Le 'sfide' su internet fanno impazzire i ragazzi, i consigli per evitare pericoli

Le 'sfide' su internet  fanno impazzire i ragazzi, i consigli per evitare pericoli
Le challenge social che spopolano su TikTok piacciono molto ai giovani. Ma è bene che i genitori siano informati su quello che accade in rete
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Le challenge, le sfide social che spopolano su TikTok e non solo, non sono di certo un fenomeno nuovo. A volte vengono lanciate anche per progetti di charity, con finalità di raccolta fondi per il sostegno alla ricerca di una malattia rara, per esempio. Altre, o meglio la maggior parte delle volte, però, vengono "buttate per gioco" sui social senza criterio, diventando così anche un potenziale covo di pericoli per i nostri bambini e ragazzi, che non avendo ancora formato appieno la percezione del rischio colgono queste sfide pensando che a loro non capiterà nulla. La cronaca, purtroppo, testimonia che l'epilogo di queste scelte potrebbe essere anche drammatico.

Cosa c'è dietro

A bambini e ragazzi le sfide sono sempre piaciute, ben prima dell'avvento dei social. Il motivo? Permettono di testare la capacità di superare un loro limite. Sono una sfida, appunto, che se superata impressiona se stessi e gli altri, e fa scattare il pensiero: "mi hai visto? Ce l'ho fatta!". Insomma, i ragazzi vogliono dare da sempre a loro stessi e a chi li circonda la dimostrazione di essere "potenti". Vale lo stesso con le sfide social, che ancora oggi spopolano sul web, dove possono mostrare a un pubblico ben più ampio le loro abilità. Come accadeva fuori dal web, anche in rete si viene sottoposti a una tale pressione da parte dei coetanei che alla fine la sfida viene colta dai ragazzi, per non fare la figura di quello che si tira indietro.

Non sono tutte pericolose

Non tutte le challenge sono pericolose, ma tante sì. E sono quelle cosiddette estreme, come la "Fire challenge", dove i ragazzi si riprendono mentre incendiano con un liquido infiammabile un oggetto, dimostrando di non avere paura di toccare le fiamme, la "Boiler summer cup", che consiste nel conquistare una ragazza in sovrappeso e girare un video, anche in un momento di intimità, per poi postarlo nel web senza il consenso dell'altra persona e sfidando altri fruitori dei social a trovare una ragazza ancora più in sovrappeso, la "Balck out challenge", dove si va in streaming trattenendo il respiro con una cintura intorno al collo fino a svenire per asfissia, e la "Penny Challenge", che prevede di inserire solo per metà la presa a muro di un caricabatterie di un cellulare, appoggiando una monetina tra i due poli opposti. E le possibili conseguenze di tutte queste sfide social sono facilmente immaginabili.

L'emulazione

Cogliere una challenge vuole anche dire creare contenuti per il web, oltreché accaparrarsi un gran numero di like. Ergo, avere visibilità. Ma il vero pericolo consiste nell'emulazione da parte di altri ragazzi, e nel procedere nelle tappe delle challenge. In adolescenza sono molto diffusi i fenomeni di autolesionismo, e questo è un fatto da non prendere sottogamba.

Conoscere è il primo passo per difendere i nostri ragazzi

Come possiamo difendere i nostri ragazzi dai pericoli delle challenge? Prima di tutto informandoci e conoscendo le sfide social più diffuse. Se vediamo un atteggiamento non consueto da parte dei nostri ragazzi, non facciamo spallucce e non pensiamo che prima o poi passerà. Non minimizziamo quello che ci raccontano e non offriamo loro facile risposte come "Ma cosa vuoi che sia?", o frasi simili. Ascoltiamo e facciamo domande per capire cosa provano e cosa attrae loro di quelle sfide.

Chiediamo anche di empatizzare con gli altri: come si sentirebbero se fossero oggetto di video postati senza il loro permesso? O, ancora, cerchiamo di capire se, nonostante l'età e nonostante la loro abilità con la tecnologia, non sia ancora troppo presto per lasciarli navigare da soli sul web. Si può sempre attivare un account social con uno strumento di parental control, o, se si vuole approfondire, magari si può testare la propria consapevolezza social completando il percorso di conoscenza con un'app, come per esempio OKDigitale messa a punto dagli esperti dell'Associazione Nazionale Di.Te. e scaricabile gratuitamente dagli store online. In un percorso di dieci settimane si avrà una maggiore consapevolezza digitale sui rischi della rete e sulla gestione dello smartphone.

 

I consigli della polizia postale

Infine, vale la pena ricordare i consigli destinati ai genitori della polizia postale impegnata in prima linea sul tema. Prima di tutto è fondamentale parlare ai ragazzi delle nuove sfide in modo che non ne subiscano il fascino se ne vengono al corrente da coetanei o sui socialnetwork. Bisogna assicurarsi che abbiano chiaro quali rischi si corrono a partecipare alle challenge online. I ragazzi spesso si credono immortali e invincibili perché "nel fiore degli anni": in realtà per una immaturità delle loro capacità di prevedere le conseguenze di ciò che fanno potrebbero valutare, come innocui comportamenti letali.

Alcune sfide infatti espongono a rischi medici (assunzione di saponi, medicinali, sostanze di uso comune come cannella, sale, bicarbonato etc), altre inducono a compiere azioni che possono produrre gravi ferimenti a sè o agli altri (selfie estremi, soffocamento autoindotto, sgambetti, salti su auto in corsa, distendersi sui binari....). Per questo è bene che gli adulti informino bambini e ragazzini di questi pericoli.

È bene inoltre monitorare la navigazione e l'uso delle app social, anche stabilendo un tempo massimo da trascorrere connessi. I genitori dovrebbero farsi vedere curiosi verso ciò che tiene i ragazzi incollati agli smartphone. Così potranno capire cosa li attrae e come guidarli nell'uso in modo da essere sempre al sicuro.

In caso che gli adulti trovino in rete video riguardanti sfide pericolose o se video sospetti arrivano invece ai ragazzi, andranno segnalati al sito:  www.commissariatodips.it.È infine importante tenersi aggiornati sui nuovi rischi in rete con gli ALERT che vengono pubblicati sul portale www.commissariatodips.it e sulle pagine Facebook Una Vita da Social e Commissariato di PS Online

Giuseppe Lavenia è psicoterapeuta, docente all'Università Politecnica delle Marche, presidente Ass.ne Naz.le Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo)