Tumore al seno, solo il 20% delle pazienti può ricorrere allo psicologo

È quanto emerge dalla seconda edizione del progetto ForteMente, promosso da Europa Donna Italia e Sipo, che ha mappato la diffusione e il funzionamento dei servizi di psico-oncologia in Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio
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I servizi di psico-oncologia all'interno delle Breast Unit italiane devono essere al più presto potenziati. Nel 2019, solo il 20% delle donne che ne avrebbero avuto bisogno ha effettivamente beneficiato di questi servizi, anche per colpa della carenza di personale dedicato e qualificato a gestire questo delicato aspetto del percorso diagnostico-terapeutico: il 60% degli psico-oncologi impegnato nelle Breast Unit è infatti costituito da consulenti e personale con contratti a tempo determinato, che hanno evidentemente difficoltà a sviluppate le necessarie competenze e l'integrazione con il team oncologico, e garantire l'assistenza terapeutica. Un aspetto critico dunque, reso ancor più complesso oggi dalla pandemia di Covid 19. È quanto emerge da una ricognizione sullo stato dell'arte dei servizi di psico-oncologia in 44 Breast Unit di tre diverse Regioni – Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio – che ha coinvolto gli psico-oncologi, i coordinatori dei centri e le associazioni di volontariato.

 

Fortemente, l'indagine in Emilia Romagna, Piemonte e Lazio

Si tratta della seconda edizione del progetto ForteMente promosso da Europa Donna Italia e dalla Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO). L’iniziativa, che gode del patrocinio di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), A.Ge.Na.S. (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali) e Senonetwork Italia Onlus, il network dei centri di senologia italiani, è stata presentata oggi durante una conferenza stampa virtuale. “Dopo il successo della prima edizione del progetto, mirata a rilevare il bisogno di supporto psicologico in particolare nelle donne con tumore al seno metastatico, abbiamo voluto proseguire e verificare quanto tale supporto sia effettivamente a disposizione delle pazienti delle Breast Unit”, ha spiegato Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia, durante la presentazione dei risultati della seconda edizione di ForteMente. “Il quadro emerso dalla ricognizione, che sarà presto estesa ad altre Regioni, rivela uno squilibrio tra bisogno e offerta che è lo specchio di una diffusa tendenza a sottovalutare il supporto psico-oncologico come parte del percorso di cura, nonostante sia previsto dalle linee guida nazionali ed internazionali”.

Un quinto dei servizi finanziato dalle associazioni

Secondo le rilevazioni del progetto ForteMente, ad esempio, solamente il 78% dei servizi di psico-oncologia nelle regioni esaminate è interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre il 22% è assistito dai finanziamenti delle associazioni di pazienti, che in alcuni casi arrivano a coprire anche il 100% dei costi. “I risultati di ForteMente non fanno che rafforzare la nostra richiesta alle istituzioni, cioè di garantire la presenza della psico-oncologia in tutte le Breast Unit d'Italia, come già stabilito da un documento approvato nel 2019 in Conferenza Stato Regioni”, ha commentato Marco Bellani, Presidente della Società Italiana di Psico-Oncologia (Sipo). “È noto che un paziente su tre soffre di ansia o depressione, e il 30-70% delle pazienti con tumore al seno avrà bisogno di un supporto psicologico durante il suo percorso di cura, e non bisogna dimenticare che questi problemi possono riguardare anche parenti o caregiver. Per garantire servizi adeguati di psico-oncologia occorre non solo un potenziamento delle risorse, ma anche riconoscere il ruolo dello psico-oncologo all’interno del team multidisciplinare e la necessità di una sua stretta collaborazione con tutti gli specialisti. Non da ultimo, le pazienti devono essere informate di più e meglio sull’opportunità di beneficiare di questi servizi”.

 

Lo psicologo a distanza

Oltre alla ricognizione dello nelle tre regioni, il progetto ForteMente ha realizzato anche un focus sull’utilizzo del supporto psicologico a distanza per assicurare la continuità della presa in carico delle pazienti durante la pandemia. In Piemonte (presso la Breast Unit dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino) e nel Lazio (presso la Breast Unit dell’Istituto Tumori-Regina Elena di Roma) è stato avviato un progetto  pilota sulla piattaforma digitale PsyDit (PsychoTherapy Digital Tools) con l’obiettivo di valutare la funzionalità dello strumento, la soddisfazione delle pazienti e degli psicologi e l’efficacia complessiva del servizio. “Grazie a nuovi strumenti digitali è possibile garantire la continuità assistenziale ai pazienti anche nel supporto psico-oncologico – ha sottolineato Cristina Cenci, Ceo di DNM-Digital Narrative Medicine – il percorso non è ancora concluso ma i primi feedback sono positivi. Viene apprezzata la disponibilità di un assetto specifico e non generalista per l’incontro online con i pazienti. È importante che aumenti la consapevolezza delle potenzialità di questi strumenti e si condividano dei percorsi digitali innovativi che non si limitino a riprodurre quello che avviene in presenza”.

 

La prossima indagine

Conclusa la seconda edizione, infine, è già tempo di pensare alla terza. Questa volta le tre regioni coinvolte saranno Veneto, Toscana e Abruzzo, e il focus – annunciano i promotori del progetto – sarà quello di raccogliere non solo dati quantitativi ma anche qualitativi, con l'utilizzo di focus group in cui psicologi, referenti delle Breast Unit e rappresentanti delle associazioni di pazienti esprimeranno bisogni e consigli su come migliorare lo stato delle cose. Perché, ricorda Rossana D'Antona: “Come diceva il Professor Veronesi, bisogna togliere il tumore al seno non solo dal corpo ma anche dalla mente, e qui il fattore psicologico è fondamentale”.