Tumore al polmone nei non fumatori, scoperti i meccanismi genetici

Foto: National Cancer Institute via Unsplash 
La malattia di chi non ha mai toccato una sigaretta, anche se esposto al fumo passivo, è geneticamente diversa da quella dei fumatori. Uno studio guidato da una italiana mostra, per la prima volta, quali mutazioni la distingue e crea una nuova classificazione
2 minuti di lettura

I tumori dei non fumatori sono diversi da quelli dei fumatori. Geneticamente diversi: le mutazioni che sottostanno allo sviluppo della malattia nei primi, infatti, non sono le stesse che si possono identificare nei secondi. A scoprire le differenze e le due "firme molecolari" è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall'italiana Maria Teresa Landi del National Cancer Institute statunitense. I risultati, pubblicati su Nature Genetics, non solo forniscono delle informazioni importanti sullo sviluppo delle neoplasie, ma possono indirizzare la ricerca clinica verso la messa a punto di nuovi farmaci mirati specifici per questi tipi di tumore.

Non solo fumo

Il fumo, come è noto, è il principale fattore di rischio per il cancro del polmone. Non è però l'unico. Si stima che una percentuale variabile tra il 10 e il 25% dei casi si verifichi nei non fumatori: si tratta soprattutto di donne e con un'età media inferiore rispetto a quella dei pazienti fumatori. Ci sono altri imputati, come il fumo passivo, l'esposizione al gas radon e l'inquinamento, per citarne alcuni: tutti concorrono all'insorgere di mutazioni nel Dna. A questi si sommano poi i normali "errori" che vengono commessi durante la replicazione cellulare e che non sempre vengono corretti. In tutti i casi quello che si verifica è un accumulo di mutazioni che, quando coinvolgono alcuni particolari geni, portano una cellula ad impazzire e a dare luogo al cancro. La ricerca si è concentrata finora sullo studio dei genomi dei tumori legati al fumo, mentre i meccanismi e i geni coinvolti nella malattia di chi non ha mai toccato una sigaretta non erano ancora stati indagati.

L'analisi di 232 genomi

Cosa hanno fatto, quindi, i ricercatori? Hanno sequenziato il genoma dei tumori di 232 pazienti non fumatori - con età media alla diagnosi di quasi 65 anni, per oltre il 75% donne e quasi tutti caucasici - con l'obiettivo di identificare gli "schemi" delle mutazioni specifici. Tutti i tumori erano del tipo "non a piccole cellule" (NSCLC), e per la maggior parte adenocarcinomi. 

Sulla base dei dati emersi dal sequenziamento, i tumori dei non fumatori sono stati classificati in tre categorie, a cui i ricercatori hanno dato il nome "piano", "mezzo-forte" e "forte". Come spiegano gli scienziati, questa classificazione si rifà al mondo della musica, dove la quantità di mutazioni accumulate rappresentano il "rumore" del tumore. Da notare: non sono state trovati, in questi genomi, le mutazioni che di solito caratterizzano i tumori dei fumatori, neanche nei 62 pazienti che erano stati esposti al fumo passivo. 

La nuova classificazione

Il sottotipo "piano" sembra essere associato all'attività di alcune cellule che derivano dalle staminali e che sono dette progenitrici. Questi tumori crescono lentamente e presentano diverse mutazioni "driver", cioè che ne guidano lo sviluppo, il che può renderli più difficili da trattare. Non per tutte queste mutazioni, inoltre, esistono già delle terapie mirate. Il sottotipo "mezzo-forte" è caratterizzato da alterazioni nel gene del recettore del fattore di crescita dell'epidermide (Egfr), già associato a diversi tumori, e da alcuni particolari cambiamenti nei cromosomi. Il sviluppo è più veloce di quello del sottotipo "piano". Il sottotipo "forte, infine, presenta molte alterazioni come quello dei fumatori (o degli ex fumatori), e cresce velocemente. Entrambi questi due ultimi sottotipi presentano poche mutazioni "driver" e questo li rende potenzialmente più facilmente aggredibili con i farmaci mirati.

Lo studio aggiunge un tassello importante a un puzzle complesso. Un primo tassello, perché serviranno altre analisi su un numero di pazienti più grande per confermare questi risultati o individuare altre mutazioni che potrebbero essere utilizzate sia per la diagnosi sia come bersaglio per future terapie.