Long Covid in bimbi e ragazzi: dopo tre mesi il 9% dei contagiati non riesce a dormire

Long Covid in bimbi e ragazzi: dopo tre mesi il 9% dei contagiati non riesce a dormire
I primi risultati di uno studio italiano. Tra le conseguenze dell'infezione congestione nasale, mal di testa, insonnia e tosse. Ricerca Usa sull'effetto del vaccino nei giovanissimi contro Omicron
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Di notte faticano a dormire, la stanchezza li assale ma non riescono a chiudere occhio; hanno costantemente il raffreddore e sono affaticati, come se avessero giocato senza fermarsi una partita a calcetto o a basket. Ma in realtà nemmeno si sono mossi. Dicono questo, e molto altro, i primi dati sul Long Covid che colpisce il 17% dei bambini e degli adolescenti contagiati in Italia. Ma, dopo tre mesi, non ancora guariti del tutto. Dati che emergono da uno studio prospettico, coordinato dall'azienda ospedaliero-universitaria di Parma, i cui risultati preliminari sono stati illustrati al recentissimo congresso della Sip (Società italiana Pediatria). Lo studio è iniziato a novembre 2021 e terminerà a marzo 2026.

Mille bambini sotto esame

La ricerca è stata estesa a 14 Centri: sino ad oggi ha interessato circa 1.000 bambini e adolescenti con una pregressa infezione da SARS-CoV-2 di diversa gravità. I pazienti per i quali sono disponibili i primi dati sono 670. Il 31% di loro aveva una patologia pregressa; solo l'1,8% ha avuto necessità di ricovero; nel 15% dei casi l'infezione è stata asintomatica. Ma, a distanza di tre mesi dal contagio, per 118 di quei bimbi e adolescenti (il 17,6% del campione), la situazione non si è affatto risolta. Perchè manifestano almeno un sintomo riconducibile al Long Covid: in particolare, 110 pazienti (16,4%) ne contano almeno due e 84 bambini (12%) almeno tre.

I sintomi più frequenti

Quali sono i sintomi Covid più frequenti rimasti a lungo tra i giovanissimi? Al primo posto viene la congestione nasale (17%), seguita dal mal di testa (15%) e dall’affaticamento (13%). Ma il Covid ha attaccato anche il loro apparato nervoso, quello gastro-intestinale e respiratorio, perchè i piccoli pazienti dopo tre mesi lamentano scarso appetito (10%), insonnia (9%), tosse persistente (8%), dolore addominale (6%), confusione e perdita di concentrazione (5,2%). Infine, c’è chi accusa anche eruzione cutanee (4,9%).
Alcuni sintomi, come congestione nasale, scarso appetito ed eruzioni cutanee, nella stragrande maggioranza dei casi si manifestano in maniera lieve. Ma altrettanto non si può dire per altre conseguenze lasciate dal virus a lungo termine: affaticamento, insonnia, perdita di concentrazione e mal di testa si mostrano spesso con una sintomatologia più importante.

Insonnia e affaticamento, gli strascichi più pesanti

Entrando nel dettaglio, lamenta forme da moderate a gravi di affaticamento e di mancanza di concentrazione circa il 43% dei bambini costretti a fare i conti con questi disturbi. Inoltre lo studio ha accertato anche un altro aspetto: quanto questi sintomi durino nel tempo. Stando ai dati raccolti sino ad ora, i più persistenti sono il mal di testa, con il 10% dei bambini che ne soffre anche a distanza di 4-6 mesi successivi all’infezione, insieme all’insonnia: il 3,6% fatica ad addormentarsi a 6 mesi di distanza; l’1,8% a 7-9 mesi, e analoga è la percentuale di chi ne soffre a un anno di distanza.

“Grande disagio per i più piccoli”

"Il Long Covid è un problema concreto anche nei bambini e negli adolescenti - specifica Susanna Esposito, coordinatrice dello studio, direttrice della Clinica Pediatrica dell'Universita' di Parma - la ricerca dimostra la necessità di non sottovalutare sintomi persistenti che possono essere causa di enorme disagio per i più piccoli ". Esposito sottolinea "l'importanza della vaccinazione anche nei più piccoli per evitare complicanze a distanza, anche in chi ha avuto un'infezione non grave".

La protezione del vaccino contro Omicron

Intanto, dagli Usa arriva un'altra conferma, con i risultati di uno studio sulla protezione che il vaccino offre ai ragazzi contro Omicron, lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine. La diffusione dell’ultima variante Covid, che ha portato a un aumento dei ricoveri, ha generato preoccupazione per la durata della protezione dai vaccini nei bambini e negli adolescenti. Da lì è nata la nuova ricerca: dal 1 luglio 2021 al 17 febbraio 2022, sono stati arruolati pazienti Covid, e non, in 31 ospedali di 23 Stati americani. L'obiettivo era stimare l'efficacia del vaccino tra bambini e adolescenti da 5 a 11 anni e da 12 a 18 anni.

Casi e controlli

Sono stati  così presi in considerazione 1.185 casi (dei quali 1.043 riguardano minori non vaccinati, 291 hanno ricevuto supporto vitale e 14 deceduti) ed effettuati 1627 controlli.  Durante il periodo in cui era prevalente la variante Delta, l'efficacia del vaccino contro il ricovero per Covid-19 tra gli adolescenti di 12-18 anni è stata del 93% da 2 a 22 settimane dopo la vaccinazione e del 92%, da 23 a 44 settimane. Sempre tra gli adolescenti tra 12 e 18 anni (intervallo mediano dalla vaccinazione, 162 giorni) durante il periodo di prevalenza di Omicron, l'efficacia del vaccino è stata del 40% contro il ricovero, del 79% contro Covid critico e del 20% contro quello non critico.

Le conclusioni

Quindi il vaccino è stato efficace contro le varianti Covid? E quanto? I ricercatori Usa hanno accertato che “la vaccinazione ha ridotto di due terzi il rischio di ospedalizzazione associata a Omicron tra i bambini di età compresa tra 5 e 11 anni”. E che “sebbene due dosi fornissero una protezione inferiore contro il ricovero associato a Omicron rispetto a quello relativo a Delta, tra gli adolescenti di 12-18 anni, la vaccinazione è riuscita a prevenire la malattia critica causata da entrambe le varianti".