Dal nuoto correttivo agli attacchi d’ansia: Margherita Panziera la leonessa

Il percorso della fortissima dorsista trevigiana non è stato solo il susseguirsi di medaglie. «La fame insaziabile e nervosa che porta a mangiare per ore». L’eccesso di aspettative e i successi inattesi

MONTEBELLUNA. Può capitare che uno sport “si prenda” la tua vita per circostanze fortuite, persino sotto consiglio medico. Se Margherita Panziera si esalterà sul podio dell’Olimpiade, non potrà non pensare alle prime bracciate nelle piscine di Montebelluna e a quella “spinta” involontaria verso una carriera d’alto livello.

La stella azzurra del dorso ha cinque anni, quando mamma decide di portarla a praticare nuoto: qualche problemino alla schiena, il medico dice che è meglio così. Nuoto correttivo, nuoto che diventerà essenza delle giornate di Margherita. Già ai Tricolori giovanili, è la più brava: infila titoli in serie con il Montebelluna, inevitabile preconizzare un percorso d’alto livello.

LaPresse

Il suo allenatore è Bane Dinic, lo stesso che ha fatto svettare Colbertaldo, azzurro a Pechino 2008. «Lunga, longilinea. Si capiva che era perfetta per il dorso», raccontava l’ex tecnico di Margherita nell’estate 2018, dopo l’oro all’Europeo di Glasgow, primo grande successo da mettere a curriculum.

Ma l’adolescenza non è stata tutta rosa e fiori. I dubbi sul continuare o meno sono stati fugati dai genitori (Stefania e Tiziano) e dalla sorella Francesca, prezioso “rifugio” nei momenti più duri. Il nuoto diventa qualcosa di serio nel 2014, con l’approdo a Roma all’Aniene, dal trainer Gianluca Belfiore: il sogno di Marghe bambina realizzato.

Le traiettorie non sono sempre lineari.

Se a Tokyo c’è l’Olimpo, solo quattro o cinque anni fa Panziera faceva i conti con un percorso irto di ostacoli. La montebellunese dell’Aniene vanta oggi il secondo crono mondiale 2021 (dopo l’aussie McKeown) ed è candidata a una medaglia nella finale degli amati 200 dorso di sabato 31 luglio. Fra le punte di diamante della spedizione azzurra, ha sbancato i recenti Europei di Budapest con cinque medaglie e il titolo-bis sulla distanza preferita.

Ma il ritratto della nostra icona del dorso non può prescindere dai tormenti del passato. Dalle battaglie con l’ansia, da quell’Olimpiade di Rio acciuffata per i capelli. Sì, perché Margherita aveva esibito spessore internazionale già ai Mondiali di Kazan 2015, mancando di poco la finale. Ma sei all’Aniene, sei a Roma. Sei fra le promesse dell’Italnuoto.

Così le aspettative aumentano e possono insidiare la mente. Prima di Rio, fallisce più volte il pass a cinque cerchi. All’Europeo di Londra, cicca clamorosamente la virata. Sì, un fatto di testa. E il canovaccio, complice qualche guaio fisico, non muta l’anno successivo.

Andrea Staccioli / Deepbluemedia / Insidefoto

La rinascita sarà nel 2018: il record italiano strappato ad Alessia Filippi, l’idolo con cui è cresciuta; l’oro ai Continentali di Glasgow. Sì, Marghe s’è ritrovata. E, qualche mese dopo, decide di raccontare sul blog “The Owl Post” il suo percorso interiore. Le aspettative che diventano «paracadute che frena», ma soprattutto l’ansia che t’assale «sotto forma di attacco d’asma, paralizzando il respiro».

Senza contare «la fame insaziabile e nervosa che porta a mangiare per ore», senza scordare la sensazione da «portabandiera unica e fragile di chi investiva qualcosa su di me e sui miei risultati: tempo, denaro, affetto». Emblematico quanto accade all’Europeo in corta di Netanya 2015: «In camera di chiamata ero così tesa da aver richiesto l’aiuto di un fisioterapista che mi sbloccasse il diaframma». Ma Panziera domerà l’ansia, scaccerà via le paure.

La prospettiva inizia a cambiare con il bronzo ai Continentali in corta di Copenaghen 2017, prima medaglia internazionale della carriera. Poi arriverà Glasgow, quindi la delusione per il quarto posto (aveva il primo crono mondiale stagionale) nella rassegna iridata 2019. Sì, delusione. Perché ormai Marghe è fra le grandi e una medaglia mancata fa notizia.

La sensazione è che l’eccesso di aspettative non le abbia giovato: vecchi fantasmi? La leggerezza con cui ritocca il primato nazionale agli Assoluti 2021 fa capire che la leonessa (il re della savana è tatuato sulla schiena) è tornata. Tanto che ai successivi Europei domina e ora tutti la indicano fra le speranze di medaglia per Tokyo. Dall’Italia la spingerà il tifo della famiglia, del moroso Alessandro Baffi (pure lui dorsista) e dal cane Argo (barboncino nano).

LA SCHEDA

Nata a Montebelluna 25 anni, dorsista regina d’Europa

Margherita Panziera, dorsista dell’Aniene e Fiamme Oro, è nata a Montebelluna il 12 agosto 1995. Cresciuta al Montebelluna con Bane Dinic, dall’autunno 2014 è seguita all’Aniene dal tecnico Gianluca Belfiore. La distanza del cuore sono i 200 dorso, di cui ha fatto incetta di titoli tricolori: il primo con “le grandi” è agli Estivi 2014 a Roma.

Al netto dei Mediterranei 2013, la prima esperienza con la Nazionale senior coincide con i Mondiali di Kazan 2015: semifinalista sui 200 dorso. Distanza che la porterà sul tetto d’Europa a Glasgow 2018, bissando poi l’oro (con altri quattro podi) ai recenti Continentali di Budapest. Già olimpica a Rio, il suo primato nazionale è 2’05”56. 

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