma forse ho aiutato una persona in difficoltà e le ho donato un sorriso", ha scritto sul suo profilo  Facebook. È riservato, Anthony, ma felice di aver reso pubblica la sua storia e che altre otto persone gli abbiano chiesto informazioni per poter fare la stessa cosa. Anche a distanza di molto tempo.

In attesa di poter donare ancora i capelli

Ha ricominciato a farsi crescere di nuovo i capelli subito dopo, e di nuovo li ha tagliati dopo più di due anni. Quelle lunghissime ciocche, però, sono ancora in attesa di essere donate perché, causa Covid, tutto il sistema si è rallentato e al momento la onlus a cui si era rivolto Anthony ha sospeso l'attività. Quello di "Angelo per capello" non è il solo progetto in stand by. Anche "Diamoci un taglio", promosso dall'associazione RagionevolMente in collaborazione con le Lilt di Trento e di Bolzano, ha dovuto interrompere la raccolta di ciocche e la consegna di parrucche. "Le aziende con cui collaboriamo per la donazione gratuita di parrucche oncologiche ci hanno informati di essere state messe in profonda difficoltà a causa della pandemia. Similmente, è difficile per la nostra piccola Associazione di volontariato gestire e supportare la logistica delle tantissime donazioni ricevute nel 2020". si legge sul sito.

Come si raccolgono i capelli e per chi

Le modalità con cui si raccolgono i capelli possono essere diverse (per lunghezze richieste, trattamenti e colorazioni ammessi e non, e così via), come le finalità. Nel caso di "Diamoci un taglio", per esempio, le ciocche vengono date a due aziende che le utilizzano per rammendi e riparazioni di parrucche, e che in cambio forniscono parrucche nuove, che possono essere in capelli naturali (che l'associazione scambia con 1.500 grammi di capelli donati) o sintetiche (scambiate con 800 grammi). Il consiglio, per chi oggi volesse regalare i capelli, è di contattare le associazioni di pazienti oncologiche sul proprio territorio, che spesso si occupano anche della donazione di parrucche o che possono dare informazioni. L'associazione FraParentisi, per esempio, riunisce persone e iniziative che offrono servizi utili alle pazienti oncologiche e ha una sezione dedicata alla scelta delle parrucche.

Una tricoteca e tanti messaggi

Un progetto molto diverso, che non si è fermato, è Smile, portato avanti da un'azienda di Roma, Tricostarc, insieme alla Fondazione Prometeus e all'associazione A.T.R.I. (Advanced Tricology Research International) Onlus. In questo caso le ciocche donate entrano a far parte di una tricoteca: per le pazienti che fanno richiesta di una parrucca naturale viene ricercato lo stesso tipo di capello, con lo scopo di non modificare l'identità della persona. In questo modo il prezzo della parrucca si riduce anche di oltre la metà, perché non si deve sostenere il costo della materia prima e resta solo quello della lavorazione (parliamo di cifre che, normalmente, vanno dai mille ai 4 mila euro). Allo stesso tempo, però, è possibile che passi diverso tempo prima che i capelli donati vengano utilizzati. "C'è molto lavoro dietro alla raccolta di queste donazioni e alla lavorazione di una parrucca", spiega Giusy Giambertone, titolare dell'azienda (che storicamente lavorava nel mondo del cinema e della moda) e promotrice del progetto, nato dieci anni fa: "Volevo rendere questo prodotto socialmente utile e con un'attenzione allo spreco. E volevo che chi dona e chi riceve fossero in qualche modo legati. Da qui l'idea di Smile, un sorriso appunto, portato con un messaggio che viene consegnato da chi regala i capelli e diretto a chi li riceverà e che, a sua volta, risponde con un messaggio". 

Le ciocche donate in questo caso devono essere di almeno 40 centimetri, perché la lavorazione ne richiede circa 10. Il progetto Smile riceve molte donazioni, più o meno 10 al giorno, ma molte - spiega Giambertone - non sono utilizzabili, perché i capelli sono troppo corti o, a volte, rovinati. "Per poter realizzare una parrucca servono almeno 6-7 donazioni. Ogni anno consegnamo circa 300 parrucche naturali". Altrettante, questa volta sintetiche, vengono invece date in comodato d'uso gratuito alle pazienti dell'Ospedale San Giovanni - Addolorata di Roma. Il progetto si chiama "Banca della Parrucca" ed è una catena di solidarietà in cui le parrucche, donate da ex-pazienti che non ne hanno più bisogno, vengono messe gratuitamente a disposizione di altre donne.

Una treccia per lo IOV

Proprio in questi giorni, infine, è partita un'altra iniziativa solidale a Caorle (Venezia): chi ha una treccia lunga almeno 25 centimetri da donare, la può portare presso uno degli Hotel della catena Caorlehotel, che a sua volta la donerà ad una onlus, La cura sono io, che ne farà parrucche per le pazienti dell'Istituto Oncologico Veneto (IOV). In cambio di questo gesto, la catena alberghiera offre un pernottamento gratuito (ad eccezione del venerdì e del sabato) o altri servizi per tutto il mese di settembre. Come dice Marilisa Rizzetto, dipendente di Caorlehotel, da cui è nata questa ed altre iniziative in favore dello IOV, "sono piccoli gesti, ma se vengono fatti da tante persone si trasformano in un aiuto concreto".