Aumento dei ricoveri, Ciccozzi: "Presto per dirlo, i numeri sostanzialmente stabili"

L'epidemiologo commenta l'aumento dei contagi, tornati a salire dopo quasi due mesi
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“Effetto Green Pass”: è così che l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, professore del Campus Bio-Medico di Roma, definisce l’aumento dei contagi Covid, tornati a salire dopo quasi due mesi, raggiungendo il picco del 32% in appena una settimana. “E’ molto semplice da spiegare: aumentando il tracciamento, ovvero il numero dei tamponi fatti per ottenere la certificazione obbligatoria per il lavoro, abbiamo scovato gli asintomatici”. E anche se per la prima volta dopo settimane di costante discesa si è registrata anche una crescita del 3% dei ricoveri, “il numero dei decessi e della pressione sulle terapie intensive rimangono ancora stabili e questo ci dice che non c’è alcuna impennata del virus, stiamo solo facendo più controlli su persone senza sintomi, cosa che avremmo dovuto fare sin dall’inizio della pandemia".

Preoccupazione over 50

La preoccupazione maggiore rimangono quei 2,7 milioni d’indecisi over 50, che non si sono vaccinati e che rischiano di più, soprattutto se hanno a che fare con bambini piccoli, che sono un importante mezzo di diffusione. In ogni caso il dato aggregato di questo aumento dei ricoveri è poco significativo: bisogna fare un distinguo fra vaccinati e non vaccinati per fasce d’età”. Dimostrazione che arriva anche da un recente studio condotto dal Policlinico di Bari, dove solo un paziente su 265 ricoverati in rianimazione risulta completamente vaccinato, appena lo 0,38%.

“Dovremmo considerate i dati dall’entrata in vigore del Green Pass obbligatorio per i lavoratori come la “settimana zero” da mettere a confronto con le prossime e non con le precedenti”, consiglia l’epidemiologo, rassicurando che “la nostra situazione non è assolutamente paragonabile a quella inglese o russa, e neanche ci arriveremo. L’Italia oggi rappresenta il gold standard d’Europa”.

Secondo Ciccozzi, la Gran Bretagna sta pagando oggi alcuni errori commessi negli scorsi mesi: “La vaccinazione lì è iniziata molto prima che da noi e come sappiamo dopo sei mesi la copertura inizia a scendere. Ma secondo me questi risultati sono anche conseguenza della strategia di immunizzare il più numero di persone possibile con la prima dose, allungando così i tempi della seconda, non assicurando un’adeguata copertura contro la variante Delta che si è dimostrata altamente contagiosa. Stavamo cadendo anche noi in questo errore, ma per fortuna siamo tornati nei tempi standard fra una dose e l’altra, evitando questo problema. Poi altro dato da non sottovalutare è che da giugno in Inghilterra è stato tolto l’obbligo della mascherina, nonostante siano ancora oggi al 60% dell’immunizzazione. E questo li sta portando a pensare al Green Pass obbligatorio e a ipotizzare possibili nuovi lockdown, come ha fatto anche l’Austria. In Russia, invece, è la campagna vaccinale a non aver funzionato, nonostante siano stati i primi a poter contare su un vaccino che si è mostrato anche efficace. Oggi sono al 30% della copertura, principalmente per un problema di comunicazione e fiducia verso Sputnik, ma forse anche per la mancanza di dosi”.

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La raccomandazione di Massimo Ciccozzi è di “non abbassare la guardia e continuare a utilizzare le mascherine: senza rischieremmo di rovinare tutto. Siamo quasi alla fine del tunnel e basta fare due calcoli per dire che per stare tranquilli e raggiungere l’immunità di gregge bisogna arrivare al 90% di copertura vaccinale totale”.

“Cosa succederà questo inverno con il Covid dipende da diversi fattori, ma in particolar modo dalla copertura vaccinale: per tenere sotto controllo il virus, con un R0 che si assesta tra 5-6, dobbiamo raggiungere probabilmente la soglia del 90%”, concorda Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, nel corso di un convegno a Venezia. In Italia la situazione è buona “ma non ottimale perché abbiamo ancora alcuni casi e tra i 30 e i 40 morti al giorno”. In ogni caso “siamo tra i Paesi con l’incidenza più bassa in Europa e nel mondo, grazie alla campagna di vaccinazione e all’uso della mascherina al chiuso”.

Non solo vaccini

Come ricorda anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, i vaccini da soli non bastano. “Dobbiamo continuare con mascherine e distanziamento. Negli ultimi giorni si sta vedendo qualche piccolissimo movimento sulle terapie intensive, ma si tratta comunque di numeri bassi che non dovrebbero creare problemi di alcun genere. Gli over 50 non vaccinati sicuramente rappresentano una criticità sul fronte dell’aumento delle ospedalizzazioni. Oggi non è possibile prevedere tempi per raggiungere un possibile target di vaccinati e l’altro elemento d’imprevedibilità è rappresentato dall’incremento della circolazione del virus nella stagione invernale. Più si avanti rapidamente con le terze dosi, più potremo limitare l’aumento delle ospedalizzazioni”.

Tanti tamponi in più

C’è poi quella “fetta di lavoratori che non intendono vaccinarsi, e che stanno facendo tanti tamponi: stiamo facendo un tracciamento importante e vedendo che il tasso di positività dei tamponi antigenici rapidi rimane costante mentre quello dei molecolari è leggermente aumentato”. Ma anche secondo lui  questo “aumento dei casi non rappresenta nulla di preoccupante al momento, anche se andrà tenuto sotto controllo”.