Covid, il primo vaccino a Dna è pronto ed è made in India

Si chiama ZyCoV-D e viene inoculato sottopelle, con un dispositivo a pressione senza ago. Verrà distribuito già a fine settembre
2 minuti di lettura

Economico e stabile anche per 3 mesi a temperatura ambiente, ZyCoV-D sarà il primo vaccino a DNA contro Sars-CoV-2 a essere somministrato su larga scala. Nel mese di agosto, infatti, l'India lo ha approvato e conta di cominciare la distribuzione nella popolazione over-12 a stretto giro, probabilmente già a settembre. Nonostante la sua efficacia sia "solo" del 66.6% nei confronti dell'infezione sintomatica, la fine della fase sperimentale rappresenta per tanti un successo e apre le porte a una categoria di vaccini che fino a oggi ha avuto poca fortuna in clinica.

Come funziona 

ZyCoV-D, prodotto dalla farmaceutica Zydus Cadila, contiene molecole di DNA circolare, chiamati plasmidi, che portano l'informazione genetica per la proteina spike di Sars-Cov-2 a cui si aggiunge una sequenza che promuove l'attivazione del gene.

Quando viene somministrato, i plasmidi entrano nelle cellule dell'organismo e raggiungono il nucleo dove vengono convertiti in Rna messaggero (mRNA). Le molecole di mRna, poi, si spostano nel citoplasma per essere lette e tradotte proprio nella proteina Spike.

A questo punto il sistema immunitario monta una risposta contro la proteina estranea, producendo cellule e anticorpi specifici che rimangono di guardia anche quando, dopo qualche settimana, i plasmidi vengono degradati.

Efficacia inferiore?

I dati resi disponibili fino a questo momento (lo studio è in pre-print e l'azienda ha riferito di stare raccogliendo tutte le informazioni per la completa pubblicazione) attestano l'efficacia di ZyCoV-D nei confronti dell'infezione sintomatica al 66,6%, inferiore a quella certificata per i vaccini a mRna. Tuttavia secondo diversi esperti si tratta di un risultato di tutto rispetto, considerando oltretutto che le cifre non sono completamente paragonabili: l'efficacia pari a oltre il 90% dei vaccini a mRNA era stata calcolata quando a circolare erano soprattutto il virus originale e la variante Alfa, mentre la sperimentazione di fase 3 di ZyCoV-D si è svolta in un momento in cui a predominare era la variante Delta, riconosciuta come molto più trasmissibile e pericolosa.

La sfida dei vaccini a DNA

Se sulla sicurezza non ci sono dubbi, l'efficacia più bassa è la ragione principale per cui i vaccini a DNA non sono mai arrivati prima all'essere umano, nonostante la tecnologia sia in fase di sviluppo da trent'anni e sia impiegata per altri animali. D'altra parte le molecole di DNA devono arrivare nel nucleo delle cellule, mentre gli mRna si fermano nel citoplasma. Questo rende l'impresa un po' più ardua ed è anche alla base del motivo per cui sia la via di somministrazione sia le dosi di ZyCoV-D sono diverse dagli altri vaccini.

Mentre i vaccini a mRna e quelli a vettore virale prevedono un'iniezione intramuscolare di due dosi (a eccezione di Johnson&Johnson che ne prevede una sola), il vaccino a DNA viene inoculato sottopelle, dove ci sono molte più cellule immunitarie, con un dispositivo a pressione senza ago, e il ciclo vaccinale completo prevede 3 dosi.

I vantaggi 

Rispetto ai vaccini a mRna, un vaccino a DNA è più facile da produrre e da distribuire: ha un costo inferiore ed è più stabile (si conserva tra i -2°C e gli 8°C, ma in base ai test resiste fino a 3 mesi anche a temperatura ambiente). Caratteristiche che lo rendono uno strumento indicato per le strategie di immunizzazione dei Paesi a medio e basso reddito. Zydus Cadila ha promesso all'India una produzione di 120 milioni di dosi all'anno, con le prime 50 milioni prodotte entro l'inizio del 2022.

Non solo Covid

Sebbene il processo di autorizzazione dell'autorità regolatoria indiana non sia identico a quelli che vigono in Europa e negli Stati Uniti, il successo del primo vaccino a DNA è visto da molti come un buon punto di partenza, un trampolino di lancio per gli altri che verranno.

Ci sono infatti una mezza dozzina di vaccini a DNA per Covid-19 in sperimentazione, due in fase avanzata (quello della giapponese AnGes e quello americano di Inovio). Questa strada era stata tentata anche dalla biotech Takis in Italia, ma il successo degli altri vaccini e la mancanza di fondi per le fasi 2 e 3 dei trial ha arrestato l'iter del progetto.

I vaccini a DNA, inoltre, sono una via promettente anche per altri virus umani per i quali oggi non esistono vaccini (per esempio HIV, citomegalovirus e Zika) e per altre malattie, anche per il cancro.