Dieta-terapia contro i tumori: efficace e ben tollerata dai pazienti

Dieta-terapia contro i tumori: efficace e ben tollerata dai pazienti
Una restrizione calorica molto severa durante le cure oncologiche crea uno shock metabolico che può aiutare a contrastare la malattia. Lo studio finanziato dalla fondazione Airc
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Una dieta così "scioccante" da resettare il sistema immunitario dei pazienti oncologici e rafforzare la terapia. Ormai è sempre più evidente: i regimi alimentari molto restrittivi, così come il digiuno, sono buone armi contro i tumori. Ma quanto sono tollerabili da chi è in cura, nei giorni - non sempre facili - in cui viene somministrata la chemioterapia o l'immunoterapia?

È la domanda a cui hanno risposto i ricercatori dell'Istituto nazionale dei tumori (Int) e dell'Istituto Fondazione FIRC di Oncologia Molecolare (Ifom) di Milano, che hanno condotto uno studio, finanziato dalla Fondazione Airc, su 101 pazienti in cura contro il cancro. La dieta testata, ipoglicemizzante, prevedeva una restrizione calorica molto severa, di cinque giorni, da adottare ciclicamente ogni tre-quattro settimane durante la chemioterapia o l'immunoterapia sotto supervisione medica.

Con circa 400-600 calorie il primo giorno e meno di 400 i successivi, era composta principalmente da verdure, olio, tè, frutta, frutta secca e solo una volta pane integrale.

"È stata ben tollerata" fa sapere Filippo de Braud, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia presso Int e principale autore dello studio, pubblicato sulla rivista Cancer Discovery. "Il dubbio maggiore era il deperimento organico, ma solo quattro persone sono passate dalla condizione di normopeso a quella di sottopeso, e non in modo grave. Il 99% dei pazienti, invece, è riuscito a fare almeno un ciclo; di questi, il 76% ne ha fatti almeno tre".

Pochi, statisticamente, anche gli effetti collaterali. "Circa quattro pazienti hanno accusato astenia, cioè fatica, mentre cinque hanno subito un episodio di ipoglicemia. Poi altre piccole reazioni avverse come nausea o sensazione di confusione". Non è stato valutato, invece, l'impatto della dieta sul benessere mentale, anche se, conferma l'esperto, "è un aspetto interessante che andrà approfondito. Per ora, la percezione è che i pazienti siano motivati dall'essere coinvolti in prima persona nella realizzazione di una strategia terapeutica".

Tollerabilità, dunque, ma anche efficacia nel contrastare la malattia. Come? Il presupposto dello studio è che le cellule tumorali approfittino dell'alto livello di zuccheri nel sangue per proliferare. Perciò, riducendo il più possibile il glucosio nei giorni di terapia è come se si colpisse il nemico da due fronti: con la dieta e con i farmaci. "Da questo, ma già da altri studi, sappiamo che il digiuno o le diete molto restrittive sono in grado di ridurre non solo la concentrazione di glucosio nel sangue, ma anche quella dei fattori di crescita che stimolano la moltiplicazione delle cellule tumorali, come l'insulina e il fattore di crescita insulino-simile" spiega de Braud. Allo stesso tempo, lo shock metabolico ha effetto anche sul sistema immunitario, dove riduce il numero e l'attività di cellule cattive, che inibiscono la risposta immunitaria, e aumenta la quantità di quelle buone, come i linfociti T citotossici e le cosiddette cellule Natural Killer, potenzialmente in grado di riconoscere e uccidere le cellule tumorali. "È come se resettasse il sistema immunitario e lo rendesse più efficace", commenta l'esperto.

Ancora non si sa se i meriti derivino solo dalla restrizione calorica o anche dalle sostanze contenute negli alimenti, quindi soprattutto dai grassi insaturi dell'olio d'oliva e della frutta secca e dai nutrienti delle verdure. Così de Braud e colleghi hanno avviato uno studio per capire se ci sono molecole più potenti di altre nell'aumentare l'effetto anti-neoplastico del digiuno e in quali quantità somministrarle ai pazienti.

Allo stesso modo, ancora non si sa su quali tumori sia più efficace l'approccio dieta-terapia. "Il nostro studio comprendeva soprattutto pazienti con cancro al seno, colon e polmone, ma dato che si sono offerti volontariamente non abbiamo potuto fare una campionatura precisa" conclude de Braud. "Per ora, ci siamo concentrati sul cancro al seno triplo negativo, il più ostico da curare perché poco sensibile all'immunoterapia. Infatti stiamo già sperimentando l'effetto della dieta-terapia su 90 donne nello studio Breakfast, mentre in un altro chiamato Digest stiamo studiando l'effetto della restrizione calorica senza chemioterapia sul melanoma e sulle neoplasie della mammella operabili. Ma sono in partenza anche altre ricerche sui tumori polmonari in combinazione con l'immunoterapia".

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