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Belluno, De Carlo (FdI) rieletto al Senato, alla Camera avanti la Bisa (Lega)

Il tonfo della Lega, Bottacin: «Ora basta commissari, si riparta dalla base»

Irene Aliprandi
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

La sua voce è tesa, concentrata, ben lontana dai toni di chi sta festeggiando. Eppure, Luca De Carlo ne avrebbe più di un motivo perché il centrodestra ha vinto le elezioni, il suo partito - Fratelli d’Italia - è il più forte in assoluto e lui tornerà a Roma da senatore. Non serve attendere la fine delle operazioni di spoglio: quando sono stati conteggiati i voti di 450 sezioni su 1.065, il vantaggio del sindaco di Calalzo appare incolmabile: oltre il 58% dei voti contro il 22 del suo rivale diretto, Paolo Galeano. All’alba, con solo quattro sezioni mancanti,  De Carlo è al 57,40% contro  il 22,31% di Galeano. Non è da meno la deputata leghista Ingrid Bisa: al traguardo del 20% delle sezioni conteggiate, con il 56% dei voti validi ha la rielezione in tasca, Maria Teresa Cassol non arriva al 24.Quando mancano due sezioni all’appello, Bisa è al 55,05% contro il 24,25 di Cassol.

De Carlo: "Il voto di FdI ci insegna che il lavoro paga sempre. Ora abbiamo una grande responsabilità"

Vittoria ampia, ma fino a quando i risultati non saranno consolidati, De Carlo non intende concedersi un brindisi: «Festeggerò dopo, adesso devo restare concentrato», dice il sindaco di Calalzo e coordinatore regionale FdI, mentre guarda le prime proiezioni dalla sede di Mestre e i voti reali che le confermano. «Mi sembra che si possa dire che il centrodestra ha fatto un buon risultato e che Fratelli d’Italia è andato molto bene, ma attendiamo i risultati reali e l’attribuzione dei seggi. L’attesa è ancora lunga. Per la mia rielezione sono contento, ormai non ci sono dubbi, e sono consapevole di aver fatto un gran lavoro. Sono stati anni impegnativi, ma siamo cresciuti molto e questo non è frutto del caso, ma di un percorso serio».

Soddisfatto anche Filippo Osnato, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia: «È evidente che passare dal 4,3% al 20-24% ci rende felicissimi e ci fa capire di aver lavorato nella giusta direzione», osserva Osnato, in attesa dei dati reali.

Il tonfo della Lega, invece, era ampiamente annunciato ma il rumore del botto è stato ugualmente molto forte: «Il risultato, per usare un eufemismo, non è stato dei migliori», osserva l’assessore regionale leghista, Gianpaolo Bottacin. «Dobbiamo prenderne atto e, come ho detto in tempi non sospetti, quando sei commissario sei legittimato a decidere anche da solo e senza tener necessariamente conto della base. Ma questo implica che se le cose vanno bene, il risultato è tutto tuo, mentre se le cose vanno male la responsabilità è tutta tua. Io mi sono iscritto alla Lega Nord nel ’92 per il federalismo e l’autonomia. Il fatto che in Veneto molti nostri vecchi elettori abbiano votato per FdI», sottolinea ancora Bottacin, «significa che su questi temi non risultiamo essere più credibili. Di questo bisogna prendere atto. Molti veneti non ci individuano più come il sindacato del nord e del Veneto, i difensori dell’autonomia. Questo ha portato disillusione. Credo che serva una svolta immediata se non vogliamo consegnare anche la Regione a FdI. Credo che siano stati compiuti molti errori e, parlando della mia provincia, un errore drammatico è stato quello di non candidare nessun bellunese in questa tornata elettorale», rimarca l’assessore.

«Ne pagheremo le conseguenze per anni perché a Belluno la Lega scomparirà per anni sui temi nazionali e il malcontento della base è alto. Credo che sia necessario avere da subito un segretario nazionale (cioè regionale) eletto dai militanti, non un commissario nominato dall’alto. Serve subito il congresso della Lega del Veneto. Di fronte a un risultato elettorale del genere», è il grido d’allarme conclusivo di Bottacin, «siamo in una fase emergenziale e bisogna agire subito, non c’è più tempo per i congressi di sezione e quelli provinciali. Siamo in emergenza e serve un segretario della Liga Veneta legittimato subito. In un partito autonomista deve essere dato spazio alla base, ai militanti, e deve essere ripristinata la democrazia interna da subito».

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