Oldani, vince a Genova poi alza un polverone ipobarico

Oldani batte Rota e l'olandese a Genova

Va in fuga, esulta, piange poi lancia il sasso nello stagno «Allenamenti nelle tende ipobariche? O tutti o nessuno»

GENOVA. Chissà che ricetta abbinerebbe il suo conterraneo e omologo chef Davide Oldani al suo primo successo di peso in carriera, nientemeno che la dodicesima tappa del Giro d’Italia. Perché Stefano, milanese come il noto chef, che nel 2013 cucinò con i grandi campioni alla presentazione del Giro 2013, ieri ha spadellato un piatto stellato nella Parma-Genova, una cavalcata a velocità folle tra Pianura Padana, appennino e mare. Un piatto saporito e fresco, un bel pesto alla genovese, con però un paio di retrogusto amari, persino indigesti per qualcuno.

Le lacrime di Stefano Oldani dopo il traguardo

Andiamo per ordine. Gli ingredienti erano obbligati: via ad alta velocità, corsa nella corsa in testa per cercare la fuga. Prima ora: 54 km/h di media. In ventidue se ne vanno, su tutti il solito Mathieu Van der Poel (Alpecin) e il Bora Wilco Kelderman, uno che, zitto zitto, provava a rientrare in classifica e alla fine ci riuscirà guadando 9 minuti (ora è a 2’’51”). Primo retrogusto amaro: il passaggio, toccante, sul Passo del Bocco, dove nel 2011 morì Wouter Weylandt.

Poi la rotta verso il mare con altre due salite. Sulla prima, la Colletta, se ne vanno in tre, un olandese Gijs Leemreize (Jumbo) e due italiani Lorenzo Rota (Intermarché Wanty Gobert), e Oldani che in realtà lavora per il compagno Van der Poel, che cede. Se la giocano in tre quando il gruppo a Genova entra in autostrada per percorrere il nuovo Ponte San Giorgio, il dopo Morandi. In mezzo, però, 43 morti.

Il passaggio al Comitato delle vittime è andato indigesto: altro che festa là sotto morte 43 persone. Finale, dolcissimo per Oldani, che usa l’esperienza giovanile al velodromo di Busto Garolfo e batte in volata Rota e l’oranje. «Ho pianto, sembra incredibile ma ce l’ho fatta. Lo chef? Non sono suo parente, non so cucinare, mi accontento di una pizza».

Il ricordo di Weylandt

Poi la bordata: «Corro all’estero, i miei colleghi si allenano con le tende ipobariche, tutti ormai le usano, ma in Italia questo tipo di allenamento è vietato perché considerato doping. Io così, per essere al loro livello, devo andare ad allenarmi in altura, da solo facendo grandi sacrifici». Avrà anche ragione, ma già a sentire, o ri-sentire, di diavolerie del genere altra indigestione.
Meglio, molto meglio, voltare pagina. Classifica generale: Juan Pedro Lopez (Trek) guida sempre la corsa, ma i big hanno dormito facendo rientrare Kelderman in classifica.

Il passaggio del gruppo sul Ponte San Giorgio a Genova

Venerdì 20 maggio a Cuneo torneranno forse i velocisti, da domani a Torino finalmente si scomoderanno i big. Finale con bella notizia: giovedì sera sera a Cuneo prima in Italia per Egan Bernal, maglia rosa 2021, dopo il pauroso incidente in Colombia: «Tifo per Carapaz e tornerò al Giro per vincere». Lui almeno a tremila metri in Colombia non ha bisogno di chiudersi in quelle diavolerie.

a.simeolimessaggeroveneto.it

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