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Long Covid, che cosa sappiamo: il punto sugli ultimi studi

Long Covid, che cosa sappiamo: il punto sugli ultimi studi
È una sindrome multi-organo e multi-sistema che a oggi non ha ancora una spiegazione univoca e che affligge milioni di persone nel mondo
4 minuti di lettura

Due nuovi studi sul Long Covid ci aiutano a capire un po' meglio questa complessa e misteriosa sindrome che affligge milioni di persone nel mondo.

Che cos'è il Long Covid

Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità si definisce Long Covid un insieme di sintomi (più di 200) che emergono entro 3 mesi post infezione acuta di Sars-CoV2 e che permangono per almeno due mesi. Il Long Covid è una sindrome multi-organo, multi-sistema che a oggi non ha ancora una spiegazione univoca. Si stanno accumulando evidenze e studi che suggeriscono almeno quattro meccanismi alla base del Long Covid:

  1. risposta autoimmune
  2. persistenza virale
  3. infiammazione cronica
  4. danno endoteliale

Ovviamente questi meccanismi non sono mutualmente esclusivi e possono potenziarsi tra di loro con effetti sinergici. La prima ipotesi prevede che l'infezione da Sars-CoV2 confonda il sistema immunitario dell'ospite, il quale attacca per sbaglio strutture 'self' e quindi proprie scatenando una malattia autoimmune. Un meccanismo simile si può osservare ad esempio nelle numerosi sindromi autoimmuni scatenate dall'infezione del Virus Hepstein-Barr (EBV).

La persistenza virale prevede che il Sars-CoV2 si possa annidare nell'intestino in nicchie difficilmente raggiungibili dal sistema immunitario e da li continuare a creare infiammazione e disfunzioni immunitarie. L'infiammazione cronica potrebbe essere spiegata parzialmente dai punti 1 e 2. Infine l'ipotesi del danno endoteliale prevede che il Sars-CoV2 sia in grado di danneggiare il rivestimento interno dei vasi sanguigni, l'endotelio, e questo provocherebbe una serie di disfunzioni circolatorie tra cui dei micro-coaguli.

 

La comprensione dei meccanismi patologici del Long Covid aiuterebbe i medici e i ricercatori a sviluppare un farmaco specifico, siccome attualmente il trattamento della sindrome è solo sintomatico, cioè si usano farmaci per alleviare i sintomi dei pazienti ma una cura non esiste.

Non tutti i malati di Covid sviluppano il Long Covid

L'altro grande interrogativo attorno al Long Covid riguarda la sua incidenza, infatti fortunatamente non tutti i soggetti guariti dalla Covid19 sviluppano il Long Covid.

Esistono dei fattori di rischio per il Long Covid? Perché alcune persone sono più soggette? Esistono dei marcatori misurabili collegabili al rischio Long Covid? Due nuovi studi pubblicati negli scorsi mesi rispondono parzialmente ad alcune di queste domande.

Un test del sangue svela chi è più a rischio

Gli autori del primo studio hanno estratto ed analizzato il sangue di due gruppi di persone: guariti dalla Covid19 e mai infettati. I ricercatori hanno scoperto che il proteoma dei soggetti infettati e poi guariti dalla Covid19 si modifica per almeno 6 settimane.

Il proteoma è l'insieme di tutte le proteine espresse e trasportate dal sangue: troviamo enzimi, proteine che trasportano nutrienti, proteine semplici etc.

Questo primo dato non deve stupirci troppo: sappiamo che la Covid19 è una malattia non solo respiratoria quindi è normale che alcune componenti del sangue siano influenzate dalla presenza del virus e della malattia. Fortunatamente tutte le componenti proteiche del sangue tornano entro i valori limite qualche mese dopo l'infezione.

La vera scoperta fatta dai ricercatori è che i pazienti che sviluppano il Long Covid hanno una combinazione specifica di proteine nel sangue prima dell'infezione e della Covid19. Questo significa che i ricercatori sono in grado di prevedere con una discreta precisione quali pazienti svilupperanno il Long Covid analizzando il profilo proteico presente nel del sangue.

Attualmente queste analisi non sono disponibili su larga scala e devono ancora essere compresi i meccanismi che collegano l'espressione di certe proteine allo sviluppo del Long Covid.

Il ruolo degli ormoni e del sistema immunitario

Il secondo articolo che ci permette di comprendere un po' meglio il Long Covid analizza nel dettaglio gli ormoni e il sistema immunitario dei soggetti affetti dalla sindrome post virale.

I ricercatori hanno osservato che i soggetti affetti dal Long Covid presentano livelli più bassi dell'ormone cortisolo (la versione fisiologica del farmaco cortisone) rispetto alla popolazione sana. Il cortisolo è un potente immunomodulatore cioè un ormone in grado di modulare la risposta del sistema immunitario, la principale funzione è antinfiammatoria ed in grandi quantità deprime il sistema immunitario.

Le basse concentrazioni di cortisolo nel sangue dei pazienti Long Covid possono spiegare pare dei sintomi come ad esempio infiammazione cronica, dolore e affaticamento. Inaspettatamente però quando il cortisone viene somministrato ai pazienti Long Covid non è sufficiente ad annullare i sintomi.

Inoltre i ricercatori hanno analizzato i precursori del cortisolo (cioè le sostanza che vengono trasformate in cortisolo) e non hanno notato riduzioni, questo significa che nei pazienti Long Covid vi è un abbassamento solo di cortisolo e non di tutta la catena di produzione dell'ormone.

La seconda importante scoperta riguarda i Linfociti T, infatti in una percentuale di pazienti affetti da Long Covid queste cellule del sistema immunitario sono "esauste". I Linfociti T dopo aver combattuto un patogeno si definiscono esausti, in quanto non più capaci di attaccare altri patogeni. L'esaurimento dei linfociti T è un meccanismo di sicurezza messo in atto dal nostro sistema immunitario per evitare che i Linfociti T troppo attivi attacchino strutture proprie (self) causando malattie autoimmuni.

L'esaurimento dei Linfociti T spesso è una conseguenza della riattivazione virale, cioè quando il nostro corpo combatte un'infezione di un virus latente come quello di EBV o Herpes. Un sistema immunitario che combatte attivamente un patogeno crea infiammazione locale e sistemica e i bassi livelli di cortisolo alimentano tutto il meccanismo.

COVID WATCH L'archivio completo

Quello che non sappiamo

Nonostante questi elementi siamo collegabili tra di loro moltissime domande rimangono senza risposta:

I pazienti affetti da Long Covid esprimono poco cortisolo a causa del virus? Il cortisolo è una causa o una conseguenza? I linfociti T si esauriscono a causa del Sars-CoV2 o di altri virus? Perché il trattamento con cortisone non migliora i sintomi? Perché non tutti i pazienti presentano Linfociti T esauriti?

Rispondere a queste domande è fondamentale per comprendere meglio la patologia Long Covid e per studiare un trattamento efficace per i milioni di pazienti colpiti nel mondo.

TAKE HOME MESSAGES

  1. Long Covid affligge milioni di persone guarite dalla Covid, al momento non ha una spiegazione
  2. Diverse ipotesi provano a spiegare i sintomi: risposta autoimmune, persistenza virale, infiammazione cronica e danno endoteliale
  3. I soggetti che svilupperanno Long Covid hanno una composizione specifica di proteine nel sangue
  4. I soggetti malati di Long Covid producono poco cortisolo e presentano Linfociti T esausti

REF:

https://www.the-scientist.com/news-opinion/long-covid-likely-doesn-t-have-just-one-cause-70559

https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S2352-3964%2822%2900475-3

https://www.science.org/content/article/blood-abnormalities-found-people-long-covid

Aureliano Stingi, dottore in biologia molecolare lavora nell'ambito dell'oncologia di precisione. Collabora con l'Organizzazione Mondiale della Sanità nella battaglia contro le fake news a tema Covid19

Instagram: Aureliano _Stingi Twitter: @AurelianoStingi