Schillaci e Tacconi giocano per aiutare Insieme si può

Serata benefica al Dolomiè Casoni con i due ex juventini, raccolti 540 euro Il portiere canta Fausto Leali. L’attaccante scherza: «Basta con Notti magiche»

BELLUNO. Da una parte le grandi mani che hanno protetto la porta della Juventus nella notte del trionfo in Coppa Intercontinentale a Tokyo e poi in tutto quello che si poteva vincere a livello di club, passando per molti scudetti, una Coppa del Coppe e per quella maledetta notte dell’Heysel. E dall’altra gli occhi simpatici e spiritati del Totò nazionale delle notti magiche di Italia 90.

Il tutto per una giusta causa, condito anche da alcuni siparietti simpatici. Un centinaio di persone (tra cui una folta rappresentanza dello Juve Club Belluno Pavel Nedved) per la cena benefica organizzata al Dolomiè Casoni da Gennaro Longobardi, che ha avuto come ospiti d’onore due miti del calcio italiano come Stefano Tacconi e Salvatore “Totò” Schillaci. I due ex bianconeri, arrivati a Belluno a titolo gratuito, hanno aiutato a raccogliere 540 euro, donati subito in serata nelle mani di Nicola Giaffredo di Insieme si Può.  

E non si sono limitati al ruolo di semplice comparsa, con Tacconi salito sul palco a cantare ”Mi manchi” di Fausto Leali e con Schillaci che finge di autopugnalarsi, quando ascolta per la decima volta le note di Notti Magiche di Bennato e Nannini, una canzone che ha sentito chissa quante volte nella sua vita, ma che resterà per sempre il suo marchio di fabbrica.

E prima di arrivare ai Casoni, si erano fermati al Bar Viola di Ponte nelle Alpi, dove “Muflò” aveva organizzato un brindisi per i clienti del suo locale insieme ai due calciatori.

Non c’era una scaletta definita per la serata, con i due calciatori che hanno preso a turno il microfono, regalando anche alcune chicche.

«La prima Juve in cui ero insieme a Schillaci aveva Zoff allenatore – dice Tacconi – ed era un gruppo incredibile. Poi in estate arrivò Maifredi e in in cinque minuti rovinò tutto. Un tecnico incapace, a lui lo dico sempre quando lo incontro».

«Nel mio piccolo ho fatto qualcosa anche io con la Juve e ringrazio Tacconi che mi ha fatto vincere qualcosa - scherza Schillaci, che poi torna serio - ero juventino fin da bambino e indossando quella maglia ho coronato un sogno, anche perché ho una storia che parla da sola. Il calcio in gioventù ti toglie qualcosa, ma ti dà molto. Ora noi ex juventini giriamo il mondo con la squadra Legend, anche se devo ammettere che siamo… più bravi a tavola che in campo».

A Tacconi brillano gli occhi quando parla della sua Juve più forte. «Ho giocato con campioni incredibili. Cito per primo un uomo come Scirea, poi Cabrini, Tardelli e Platini solo per fare qualche nome. Sono in una della stelle allo Juventus Stadium e ne sono orgoglioso. Quando morirò credo che molti si ricorderanno di quello che ho fatto».

Poi svela un progetto. «Compirò 60 anni il 12 maggio e sto organizzando una partita benefica, con molti miei amici, il tutto per aiutare i terremotati del Centro Italia. Sono umbro di Norcia ed ho giocato ad Arquata, un paese che ora non c’è più».

Non solo calcio però. E Daniele Giaffredo, da juventino dichiarato, è quasi commosso quando ringrazia i due campioni per la presenza, prima di tornare serio e spiegare che i soldi andranno per un progetto che aiuta le famiglie bellunesi in difficoltà che, come dice «va al di la dei soliti progetti di Insieme si può e va nel nostro territorio. Aiuterà dei bambini a pagarsi la scuola, delle famiglie a pagare il riscaldamento e delle spese alimentari. Non è elemosina, è un tentativo di fare un futuro a queste persone».

Attilio De Col

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