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Sono ancora efficaci i vaccini contro Covid?

Sono ancora efficaci i vaccini contro Covid?
Da Wuhan in poi il Coronavirus è cambiato decine di volte. Ma i vaccini a mRNA restano comunque efficaci, persino i primi non ancora adattati alle varianti. Uno studio li mette a confronto
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Abbiamo imparato che Covid è un virus in evoluzione che continuerà a cambiare fino a quando non verrà debellato. Da quando è emerso il ceppo di Wuhan, Sars-Cov-2 è mutato innumerevoli volte, creando varianti (come Delta e Omicron) e sottolignaggi (fra cui Cerberus e Kraken) più o meno contagiosi. E' quindi più che lecito chiedersi quanto siano efficaci i vaccini attualmente in distribuzione e quanto ci proteggeranno dalle varianti future.

I vaccini utili per ridurre la mortalità

Per rispondere a queste domande, i ricercatori del Kirby Institute hanno creato un modello matematico che ha permesso di mettere a confronto i dati sull'efficacia pubblicati in 14 documenti sottoposti a revisione paritaria, pre-stampe o diffusi dalle aziende farmaceutiche. E la buona notizia è che i vaccini a mRna creati per la forma ancestrale di Covid continuano a essere validi ed utili per ridurre la mortalità, con un aumento del titolo di neutralizzazione dopo il booster, ma che il loro potenziamento ne migliora notevolmente l'efficacia anche in vista di nuove varianti.

Lo studio, coordinato dalla professoressa Deborah Cromer dell'University of New South Wales, è stato pubblicato su Nature Medicine e ha preso in considerazione i nuovi booster aggiornati e i "vaccini ancestrali", come le prime versioni di Pfizer e Moderna che sono state formulate utilizzando il virus di Sars-Cov-2 isolato a Wuhan, nella sua prima forma patogena umana. A risultare efficaci oggi sono in particolar modo i vaccini bivalenti. Ma ogni booster è "migliorativo" in qualsiasi scenario, questo perché tutti i vaccini disponibili prendono di mira la proteina Spike, che è mutata, sì, ma non così tanto da passare completamente inerte all'immunità vaccinale anche nelle sue ultime varianti.

Vantaggioso passare ai bivalenti?

"La vaccinazione fornisce una protezione sostanziale dalla malattia da Coronavirus, sia sintomatica che grave. Tuttavia, l'emergere di varianti antigenicamente distinte, come Omicron e i suoi sottolignaggi, ha notevolmente ridotto l'efficacia dei regimi vaccinali che si basano sul virus ancestrale di Wuhan", afferma Cromer. "Ciò solleva importanti domande per il futuro sviluppo del vaccino. C'è un vantaggio nel passare dagli attuali vaccini a base ancestrale a quelli bivalenti? E poi, i nuovi booster aggiornati ci proteggeranno anche dalle varianti future?". Pare proprio di sì.

Per confrontare l'entità media del potenziamento fra vaccini a base ancestrale e aggiornati "abbiamo confrontato l'aumento del titolo di neutralizzazione tra i titoli di pre e post richiamo - spiegano i ricercatori australiani - . Un booster con un vaccino ancestrale in media aumenta le difese immunitarie di 11,5 volte. Facendo lo stesso con i nuovi vaccini, l'aumento del titolo di neutralizzazione è molto simile, con una maggiore efficacia di 1,6 volte rispetto alle varianti". E' da sottolineare che questi dati sono stati ottenuti da esperimenti in vitro, quindi sono "ottimali": possono solo dare un'idea del contagio naturale e non tengono conto della risposta anticorpale dei fragili e di tutte quelle persone che hanno un sistema immunitario non così efficiente.

Perché il modello matematico

Per stimare i potenziali benefici reali del miglioramento di 1,6 volte nei titoli di neutralizzazione derivante da un booster aggiornato contro le varianti bisognava quindi fare un passo in più. Ecco perché "abbiamo utilizzato un modello matematico che correla i dati di laboratorio con la protezione clinica osservata. Questo approccio utilizza la correlazione tra i livelli di anticorpi neutralizzanti misurati in vitro e il livello di protezione osservato nella popolazione reale e ci ha permesso di appurare che i benefici relativi al booster dipendono molto dall'immunità all'infezione della popolazione sottostante e dalla variante in circolazione". In pratica, se il booster viene fatto quando la nostra immunità data dalle prime dosi è già bassa, la protezione non sarà altrettanto efficace rispetto a chi ha una carica maggiore o da poco è guarito, ma comunque aumenterà.

Protezione ancora molto alta

Se prendiamo in considerazione una popolazione precedentemente vaccinata o guarita che ha il 50% di protezione dall'infezione sintomatica, un richiamo ancestrale farà aumentare la protezione fino all'86% mentre un booster modificato offrirà una protezione del 91,2%. Contro il Covid grave ancora meglio, con una protezione che raggiunge rispettivamente il 98,1 e il 99% per sei mesi. "Tuttavia - conclude la professoressa Cromer - nei casi in cui l'immunità pre-booster sia inferiore o superiore, i benefici relativi al potenziamento variano. In generale, minore è l'immunità precedente, maggiore è il beneficio di un vaccino aggiornato rispetto a uno ancestrale".

E se la variante in circolazione non corrisponde esattamente a quella del booster "la riduzione minima stimata è di 2 punti percentuali". Con l'incognita della mutazione del virus. "Nel caso di nuove varianti emergenti, il modello matematico ha previsto comunque un elevato livello di protezione rispetto a chi non è vaccinato o ha solo le prime due dosi. Il vantaggio complessivo dei booster futuri sarà probabilmente determinato da altri fattori, come il tempo trascorso dalla vaccinazione, la disponibilità mondiale, il costo e l'accettazione da parte della comunità di sottoporsi ai richiami".