L’editoriale del direttore / Con lo sguardo verso l'alto

Esito, prima di entrare all’interno della Cappella degli Scrovegni. Esito e poi varco la soglia invisibile che divide il mondo normale da quello della meraviglia, le bollette dal senso della vita, le burocrazie grigie dai colori come l’azzurro di Giotto.

Lo faccio.

È la stessa soglia invisibile che in Veneto varchiamo spesso. Forse la diamo per scontata. Le insuperabili Dolomiti, le Ville del Palladio, Verona, le Colline del Prosecco, Peschiera del Garda con il pentagono fortificato, l’Orto Botanico di Padova, i siti palafitticoli e naturalmente Venezia,

Venezia per forza, Venezia sempre. Sono i siti veneti del patrimonio Unesco, l’Onu della bellezza, otto perle che in luglio, a Parigi, attendono di diventare nove proprio con gli affreschi padovani del Trecento, quando Giotto, dipingendo, cambiò la storia e introdusse la modernità.

Per far parte del ventaglio magico dei siti Unesco devi compiere un percorso lungo e formale, dimostrando di essere unico al mondo. Uno studio della Iulm ha spiegato che 98 italiani su cento conoscono l’Unesco attribuendole reputazione assoluta.

Giotto si arrampicava lungo le pareti degli Scrovegni con una trentina di maestranze, ma era lui l’unico a dipingere. Iniziò il suo capolavoro nel 1303, lo concluse nel 1305 e da allora genera commozione. In alto a destra, sulla prima parete del ciclo, ci sono Anna e Gioacchino davanti alla Porta d’Oro: diventeranno i nonni di Gesù ma qui sono solo due innamorati e avvicinano le loro labbra: è il primo bacio della storia dell’arte.

Stiamo per entrare in una nuova stagione, di buon senso e di aperture, di ritorno ai viaggi e alle relazioni. La bellezza è un cardine, una ragione per sentirci vivi. Restiamo con lo sguardo verso l’alto, ispiriamoci alle cose migliori.

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