Case di riposo venete, mazzata-virus sui bilanci. «I contributi della Regione non bastano»

I costi di gestione dell’emergenza sanitaria pesano sui conti di molte Rsa. Volpe (Uripa): «Deve intervenire lo Stato»

PADOVA.
Qualcosa è stato fatto e se in tempi di pace sarebbe sembrata manna dal cielo, in tempi di guerra non è mai abbastanza. L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 sta pesando tantissimo nei costi di gestione delle case di riposo. E se ancora non c’è un problema di liquidità di cassa, è il pensiero di chiudere il prossimo bilancio che ai responsabili delle Rsa toglie già qualche ora di sonno. La Regione Veneto ha finora dedicato due delibere ai Centri servizi per anziani per rispondere a questa fase, complessa nella gestione e dispendiosa nei costi, iniettando diversi milioni di euro nel sistema. Ma non basta. E L’Uripa, per voce del suo segretario regionale Roberto Volpe, chiama in causa il Governo, chiedendo un contributo straordinario. 
 
LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE
Sono vari i fronti in cui l’arrivo del Covid ha appesantito la gestione delle Rsa. «Ovviamente sono diminuiti gli ospiti» fa notare Roberto Volpe, segretario regionale Uripa (Unione regionale Istituti per anziani), «anche come conseguenza dello stop ai nuovi ingressi che oggi, pur ripresi, vanno a rilento. La norma prevede infatti che ogni nuovo anziano che viene accolto in struttura debba rimanere in isolamento 14 giorni. Questo comporta un aggravio nella gestione non indifferente, perché significa dovervi dedicare del personale. Una situazione che diventa ingestibile per gli anziani affetti da Alzheimer, per esempio, che non si possono tenere chiusi in una stanza. Poi ci sono i maggiori costi legati a tutte le misure di sicurezza e prevenzione, sia per gli aspetti logistici che per i dispositivi di protezione. Per ora sono un numero esiguo le strutture che denunciano difficoltà di cassa» rileva Volpe, «quello che preoccupa è la situazione economica complessiva appesantita da maggiori costi di gestione che impatteranno nei bilanci». 
 
SALVAGENTE REGIONE
La Regione è intervenuta in supporto delle Rsa con due provvedimenti: «Il primo» illustra Volpe, «mette sul piatto 21 milioni di euro che corrispondono a 1980 impegnative. Si tratta di 30 euro che vengono riconosciuti a quegli anziani ospiti di una Rsa che pagano la retta perché non hanno l’impegnativa, pur non essendo autosufficienti». Il problema a monte è che le impegnative regionali non bastano a coprire la richiesta: «Con questo provvedimento la struttura incassa dalla Regione il contributo, che allo stesso tempo allevia la spesa per l’anziano. È chiaro» sottolinea Volpe, «che tanti più ospiti con impegnativa ha una struttura, tanti meno contributi riceverà. Ma è un discorso di equità del sistema che diminuisce i costi alle famiglie e aumenta i ricavi agli enti. In più si tratta di un intervento strutturale, non una tantum». 
 
SOCCORSO AI BILANCI
La stessa Regione ha in qualche modo già previsto il rischio per le case di riposo di trovarsi in grosse difficoltà per chiudere i bilanci: «Qui interviene il secondo provvedimento» conferma Volpe, «che integra i ricavi mettendo a confronto il primo semestre del 2019 con il primo semestre 2020. Con ricavi al 90% la Regione integra fino al 95%, con ricavi oltre il 96% - quindi con perdita molto risicata - la Regione non metterà nulla. Se i ricavi sono invece sotto l’85% rispetto al 2019 la Regione riconosce un contributo pari al 10%. Il problema è che le cose sono in divenire» osserva il segretario Uripa, «e la partita va calcolata nell’arco dell’intero anno, potendo così fare un computo complessivo di spese e ricavi da contributi e sull’eventuale differenza ragionare». 
 
APPELLO AL GOVERNO
L’Uripa, fatto tesoro dell’impegno della Regione, si appella ora al Governo nazionale: «Grandi o piccoli, sono stati riconosciuti contribuiti e aiuti a tutti» rileva Volpe, «allora noi chiediamo che venga riconosciuto un contributo di 500 euro per ogni posto letto in casa di riposo. Stiamo inviando a tutto il Parlamento e al Governo una lettera con questa precisa richiesta». —
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