Demare vince, Bardet si ritira: le due facce della Francia al Giro

Lo sprint di Arnaud Demare che batte Bauhaus (a sinistra) e Cavendish

Finale thrilling a Cuneo: volatona della maglia ciclamino, che così fa tris Ma la corsa rosa perde un grande protagonista

CUNEO. Le due facce della Francia, una triste, l’altra felice. Il Giro è anche questo. Ci perdoni il vincitore della tappa di Cuneo, la città dei Bersaglieri che qui stanno festeggiando la 69ª adunata, ma nell’economia della corsa rosa pesa molto di più quello che è accaduto venerdì 20 maggio  sulla strada da Sanremo a Cuneo, a poco più di cento km dalla fine. Una giornata tranquilla per gli uomini di classifica s’è trasformata in un calvario per Romain Bardet (Dsm), alla partenza quarto a 14” dalla maglia rosa Juan Pablo Lopez (Trek). Il 31enne francese, due volte terzo al Tour ha detto basta, piegato da guai di stomaco che s’è scoperto gli avevano fatto soffrire le pene dell’inferno già nella frazione di Genova.

Bardet, amaro addio al Giro

Si è fermato sul ciglio della strada, poi è salito in ammiraglia. Piangendo. Sul Blockhaus aveva dimostrato di avere la salita per amica come ai bei tempi.

E sabato 21 maggio a Torino, in una tappaccia attesa dall’inizio del Giro, mancherà là davanti sua maglia nero-blu. Cambierà qualcosa negli equilibri lassù dove si sogna la rosa? Cominceremo a vederlo nei 147 km senza un attimo di respiro con Colle di Superga e Maddalena da scalare quattro volte nel circuito finale. Strade strette, salite, discese (a proposito, attenzione a Vincenzo Nibali, avrà anche 37 anni il capitano dell’Astana, ma sembra stare benone). Farà caldo. Caldissimo. La maglia rosa Lopez dovrà superarsi per tornare sul podio a fare festa.

E il gruppo avrà gambe pesanti dopo la tappa di Cuneo. Perché dal colle di Nava quattro fuggiaschi Nicolas Prodhomme (Ag2r), Julius van den Berg (Ef), Pascal Eenkhoorn (Jumbo) e Mirco Maestri (Eolo) hanno fatto penare le squadre dei velocisti costrette a spremere a dismisura tutti i loro uomini.

Demare stremato all'arrivo di Cuneo

L’ultimo ad arrendersi è stato il suzzarese d’adozione Maestri. A 400 metri dall’arrivo s’è visto sfrecciare Arnaud Demare (Groupama) che ha vinto quasi infilzato al fotofinish dal tedesco Phil Bahhaus (Bahrain) con un gran colpo di reni. Poi Fernando Gaviria (Uae), ancora battuto e Mark Cavendish (QuickStep). Quindi il vincitore di Reggio Emilia, il padovano Alberto Dainese (Dsm), 5°, e nei primi dieci anche Giacomo Nizzolo (Israel) e l’altro veneto Andrea Vendrame (Ag2r).

I quattro fuggitivi hanno creduto a lungo nell'impresa


«Sono strafelice, è stato difficile riprendere i fuggitivi: voglio portare la maglia ciclamino a Verona, ma non sarà facile», ha detto il francese. Ottavo successo al Giro per lui, può fare poker, ma gli resta solo Treviso. Ha regalato un sorriso, è vero, ma non ha salvato la giornata nera ai francesi.
La campagna d’Italia non si tinge di rosa per loro dal 1989, vinse il compianto “professor” Laurent Fignon. Bardet, idolo di una nazione per il modo di correre, respinto più volte dalla maglia gialla, voleva provarci con la rosa rosa. E stava andando forte. Peccato.

a.simeolimessaggeroveneto.it

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