Mascherine, perché non possiamo ancora abbandonarle nella lotta contro il virus

La mascherina ridurrebbe del 48% il rischio di contagio in presenza di un caso positivo o sospetto. Attenzione ai contatti al chiuso e a incontri protratti per 3 o più ore, a casa, scuola e ufficio
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Colorate, con disegni o con la nostra foto stampata, per moltissimi le mascherine sono diventate, oltre che un'abitudine, un accessorio decorativo. E la scienza ci dice che non dovremmo abbandonarle nemmeno adesso, anche se la circolazione del virus è minore e la copertura vaccinale è aumentata.

Uno studio condotto dall'Università della California a Berkeley ha provato a quantificare - compito arduo - i vantaggi degli interventi non farmacologici contro il coronavirus, fra cui le mascherine, il distanziamento e l'igiene frequente delle mani.

Il risultato? Nei casi di contatto con un positivo l'uso della mascherina ha ridotto in media del 48% la probabilità di infettarsi. Questo dato è una media che vale su un vasto campione di individui, sia non vaccinati sia vaccinati. La ricerca, ancora non revisionata con il processo di peer reviewing, è stata anticipata sulla piattaforma medRxiv, ma bisognerà attendere la pubblicazione ufficiale per la conferma dei dettagli.

Quando il rischio è maggiore

Lo studio si è svolto da febbraio a settembre 2021 e ha coinvolto più di 2.500 volontari, in California, sottoposti al tampone per verificare la presenza di Sars-Cov-2. Di questi, 1.280 sono risultati positivi. Tutti i partecipanti, sia quelli che avevano avuto Covid-19 sia gli altri, hanno fornito informazioni su eventuali contatti a rischio nei 14 giorni precedenti il test, sulla durata e sulle caratteristiche dell'incontro (al chiuso o all'aperto, con persone interne o esterne alla proprio nucleo familiare).

Molto spesso, ben nell'82% dei casi, chi ha riferito di avere avuto un contatto a rischio non indossava la mascherina. Oltre a quantificare l'efficacia di questo dispositivo, la ricerca si sofferma su quali esposizioni sono state in media più rischiose. In particolare, la probabilità di infettarsi è quasi 3 volte più alta quando il positivo è un convivente, 2 volte più elevata quando l'incontro avviene al chiuso e circa 2,6 volte maggiore quando dura dalle 3 ore in su. Attenzione dunque anche a contatti a rischio in ufficio, a scuola e a casa. Ovviamente i rischi sono minori per chi è almeno parzialmente vaccinato (più bassi del 68%) e per chi ha completato il ciclo vaccinale (-77%) rispetto a chi non ha avuto alcuna dose.

"Lo studio - commenta Paolo Villari, Ordinario di Igiene alla Sapienza Università di Roma, non coinvolto nel lavoro - fornisce una nuova prova statistica e conferma il ruolo significativo degli interventi non farmacologici contro Covid-19".

A fronte del grande sforzo e pregio di tradurre in numeri questi rischi, qualche scienziato ha espresso delle perplessità, raccontate in un articolo su Nature, su come è stato costruito lo studio statistico. In particolare la ricerca mette a confronto la situazione di ogni persona contagiata con quella di un soggetto, detto "di controllo", della stessa età e sesso ma non risultato positivo e qualcuno ha dubbi su questo tipo di approccio. L'altro elemento di discussione riguarda il fatto che la ricerca è iniziata prima della diffusione della variante delta, che ha in parte cambiato le caratteristiche dell'epidemia.

Perché eliminare la mascherina è un errore

Il messaggio della ricerca è che, a fronte delle riaperture, alcune accortezze vanno mantenute. Le ragioni sono varie. "I vaccini sono fortemente protettivi contro la malattia Covid-19 nella forma sintomatica - sottolinea Villari, che è anche Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza - ma non sempre impediscono il contagio e dunque non bloccano completamente la circolazione del virus". Inoltre, alcune persone non sono ancora immunizzate (o non completamente) e altre sono in attesa della terza dose, ricordando che l'immunità non è per sempre. "Inoltre, è vero che la vaccinazione è molto efficace, ma non al 100% - rimarca l'esperto - e c'è una piccolissima quota di persone che non sviluppa un'adeguata risposta immunitaria. Per tutti questi motivi il piccolo sforzo di mantenere le misure di protezione fornisce un sostegno per difendere noi stessi e gli altri, soprattutto i più fragili".

Non solo mascherina, le 4 misure essenziali

L'utilizzo della mascherina non è l'unica buona abitudine da conservare, ma oggi non dobbiamo inventarci niente. "Anche oggi per le ragioni citate è importante tenere le distanze, soprattutto se al chiuso o se in un ambiente affollato. E lavare spesso e con accuratezza le mani, anche con i gel igienizzanti se non abbiamo sempre a disposizione acqua e sapone".

Laddove non è possibile il distanziamento, la mascherina diventa ancora più importante, ma vale anche il viceversa. "L'idea è che più misure adottiamo e meglio è", ricorda l'esperto, ma vale anche il contrario: una sola è meglio di zero. Infine la quarta misura, non meno centrale delle altre: restare a casa se si ha febbre o sintomi respiratori". Seguire le regole non è un grosso sforzo, conclude l'esperto, ed è un piccolo prezzo per tornare a una vita lavorativa, sociale e affettiva più piena.