Più tv, radio e giornali che social: così gli italiani si informano sul Covid

I dati della ricerca Censis: i più consultati sono i media tradizionali, seguiti dai siti istituzionali. I rischi delle fake news e di una comunicazione «sbagliata» che non rassicura, ma genera timore

Come si sono informati gli italiani sul Covid nell’anno della pandemia? Alla vecchia maniera, verrebbe da dire, stando ai dati diffusi dal rapporto Ital Communications-Censis «Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione». Affidandosi cioè più ai media tradizionali come televisione, radio e stampa che al web e ai social.
I numeri del report dicono che negli ultimi 12 mesi 38 milioni di italiani (il 75,5% del totale) hanno cercato informazioni nei tg o nelle trasmissioni televisive, sui giornali e alla radio. Il 51,8%, cioè 26 milioni di persone, hanno consultato i siti web ufficiali dell’Istituto Superiore della Sanità e della Protezione Civile mentre 15 milioni (quasi il 30%) si sono affidati alle informazioni e alle risposte dei social network. Dalla potenza informativa dei media tradizionali e del web sono rimasti esclusi solo 3,7 milioni di italiani, il 7,4% del totale.

****Iscriviti alla newsletter Speciale coronavirus

I risultati della ricerca evidenziano più di una critica al mondo della comunicazione: semplicemente «sbagliata» per il 10,6% degli intervistati (e la media sale al 14,1% nella fascia d’età più bassa, dai 18 ai 34 anni), o addirittura «pessima» (in questo caso i numeri più alti si riferiscono ai Millenials, cioè chi oggi ha tra i 25 e i 40 anni). Gli italiani hanno complessivamente percepito una informazione confusa, che secondo il 65% del campione invece di rassicurare ha finito con il veicolare timori e paura. Una percentuale che sale al 72,5% negli over 65 e arriva a sfiorare l’80% tra chi ha al massimo la licenza media. 

Capitolo a parte, ma strettamente collegato, è quello relativo alle fake news: il 52,2% degli italiani chiede misure più stringenti e addirittura l’obbligo per le piattaforme social di rimuovere le notizie dubbie o false, il 41,5% chiede sistemi di controllo più attenti e il 17,5% punta il dito contro i motori di ricerca, che dovrebbero riservare posizioni privilegiate ai contenuti istituzionali e di qualità. In generale, viene ritenuto prioritario avviare campagne accurate di sensibilizzazione e di informazione su un uso consapevole dei social. 

Ma gli italiani, per informarsi sul Covid, non si sono rivolti soltanto ai mezzi di comunicazione: nel loro «palinsesto informativo» c’è anche i l mondo della sanità. Uno su quattro si è rivolto al medico di base, 5 milioni e mezzo hanno chiesto aiuto a specialisti e 4,5 milioni al farmacista di fiducia. 

Video del giorno

Eraclea, spiaggia piena, eliambulanza costretta a calare il verricello, ma il paziente muore

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi