Crisanti: “Terza dose per tutti se non vogliamo finire come la Gran Bretagna”

“La situazione nel Regno Unito dimostra che l'emergenza non è finita”. Su chi non vuole vaccinarsi: “Se quella del vaccino diventa una fobia è un problema che ci dobbiamo porre come società. Poi ritengo che sia sorprendente che si abbia più paura del virus che dell'ospedale, per questo dico che può diventare una fobia”

PADOVA.  «Se non vogliamo che accada quello che stiamo vedendo in Gran Bretagna, la terza dose di vaccino anti-Covid dovrebbero farla tutti. La situazione nel Regno Unito dimostra che l'emergenza non è finita.

In assenza di protezione il virus si diffonde anche con una notevole copertura vaccinale». A dirlo Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell'Università di Padova.

Sulla terza dose «c'è un'indicazione di opportunità - continua - perchè sappiamo che la protezione dopo 6 mesi scende in modo significativo, quindi tutte le persone vulnerabili e il personale sanitario dovrebbero farla il prima possibile. Poi c'è un'esigenza di sanità pubblica, perché la maggior parte delle persone dopo 6 mesi dalla seconda dose diventa molto più suscettibile a trasmettere la malattia e in alcuni casi anche ad ammalarsi, quindi la terza dose deve essere contemplata come un vero e proprio programma di sanità pubblica a lungo termine».

Se ci si pone «l'obiettivo di proteggere subito fragili ed anziani - prosegue Crisanti - è chiaro che va fatta subito a queste due categorie. Se invece l'obiettivo è quello a lungo termine di bloccare la trasmissione, e continuare ad avere una vita come questa, senza le preoccupazioni che ha in questo momento la Gran Bretagna, è chiaro che va fatto a tutti».

È probabile che ogni anno, conclude Crisanti, «bisognerà ripetere la vaccinazione. Io penso che si dovrà raggiungere un equilibrio a livello di popolazione tra persone vaccinate e persone guarite che bloccano la diffusione del virus. Eliminare completamente un virus che si è stabilizzato è praticamente impossibile»

CHI HA PAURA DEL VACCINO NON E’ UN NO VAX

«Ormai ci sono solo persone che hanno paura del vaccino, l'aspetto ideologico viene strumentalizzato da pochi facinorosi. Noi però ci dobbiamo mettere in testa che esistono i fragili da un punto di vista fisico ma anche i fragili da un punto di vista psicologico: quest'ultima categoria non va etichettata come 'No vax', ma va capita. Se ho paura dell'aereo, sull'aereo non salgo: stessa cosa per i vaccini».

Lo ha detto Andrea Crisanti, professore di Microbiologia all'Università di Padova, in occasione del convegno sul tema 'Frontiere dell'era Covid e sanità del futurò, in corso a Firenze. «Se quella del vaccino diventa una fobia - ha aggiunto - è un problema che ci dobbiamo porre come società.

Poi ritengo che sia sorprendente che si abbia più paura del virus che dell'ospedale, per questo dico che può diventare una fobia». Crisanti ha risposto anche a chi gli chiedeva se la pandemia fosse sotto controllo: «L'unica cosa - ha affermato - che tiene l'epidemia sotto controllo sono i vaccini.

Noi in questo momento abbiamo un virus con un indice di trasmissione paragonabile a quello della varicella, quindi elevatissimo: se questo virus fosse stato il primo a colpirci avremmo parlato di 600mila morti. È un virus pericolosissimo, ma ora è tenuto a bada dalla vaccinazione».

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