Le nuove discipline: skateboard, arrampicata, surf, karate, dai film ai Giochi con italiani da podio

“Mission impossible 2” è il film del 2000 nel quale Tom Cruise si arrampica in un canyon. A sinistra una delle atlete italiane di arrampicata sportiva ai Giochi, Laura Rogora

La prima volta di quattro sport che per il Cio hanno un grande appeal televisivo. I deb azzurri e le loro speranze di medaglie

INVIATO A TOKYO. Più che innovare, stavolta il Cio ha imboccato altri percorsi. Per attrarre nuovo pubblico e dare una svecchiata al sistema, ha bussato alle sottoculture giovanili, ne ha studiato le regole e le ha inquadrate in un format televisivo, perché questi sono i Giochi. Non è la ricerca dell’onda perfetta in equilibrio sul surf, dell’acrobazia urbana con lo skateboard, della parete inviolabile: qui è oro, argento e bronzo, e il resto cadrà in fretta nel dimenticatoio. Il karate fa eccezione, è l’arte marziale secolare che riceve la gratificazione olimpica già concessa al judo, introdotto proprio a Tokyo nel 1964, e al taekwondo (Sydney 2000). Ma gli altri tre sport esordienti vanno oltre De Coubertin. Nel momento della scelta i requisiti erano un mix di tradizione e novità, una strizzata d’occhio a un pubblico che parte dall’adolescenza, la popolarità a livello giapponese e internazionale. Bowling e squash erano in corsa, ma sono state bocciate.

Non serve un sondaggio: la popolarità di queste discipline non è ancora emersa a livello tv, almeno non come competizione. Anche sul web, i video mostrano imprese e scenari più che risultati e classifiche. E’ stato il cinema a lasciare un’impronta nell’immaginario del grande pubblico. Il karate di Bruce Lee a partire dagli Anni Sessanta fa inorridire gli atleti di oggi, ma ha creato un genere che sopravvive nei vari remake. E che nella serie «Cobra Kai» su Netflix rispetta le regole del gioco, oltre che della fisica. Oltre 40 milioni di spettatori in un mese di programmazione della terza stagione danno ragione al Cio.

Lo skateboard ( a sinistra l’italiana Asia Lanzi) appare su una pellicola nel 1985, “Ritorno al futuro”, primo episodio di una fortunata saga Usa

La trilogia di «Ritorno al futuro» ha «inventato» lo skateboard come mezzo di trasporto. Certo, oggi sono bollate come antieducative le scene in cui il protagonista viaggia attaccandosi alle auto, ma è soprattutto l’uso della tavola nell’arredo urbano ad avere affollato le sale gessi nei pronto soccorso, il prezzo da pagare per diventare acrobati.

L’altra tavola, quella del surf, è simbolo di una sottocultura così agli antipodi da diventare simile: sole, oceano, libertà, spiagge incantevoli, ma anche senso della sfida con se stessi, in equilibrio precario. La pellicola di riferimento è «Un mercoledì da leoni», tre amici campioni di surf che cavalcano le onde della California e le difficoltà della vita.

Il grande schermo ci ha regalato una scena iconica dell’arrampicata in «Mission Impossible 2»: Tom Cruise scala la parete liscia di un canyon dello Utah, attaccato con la forza delle dita ai pochi appigli offerti dalla roccia. Anche qui, il fascino è nell’impresa solitaria, nella bellezza del paesaggio, nel pericolo.

“Un mercoledì da leoni” del 1978 documenta le imprese mozzafiato di tre giovani amanti del surf. A sinistra l’unico italiano in gara, Leonardo Fioravanti

La sfida olimpica, prima di ogni altra cosa, dovrà portare queste emozioni sul campo di gara. A partire dallo skateboard, il cui programma comincia il 26 luglio. Due le specialità olimpiche: «street», su un percorso che riproduce una realtà urbana con ringhiere, scalinate e muretti, e «park» per le acrobazie. L’Italia schiera Asia Lanzi, che ha ottenuto il pass numero 300 per gli azzurri, Ivan Federico e Alessandro Mazzara.

Leonardo Fioravanti è l’unico italiano in acqua nel surf. Vive tra Hawaii, Sud Africa, Australia, Brasile, Portogallo e Francia a Biarritz, santuario europeo della specialità (ci fosse un posto brutto...). «Non esiste l’onda perfetta - dice - perché ne arriverà sempre una più bella»

La squadra dell’arrampicata sportiva punta su Laura Rogora, Ludovico Fossati e Michl Piccolruaz, mentre la formazione più ampia è quella del karate con Luigi Busà, Angelo Crescenzo, Silvia Semeraro, Mattia Busato e Viviana Bottaro. Busà è fra i favoriti. «È un momento storico», ha commentato quando ha saputo del via libera del Cio. Nel suo curriculum ci sono due ori, tre argenti e un bronzo ai Mondiali. Ora gli hanno dato i Giochi. E lui è lì per prenderseli.

Il karate diventa popolare in Italia con il film “Dalla Cina con furore” del 1972, in cui Bruce Lee si esibisce in perfomance spettacolari. A sinistra, l’atleta italiano Luigi Busà

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